Da Jack White è vietato il telefono

se ho capito bene, jack white (ex white stripes e molto altro) ha chiarito fin dall’acquisto dei biglietti che al suo spettacolo/concerto non è possibile portare cellulare. cioè non si possono fare video e foto della serata. più o meno, il testo dice così:

questo è uno spettacolo senza telefono. strumenti per fare foto, video o registrazioni audio non sono permessi. pensiamo che ti godrai molto di più la serata se stai lontano dai tuoi giocattoli per un po’ e ti immergi nell’esperienza musicale e condividi l’amore per essa DI PERSONA. all’arrivo al locale, tutti i telefono e altri aggeggi per catturare foto e video saranno messi al sicuro in un sacchetto e saranno bloccati fino alla fine dello show. ti terrà il sacchetto al sicuro con te durante il concerto. se ne avrai bisogno potrai portare il sacchetto in apposite zone identificabili nella sala o nei corridoi. per chi vuole fare un po’ di post sui social, permettici di aiutarti. il nostro fotografo ufficiale posterà foto e video dopo lo spettacolo sul sito jackwhiteiii.com e sul nuovo account instagram jack white live. potrai ripubblicare queste foto quanto vorrai e goderti un momento senza il tuo telefono. un’esperienza umana al 100 per cento.

detto che è diritto di jack white di chiedere o ottenere uno spettacolo come pare a lui, mi sembra tutto molto chiaro e limpido. per quanto io credo possa essere uno strumento di marketing per i giovani artisti avere qualcuno che fotografa e riprende, capisco anche che un artista affermato possa decidere l’esatto opposto. simile l’esperienza l’abbiamo avuta a paisley park (gli studi di prince ora diventati un museo). all’entrata il telefono viene inserito in un contenitore felpato, che può essere aperto solo all’uscita del museo. la situazione è nuova da vivere, siamo troppo abituati a controllare il cellulare ogni 10 secondi, che non averlo più tra le mani fa strano, ma aiuta anche il rapporto con gli altri; nei musei e nei concerti ci si disturba l’altro cercando di fotografare di tutto. ricordo che all’ultima visita di Brera, abbiamo partecipato a una breve presentazione di un quadro, e, malgrado ci fosse abbondantemente vietato fotografare, la nostra guida è stata interrotta da un maleducato turista straniero che voleva fotografare il quadro. fotografie che raramente vengono bene, ma che servono solo ad arricchire i produttore di memorie e di chiavette usb.

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non so cosa mi abbia preso, ma reduce dal classico periodo dei buoni propositi di inizio anno, continuo a scrivere post. forse lo faccio apposta per disturbare il mio sistema nervoso simpatico (cioè quello che fa funzionare il corpo senza che noi lo vogliamo). sta di fatto che sono in vena di scherzi, tipo aumentare il prezzo della benzina nei cartelli della provincia milanese. una volta ero lì con una orfei, il ministro dello sviluppo economico e il centrocampista del lanerossi vicenza quando ci giocava paolo rossi. siamo lì che parliamo quando al ministro viene in mente che ha lasciato accesa la ciabatta del computer e c’ha detto: devo andare prima che l’enel mi fattura con il contratto del mercato libero. va pure, ho detto io, che tanto siamo vicini alla stazione di servizio e l’elefante dove è seduta una orfei ha la proboscide pronta per noi. arriva quello del vicenza e dice: devo andare anch’io che paolo rossi stasera è in televisione a dire che ai mondiali del 1982 il rigore alla germania doveva tirarlo ciccio graziani. vai pure anche te, ho detto io, che quando arriva il presidente dell’assobenzinai gli chiedo se il gas è già stato regolato. rimaniamo io, l’elefante e l’orfei. l’elefante ha l’abbonamento a spotify, non quello che costa nove e novanta nove, però. ne ha uno specifico per gli animali che lavorano negli zoo. i primi trenta giorni sono sempre gratis, ma poi si vede se la tigre è ancora viva, oppure no. io rimango impassibile quando la orfei mi spiega che la musica sta cambiando. e non possiamo farci nulla.

