Podcast – Essere fan di Prince

Nella nuova puntata del podcast Italian Jam (ovvero il musicista impazzito) Matteo mi ha interrogato a proposito del mio rapporto con gli altri fan di Prince. La mia passione per Prince nasce all’inizio degli anni 90, ma è nel 2003 che apro un blog dedicato alla sua musica. Da allora, per 10 anni quel blog rappresenterà il mio canale di contatto con altri fan di Prince (italiani). Con Matteo ho provato a raccontare quali sono state le principali occasioni di scambio (o di scontro). E, come mai se dopo 10 anni, decisi di chiuderlo.

Matteo, per interrogarmi, fa spesso riferimento all’intervista a me stesso, il domanda e risposta che potete leggere in qui.

Buon ascolto

Per maggior informazioni scrivimi@italianjam.net oppure su Facebook e Twitter.

Podcast – Interviste a Guitars and Beyond

Terza puntata del nostro podcast. Questa volta due interviste fatte il 27 ottobre 2018 a Guitars and Beyond (www.milanoguitarsandbeyond.it/), la fiera che si svolge al Parco Esposizioni di Novegro vicino a Milano. Qui abbiamo incontrato il liutaio Fabio Cappelletti che ci ha parlato delle sue chitarre. Poi Antonio Siciliano del museo Rec & Play di Sesto S. Giovanni.

Contatti
– Fabio Cappelletti: www.facebook.com/profile.php?id=100005080785984
– Museo Rec & Play: www.recandplaymuseum.it

Clicca qui sotto per ascoltare il podcast.

Per contatti e info sul podcast: scrivimi@italianjam.net.


Podcast – Intervista a Hannah Scott

In questa seconda puntata del nostro nuovo podcast ho conversato con Hannah Scott. Lei è una musicista inglese, che ha vissuto e frequenta l’Italia. Hannah collabora con Stefano della Casa, un musicista italiano, e producono ottima musica d’autore in un ambiente elettronico. Il loro ultimo lavoro si chiama Pieces of the night. Quando mi è capito di ascoltarlo per la prima volta ho trovato un lavoro curato, impreziosito dalla voce di Hannah e dagli arrangiamenti elettronici. Non vedo l’ora di poter ascoltare dal vivo la loro musica, ma per adesso sono contento di aver parlato con Hannah.

Podcast – Puntata 0

Inizio oggi una nuova avventura: il podcast di Italian Jam (ovvero il musicista impazzito). In questo puntata zero potete ascoltare la mia chiacchierata con Matteo. Abbiamo parlato della nostra passione per la musica di Prince e di come questa passione è cresciuta nella nostra vita.

Questo podcast è un esperimento e come tale contiene fin da subito errori. Vi chiedo di ascoltarlo e di farmi sapere cosa ne pensate. Potete scrivere a theitalianjam@gmail.com oppure commentare su Facebook e Twitter.

Grazie

 

#betty playlist

http://bit.ly/2LcIViN

  1. Prince – When Doves Cry (Extended Version) (Official Music Video)
  2. Providence – Ani DiFranco
  3. Depeche Mode – Home
  4. Bluvertigo – L’Assenzio
  5. David Bowie – Loving The Alien
  6. Lenny Kravitz – Let Love Rule
  7. Radiohead – Creep
  8. Franco Battiato – Up Patriots To Arms
  9. Peter Gabriel – Shock The Monkey
  10. Kate Bush – Running Up That Hill

Jay-Z e Beyoncé a San Siro

La mia playlist di Beyoncé: Don’t worry Be Yoncé

6 luglio 2018: San Siro ha ospitato i Carter.

Venerdì sera a San Siro per vedere la coppia d’oro del musicbiz mondiale: Beyoncé e Jay-Z.

Sgombriamo subito tutti i dubbi: il concerto è stato grandioso. Il palco alto più di metà dello stadio (compresa l’amplificazione) è in gran parte occupato da un immenso schermo, sotto la curva rossonera. Due passerelle parallele lunghe fino a centrocampo completano la scenografia. L’impianto d’amplificazione presidia ogni punto occupato dal pubblico. Nella seconda sessione del concerto un’ampia parte del palco si stacca per alzarsi di una decina di metri e scorrere sopra il pubblico lungo le due passerelle. Come un drago sputa vapore sul pubblico. I diversi atti del concerto sono collegati sul grande schermo da un film.

Fermo, immagina…

Loro vestiti da Hollywood, Bronx e Montenapoleone scendono mano nella mano. Lei seria, lui si guarda in giro. Poi Beyoncé inizia a cantare. Un inizio poderoso, vigoroso e intenso. Breve introduzione sullo schermo e si entra subito nel pieno della musica e della vita dei Carter. Nelle cose belle e meno belle. Sì, perché il filo rosso che unisce la musica è la storia tra i due; i tradimenti di lui e il perdono di lei. Una casa brucia; mentre lui la guarda in fiamme lei è disperata si tiene la testa.

Non lo nascondo: mi sono scese due lacrime a vedere uno spettacolo così ben fatto e efficace.

Musicalmente lei occupa lo spazio più melodico e lui quello più misterioso. Dark. Ma capita anche che Beyoncé finisca per entrare nello stile di Jay-Z, con cura e attenzione. I colori della storia sono solo nel film; dal maxischermo la coppia fa bella mostra della ricchezza che indubbiamente possiede. Le canzoni variano tra il grigio e il nero. La conclusione con Forever Young – pessima scelta – ha l’unico merito di portare un po’ di arcobaleno. Provano così a non lasciare il pubblico con un sapore amaro in bocca, mentre tutti ci si muove verso casa con mamma Beyonce che urla: Drive Safe Home.

Per lungo tempo di musicisti non se ne vedono; saranno nascosti dietro al lungo e immenso video che accompagna le performance, penso. Nella tradizione dei concerti “moderni” i musicisti occupano uno spazio impalpabile, perché non ci devono essere altri protagonisti oltre ai Carter. In questi termini il concerto è minimalista. Quando lei si siede per cantare un brano accompagnata da una chitarra acustica, il musicista non si vede. Neppure in lontananza. Quando il palco è tutto per Jay Z, forse l’unico dei due che cerca di colloquiare con il pubblico, la musica si fa più cupa. Lui fa il Gangster nella coppia – mentre lei è la Regina – e occupa il suo spazio in ampiezza. Lei invece si eleva. Qui l’acustica dello Stadio fa il danno peggiore. Le parole di Jay Z e di Beyoncé si trasformano in un lungo parlato incomprensibile e a tratti fastidioso. Non riesco a immagine la bellezza di potere ascoltarli in un luogo adatto ai concerti.

Beyoncé canta accompagnata dalla chitarra. Ma il chitarrista dov’é?

La scaletta (rockol) del concerto non presta il fianco ad alcun momento rock, perché i ritmi hiphop sono l’unica cosa trasmessa. Purtroppo è difficile ascoltare un assolo di chitarra in questi concerti. E’ principalmente lo spettacolo di Jay-Z che ospita Beyoncé. Lei possiede una voce graffiante e grintosa che sta molto bene in coppia con le chitarre distorte. Oppure funziona come soprano. Ma è meglio non prendere il posto del maritino; lui alla fine risulta piuttosto noioso. Esteticamente, sono una coppia imitata; sono decine le ragazze che si vestono e si muovono con libertà e orgoglio grazie a quello sdoganamento dei fianchi che Beyonce (via JLo) ha fatto. L’attesa sotto la breve pioggia (io di grandine non ne ho vista, malgrado quanto raccontato da Rolling Stone) è stata riempita da questa sorta di sfilata. Non ho termini di paragone con altri concerti visti a San Siro, ma ho avuta la netta sensazione che lo spazio occupato dalla produzione andasse oltre la – ampia – disponibilità dello stadio di Milano.

Finisce lo show. Titoli di coda.

Musica: la vera storia (non solo quella di Avicii)

Avicii: True Stories http://bit.ly/2MV9vht su Netflix

C’è stato un momento – tipo 25 / 30 anni fa – quando l’elettronica e la tecnologia hanno cominciato a comandare nel mondo della musica.

Nel fare musica.

Per (quasi) tutti gli anni 80 la musica si era avvalsa dell’elettronica. La batteria elettronica Linn Drum LM-1 (foto sotto) era tanto amata da Prince, perché gli permetteva di fare in fretta: lui aveva un’idea, la registrava e diventava realtà. Realtà = Canzone = Successo = Tanti Soldi (nel caso di Prince).

Linn LM-1 Drum Computer.jpg
Di Ekwatts di Wikipedia in inglese – Trasferito da en.wikipedia su Commons., Pubblico dominio, Collegamento

Stesso discorso il sinth Dx7 della Yamaha (foto successiva) o il concorrente il D-50 della Roland. Tastiere con una loro personalità. Strumenti che avevano un timbro e un suono nuovo e che hanno caratterizzato quel periodo.

Yamaha DX7 (on stand).jpg
Di Leo-setä – originally posted to Flickr as DX7 synth, CC BY 2.0, Collegamento

Ma questi erano strumenti singoli. Dovevi comunque avvalerti di uno studio di registrazione per integrarli nel resto della canzone. Così come mettevi la chitarra sul nastro, così mettevi il suono della tastiera. Per dirne uno.