Fine 2017 Inizia il 2018: due righe

Nel mese di gennaio ero partito bene con il mio blog; volevo mostrare come funzionavo internamente e per la prima volta ho pubblicato un brano proveniente dalla mia Cantina, che se fossi stato un americano come Prince l’avrei chiamato il Vault. A proposito di Prince, Italian Jam ha sempre nel cuore il musicista di Minneapolis e infatti ci sono un buon numero di articoli a lui dedicati. Purtroppo però nella famiglia di Prince, il 2017 è stato un altro anno che ci ha portato via un grande musicista. John Blackwell. Nel 2017 mi sono lanciato nelle interviste; ad agosto la madre di tutte le chiacchierate all’autore della migliore biografia su Prince cioè Matt Thorne.  Il 2017 è stato anche l’anno delle mostre d’arte recensite. A partire da Keith Haring, forse la migliore dell’anno, poi Kandinskji al Mudec.

Nel 2018 vorrei parlare sempre di più di songwriting, cioè dell’arte di scrivere canzoni; nel 2017 mi è piaciuto dare qualche suggerimento con “come vincere la crisi del foglio bianco”  oppure l’analisi della musica di Lorde. Anche la bella intervista a Jenni la cantautrice mantovana è densa di suggerimenti molto interessanti. Nel frattempo, sto scoprendo il piacere del vinile, pubblicando (anche su instagram) le foto e le recensioni di dischi che possiedo, come Sono Solo Canzonette di Bennato, Jazz dei Queen e Live in USA della PFM. Per quanto riguarda la mia musica su Youtube potete vedere il mio primo video. Si tratta della versione acustica del brano “E’ Già Mattina”, illustrato, come al solito, dai disegni di Veci. Fino ad oggi ha, come dire, misteriosamente avuto 93 visioni.

Cosa ho imparato da questo 2017?  L’autenticità. Non fatevi ingannare dai social, da ‘sti cazzo di influencer che tra 5 saranno spariti o dai talent della televisione (altri luoghi dove si producono solo giovani vecchi). Qualsiasi lavoro facciate concentratevi sull’autenticità. Siate sempre voi stessi, anche nel prodotto che fate. L’ha detto uno con i controcoglioni come Bob Lefsetz.

Nello stile dell’ebook che sta distribuendo gratuitamente Good Morning Italia, ho pensato che fosse interessante rivedere il 2017 e fare due o tre ipotesi per il 2018. Nelle classifiche il 2017 è stato l’anno di Ed Sheeran, di J-Ax e Fedez e di Despacito. È stato anche l’anno del sindacalista Gabbani e la sua Occidentali’s Karma, che a ridosso di Sanremo era primo tra i singoli. Internazionale.it ha elencato i migliori album italiani e stranieri del 2017. Il 2018 che ci aspetta sarà segnato dal solito Sanremo, che quest’anno pare essere destinato a un successo senza precedenti, con Baglioni alla regia, tre quinti dei Pooh formato XXL e una folta truppa di scappati dalle case dei talent, mentre tra i giovani candidati alle nuove proposte ho sentito le canzoni più brutte degli ultimi 10 anni. Ci sono altri appuntamenti, per fortuna, che tornano regolamente come i Proms della BBC a Londra. Qui per vedere i 20 momenti da ricordare dell’edizione del 2017. Poiché qui parlo ogni tanto di cinema, ecco i 13 film sottovalutati nel 2017 secondo Variety. Oppure i 10 da rivedere secondo Artlife. E i 10 migliori. Mentre per quanto riguarda la fotografia, qui le 17 più popolari dell’account di Instagram di Worldphoto. Per il resto, All Music già inizia a elencare le uscite italiane previste nel 2018. Naturalmente, ci sarà tanta musica già sentita, rivista e corretta. Bennato, per esempio, pubblicherà un Burattino Senza Fili Legacy Edition, mentre Giorgia e Carmen Consoli usciranno con due live. Sul piano internazionale, o americano, NME fa un po’ di ipotesi per il 2018 come il nuovo album di Jack White, di Craig David, mentre wikipedia ha una pagina dedicata. Mentre pare che la prossima stagione della Scala sarà inaugurata con Verdi. Una sicurezza nella vita c’è: Mariah Carey che tutti i natali torna in classifica con la sua All I Want For Christmas Is You (‘sta settimana è al decimo posto).

Difficile prevedere cosa accadrà nel futuro della musica. Il blog Ornitorinco Nano c’ha provato con “28 Tesi Sulla Musica Del Futuro (Tutte Da Dimostrare)” , articolo per verità nel 2016. L’articolo (giustamente) fa l’apologia delle playlist. Noi, inteso come autori, prepariamoci a produrre sempre più singoli. Questo articolo (del 2015) invece fa 5 ipotesi per il business musicale, provenienti da chi ci lavora nel music biz. Per esempio, Don Gorder della Berklee College of Music dice che “the vast majority of musicians will have to achieve success on their own” che tradotto significa che la maggioranza dei musicisti raggiungerà il successo con le proprie forze. A lui questo fa piacere perché la Berklee organizza ottimi corsi, anche online, per musicisti solitari. Altre previsioni interessanti in questo articolo: 10 Ways Music Will Change in 2017. Qui si dice che la musica sarà sempre più esperienziale (traduzione un po’ rough…). Per chiarire: pare che nel 2016 la Heineken  aveva pubblicato un piano per una campagna chiamata “Takeover”, che avrebbe permesso a chi indossava delle wrist-bands, cioè i braccialetti, con il maschio Heineken di controllare la musica dei DJ ai festival. Interessante, vero? Infine, un articolo dedicato a chi farà il creativo. Anche il musicista. Secondo questo articolo di Todd Brison intitolato “Creative People Won’t Survive the Future Without Doing These 3 Things” (cioè “le persone creative non sopravviveranno in futuro se non faranno queste 3 cose”) le 3 regole sono: “Build your ideal environment to create” (costruisciti il tuo ambiente ideale per creare), “Find and solve problems” (trova e risolvi problemi) e “Sell your art” (vendi la tua arte).

A proposito di Prince

Eccolo il capitolo dedicato a Prince. Per me è un po’ come ripartire dalle basi. Un ottimo regalo è stato il libro fotografico di Afshin Shahidi intitolato “a private view”. non è il primo libro che è uscito dopo il 21 aprile, ma questo mi sembra quello fatto con più cura. Se lo volete acquistare, il link lo trovate qui a fianco. e se lo acquistate attraverso questo link date una mano anche al mio sito. Prince mi ha portato anche una grande amicizia, il pittore e musicista Mark Balma. L’abbiamo conosciuto un anno fa Minneapolis. Siamo tornati quest’anno e lui ha prodotto un nostro brano. Per uno come me che nella vita ha fatto collezione di no è stato un risultato insperato. Esaltante.

Sono un uomo che ha visto internet negli anni novanta. non era un luogo di culto, non era un luogo di riassunti, non era un luogo di discussioni. Ci serviva per scappare di casa, a noi nerd. Il tuo corpo era fermo,  ma vivevi in una realtà parallela. Internet dava una sensazione irreale. Ora internet è un protesi della realtà. anzi la realtà è una protesi di internet. Le cose rimbalzano e anche se non te ne frega nulla, ma devi dire la tua così fai parte del flusso. Poi arrivo quallo che internet l’ha ucciso nella culla per difendere il digitale terrestre. Che coraggio. come ogni settembre avrei voluto partire con un nuovo taglio per questo luogo, ma la scelta migliore è uscire dal passato. Uscire da facebook e dai suoi “mi piace”. Uscire da twitter e dai suoi follow me follow you. E’ il caso di pubblicare le proprie foto sui social network? girando un po’ di siti, di pagine, di facebook, sembra che oramai non ci esista più alcun remora nel pubblicare le proprie foto o quelle dei propri figli su internet. Arrivo da un internet degli anni 90. non credevo fosse necessario rappresentare se stessi sulla rete, ma piuttosto una rappresentazione della personalità, anche alternativa alla realtà. Mostrarmi in pubblico mi rende nudo? Mi rende leggibile? E mi sento troppo scoperto?

C’è questa canzone che arriva dal 1998. si chiama “l’ultima canzone”. l’ho scritta alla fine di una storia. una storia che era iniziata nella mia testa e nella mia testa è finita.

non parlare perché mi fa male

riascoltare i brani del 1997 (qui la playlist) è stato uno spasso e un’emozione. allora ero (più o meno) a metà del guado tra i 20 e i 30 anni. non so per gli altri com’è (stato) quel periodo, ma per me fu difficile. credi di avere un metodo per vivere una vita, ma ti scopri senza alcuno strumento. confuso. spesso in apnea, ho perso gran parte del mio tempo.

tornando alla playlist, devo ammettere una certa predilezione per tre artisti: will smith, jewel e i no doubt. l’album di will smith fu uno dei pochi (insieme ai jamiroquai) a rimanere per anni nel mio caricatore di 6 cd che allora avevo in auto. jewel la vidi in concerto a zelig (il locale di viale monza). diverso il discorso di don’t speak, il brano strappalacrime dei no doubt, che fu un colpo di fulmine. la melodia, il video e la voce di gwen sono impossibili da dimenticare. in seguito (1999?), come in un sottile filo (il)logico, i no doubt avrebbero collaborato con Prince, tipo una jam session. e allora, pensai, avevo ragione io.

tornando a don’t speak, il video è abbastanza chiaro. la storia d’amore è quella tra la cantante e il bassista. stupidamente avevo sempre pensato che fosse stato lei a chiudere la storia con lui, ma, guarda guarda, la canzone parla dell’addio di lui a lei. e l’autrice del brano è proprio la bionda cantante dei no doubt (con il fratello eric). lei racconta in questo articolo:

(prima di rompere con kanal) ero molto passiva, tutto ciò che mi interessava era essere innamorata del mio ragazzo. non avevo alcuna creatività (…) ma dopo la fine della nostra storia ho iniziato a scrivere queste canzoni.

leggendo il testo, ritrovo parole sincere, semplici. la verità è che raccontare nelle canzoni ciò che ci succede, ciò che proviamo e che viviamo ha un valore immenso. maggiore di qualsiasi costruzione o imposizione.

tu e io
stavamo sempre insieme
tutti i giorni insieme sempre
provo davverodi avere perso il mio migliore amico
non ci posso credere
che questo poteva finire
sembra che tu lo stai lasciando andare
e se è reale
beh, non lo voglio sapere

non parlare
so cosa stai dicendo
ti prego smetti di spiegare
non parlare perché mi fa male
non parlare
so ciò a cui stai pensando
non ho bisogno delle tue ragioni
non parlare perché mi fa male

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c’è stato un passo indietro nel rapporto con mio f, probabilmente è stato l’acquisto dell’auto, cioè non mi aspetto di ricevere la sua. questo potrebbe significare il rimandare per il discorso della casa. un primo passo per l’indipendenza sarà sicuramente la libertà di utilizzare l’auto quando mi pare. forse più avanti prenderò un appartamento in affitto, magari a c, sarò vicino al lavoro. sicuramente non prima del 2002. non voglio scoprirmi su tutte queste cose, al mia emancipazione deve partire anche da questo. tutti saranno contrari se deciderò di prendere un appartamento in affitto, ma ci sarà qualche passo da fare. l’atteggiamento di mio f è un grosso punto di domanda per me. non riesco a capire se mi sta attaccando o se è sulla difensiva. più la situazione è così, e più io sbaglio le parole e mi trovo a dire della cose che lui immediatamente mi corregge, o mi riprende negativamente. non ce la faccio a costruire un rapporto normale alla pari, non dico di amicizia, ma almeno alla pari. sono sempre indietro. il messaggio che mi arriva da lui è: tu mi 6 inferiore. finalmente l’ho detto. mi dispiace, ma le cose stanno sicuramente così. non posso fare altro che continuare nella mia politica, la stessa che uso con i miei, cioè dire “è un problema sua”. non posso fare altro. oggi ho raccontato a d ciò che mi ha detto sabato sera g (esco sempre con te, vorrei vedere gente nuova) è rimasto letteralmente senza parole. g non mi si rende conto di come stanno le cose, vive nel suo mondo, che nessuno gli deve toccare e se solo glielo sfiori diventa molto permaloso. sre permalosi è segno di insicurezza, lo ero anch’io, ora non lo sono +.

dal mio diario privato (3/12/2001)

1997

a cercare e trovare vecchie cassette; l’antico, ma tanto comodo, nastro analogico sta tornando di moda. beh, ciò che non muore si rivede. oppure, torna sempre quel che se ne va. ed io che faccio parte della generazione x (nati tra il 1963 e il 1980) non voglio fare differenze. che comunque, volevo ringraziare wikipedia:

una generazione di adolescenti che “dormono insieme prima del matrimonio, non credono in Dio, disprezzano la Regina e non rispettano i genitori”

ben detto: sono tutte cose che io ho fatto (o che faccio). tieniti a distanza, però, perché non si sa come va a finire. infatti, tutto è iniziato con l’assenza di tutto, per poi scoprire che uno ha la disponibilità di tante cose, ma non ha il metodo per studiarle, per impararle, per renderle proprie. e come si fa? arrivano gli anni 90 e diventi grande. hai tutti gli strumenti, ma non sai come usarli. nessuno ti ha mai insegnato, ti lasciano con in mano quello che sai, che non è nulla. e ognuno si volta dall’altra parte. perché fate così? allora si cerca la propria intimità e la propria soddisfazione. e fai finta che vada bene anche a te, ma sai che non è quello di cui hai bisogno. sono gli anni 90. nel 1997 io ascoltavo (anche) questa musica.

  1. Mark Snow – X-Files Theme (HQ) MTV
  2. Meredith Brooks – Bitch
  3. No Doubt – Don’t Speak
  4. Will Smith – Just Cruisin’
  5. Patti LaBelle – Flame
  6. Lisa Stansfield – The Real Thing
  7. Jewel – You Were Meant For Me
  8. Will Smith – Men In Black
  9. Spice Girls – Who Do You Think You Are
  10. Toni Braxton – Come On Over Here
  11. Natalie Imbruglia – Torn
  12. Mariah Carey – Honey
  13. Us3 – Come On Everybody (Get Down)
  14. Will Smith – Miami

così, te lo volevo dire. vorrei che questo diventasse un luogo dove lasciare qualcosa a chi verrà dopo di me. perché la fine è vicina. non c’è molto altro tempo. e vorrei che fosse chiaro che gli errori che ho fatto io, o che hanno fatto gli altri con me, non dovreste farli anche voi.

altre mie playlist qui

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a quanto pare, è arrivato il momento di investire in vinile. secondo digital music news )che riporta uno studio deloitte( in 7 anni si avranno ricavi da 1 miliardo di dollari nel vinile. cose grandi per chi fa musica d’autore, per chi suona veramente nei suoi dischi. ed è per questo che io sto producendo musica strumentale. elettronica. fatta con il computer. ma chissenefrega, tanto nessuno l’ascolta. ho mandato un mio brano a un’organizzazione che vuole aiutare gli autori, ma non sono stato accettato nell’enclave. ci riproverò più avanti. anche perché ho letto )sempre su digital music news( 10 consigli per diventare un grande autore. qualcosa prima o poi succederà. intanto, provo a mollare il controllo che esercito per diventare meno ansioso e lasciare che le cose vadano per la loro strada. dicevo, sto producendo nuova musica strumentale e questa è una buona occasione per ascoltarla ad alto volume. perché aggiungo al titolo dal mio diario la parola privato? perché ne esiste un altro non privato? di cosa mi sono privato? mi sono privato del privato?

 

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sono le 11 di sera, un’app mi ha appena detto che c’è stato un terremoto in giappone. pare 7.3. leggo su facebook un sacco di post che parlano di trump. mi sembra che non ci siano altri argomenti. io, nel mio piccolo, sto facendo la mia strada. le casse, i monitor che uso per riascoltarmi sono pieni di rumori di fondo, di fruscio. hanno 20 anni queste casse. hanno tutte le ragioni del mondo a essere sfinite. stessa fine il microfono che ho appena preso su amazon. ha funzionato per qualche mese, ma da poco ha cominciato a disturbare la registrazione della voce. tra poco sarà pronto il primo video di un mio brano, ma io non so come presentarmi, potrei mettermi un casco oppure una maschera. magari la maschera di un politico famoso. ho letto questo articolo Why Some Protests Succeed While Others Fail. l’articolo è un po’ lungo ma spiega che il solo scendere in piazza e protestare non è sufficiente. bisogna inserire la protesta in un discorso più ampio. alla fine dell’articolo ci sono le 3 regole perché la protesta funzioni. nel frattempo, midia (società di analisi in ambito media e tecnologia) ha verificato le sue previsioni del 2016, in attesa di fare quelle per il 2017. le previsioni musicali sono state tutte azzeccate: nel 2016 il digitale raccoglierà più del 50% dei ricavi (le major hanno raccolto il 54% con il digitale); chi rimarrà fuori dallo streaming digitale saranno in pochi (mentre hanno avuto successo le esclusive); spotify sarà il leader nei servizi ad abbonamento (40 milioni di abbonati, contro i 18 milioni di apple music). leggo sempre con interesse gli articoli di lefsetz; ho apprezzato l’incipit di questo articolo: “ciò che un artista fa è dire la verità ai potenti, fanno in maniera che le persone si sentano in difficoltà, e quanto c’è una reazione, sanno che hanno fatto correttamente il loro lavoro.” spesso ci dimentichiamo che l’obiettivo degli artisti è di dire cose scomode. tutti l’hanno fatto. da john lennon con i beatles più famosi di gesù. a proposito di lennon, avete sotto mano la lettera scritta da john a linda e paul all’indomani dello scioglimenti dei beatles? la potete leggere qui. non userò più il piano. non serve a nulla e il mondo si sta evolvendo.

 

Bru

ho vissuto buona parte della mia vita a bruxelles (anche brussels o Bru). la capitale belga è stata (in un primo momento) un viaggio fotografico, poi un corso professionale e poi qualcosa d’altro. ho un pezzetto del mio cuore tra i labirinti con i fumetti di tin tin. l’art nouveau e le istituzioni europee. bruxelles, al contrario di quello che pensano in tanti, è bellissima. un città nascosta, da scoprire. timida e riservata. un po’ come milano. vedere bruxelles sotto i colpi del terrorismo mi ha fatto male.

bruxelles, visto che qui si parla di musica, è un centro musicale all’avanguardia. sarà perché è al centro dell’europa, perché è piena di giovani, in ogni caso, di musica ce n’è molta. per esempio, un locale piccolo ma molto vitale è L’Archiduc. in Dansaert 6. i musicisti suonano letteralmente tra i clienti. tanti giovani artisti, pop, jazz, sperimentali. newsletter regolare che in poche righe introduce a tanta musica nuova. come pianista jazz Eve Beuvens.

passerotto non andare via

nei tuoi occhi il sole muore già

cantava baglioni in sabato pomeriggio, ma questo non è un sabato pomeriggio come quello sulla copertina dell’omonimo album. qui siamo circondati dai grigiori, dalla previgilia di sanremo, dal quasi superbowl, e da altre 2 o 3 cazzate in serie. solo pochi giorni fa, settimana scorsa?, mi domandavo se apple avrebbe davvero aperto un centro di “europeo per le app”. ora che la cazzata è stata sparata, ha avuto il suo spazio sui giornali filo-governativi, si diradano le nebbie e pare chiarirsi la cosa. dopo ricerche inutilmente affannose, via beppe grillo, via melamorsicata, sono finito sul sito di apple italia e ho scoperto che cupertino’s “sosterrà gli insegnanti e fornirà un indirizzo specialistico preparando migliaia di futuri sviluppatori”. quindi, sciapo’ a apple che s’impegna nel sud d’italia, ma la realtà è che (fonte melamorsicata) “Apple finanzierà la formazione di corsi per sviluppatori in una struttura, che probabilmente sorgerà nella nuova area riqualificata di Bagnoli, dove l’Università Federico II terrà dei corsi. È probabile che l’università utilizzi docenti che ha già nel suo organico per gestirli, o al massimo ne assumerà qualcun altro. Inoltre i corsi saranno a pagamento, come quelli universitari, quindi i 600 studenti dovranno ovviamente pagare.” a me, come ad altri, non sembra di vedere l’ombra delle 600 assunzioni, ma possiamo aspettare.

mentre aspettiamo, sono andato a vedere il film con la biografia sul visionario per eccellenza? sì, ma non stiamo parlando di visionari di Međugorje, ma dello Steve Jobs in edizione Aaron Sorkin; incentrato sulle presentazioni di Mac, Next e iMac, questo Steve Jobs ironico, ingenuo e piuttosto rilassato ha il suo fascino. non c’è dubbio, se lui era davvero così (pare che Wozniak abbia collaborato al film) allora si capiscono tante cose del suo successo. il film merita 3 stelle e mezza su 5. da addicted, diciamo.

ieri sera al blue note abbiamo ritmato a tempo con Billy Cobham, il batterista panamense, cresciuto a new york, era a milano per fare tappa al locale jazz dell’isola. bel concerto, raffinato, come non te lo aspetti, a tratti un po’ troppo specialistico. lui picchia sui piatti con ironia e ha al suo seguito 4 musicisti all’altezza. diabolico il bassista Michael Mondesir.