Poi sono arrivate le Workstation. Come la Korg M1 (foto sotto). Una tastiera che faceva tutto. O tanto. In primo luogo aveva un buon sintetizzatore, nel caso del Korg M1 era un campionatore, cioè uno strumento che riproduceva suoni e timbri registrati dal vivo. Completato da un sequencer, che era un registratore digitale. Con un solo strumento – relativamente economico – come il Korg M1 avevi la possibilità di fare un brano dall’inizio alla fine. Io l’acquistai nel 1989 (dopo averlo visto in tour con i Pooh). Da allora e per moltissimo tempo fu il mio strumento.

Korg M1.jpg
Di Warren B. – originally posted to Flickr as IMG_1940.JPG, CC BY-SA 2.0, Collegamento

Con queste soluzioni si ridussero le dimensioni e i costi per chi voleva fare musica. Se avevi una buona idea bastava poco per realizzarla. Per tutti gli anni 90 ci fu un’evoluzione fortissima in questo senso. Un’evoluzione che alla fine ha prodotto i DAW (acronimo che significa Digital Audio Workstation) come Pro Tools e Logic.

Oggi, si fa tutto al computer. Loop, timbri, parti di orchestra e fill di batteria. C’è tutto quanto fa una canzone in un DAW. E grazie a queste applicazioni c’è stata una netta riduzione della presenza delle tastiere, da un punto di vista fisico, intendo. Al massimo ti prendi una tastiera con 3 ottave per suonare le parti di assolo.

Non hai bisogno d’altro.

E qui inizia la storia di Avicii, il “disc jockey e produttore discografico svedese” di grande successo che si è tolto la vita il 20 aprile scorso.

Netflix ora distribuisce il documentario Avicii: True Stories del 2017. Diretto da Levan Tsikurishvili, il film racconta gli esordi, i primi tentativi e il successo del DJ svedese. Il documentario è ben fatto, forse un po’ troppo lungo per i miei gusti, e ha il pregio di mostrare video reali del lavoro di Avicii e del dietro le quinte. In qualche momento sono piuttosto crudi. Le testimonianze sono di David Guetta, Wyclef Jean e Nile Rodgers.

Avicii è stato un autore di successo grazie all’utilizzo (o lo sfruttamento) della tecnologia. Dei DAW (lui iniziò con FL Studio).

Trattandosi di un documentario non ha senso parlare di spoiler, ma da qui in avanti metterò delle anticipazioni sul contenuto del film.

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del perché non mostro più i video

da qualche tempo ho deciso di non inserire video di altri presi da youtube/vimeo. troverete solo i link ai video per poterli vedere sul sito. ho preso questa decisione per una serie di motivi. primo perché lefsetz non lo fa. penso non l’abbia mai fatto. chi è lefsetz? si tratta del migliore critico musicale/pop in circolazione. ha una sincerità e una schiettezza nelle proprie opinioni che non si trova ovunque. leggi qui tutti i miei articoli su di lui. lui non mette mai un video nelle sue pagine, ma rimanda alla pagina di youtube dove si trova il video. secondo motivo, perché non ha senso mischiare le produzioni di altri con le mie. infatti i miei video continueranno a esserci in queste pagine, con l’apposito inserimento. terzo motivo, perché non vorrei fare casini con la siae.

Bloom: Morgan e The Van Houtens

Sabato scorso (nella notte tra il 19 e il 20 maggio), come testimoniato da un post su instagram, siamo stati al concerto di Morgan al Bloom di Mezzago (storico locale brianzolo). Nel concerto Morgan, coadiuvato da Megahertz, si è buttato in un live di stampo elettronico, tra la jam e la casualità. Brani di Castoldi e cover varie (tipo De Andrè, Pink Floyd). Una di quelle serate che lo rendono immortale, o mortale per il pubblico.

La serata è stata un’esplosione di dissonanze. Tutto molto impreciso, rumoroso, senza controllo e poco coordinato. Causa anche una lunga attesa condito dalla musica sparata nelle casse, (caro Bloom perché soffocare le persone con un doloroso rock?) dopo circa un’ora di concerto di Morgan siamo venuti via. Il costo del concerto è stato davvero basso e sapevamo che poteva essere una scommessa, ma ho trovato questo spettacolo troppo difficile.

Troppo improvvisato.

E (francamente) uscire sul palco fumando è una cosa che non si fa più: non è neppure una trasgressione. E’ solo tristezza.

Prima del duo MM, hanno ben suonato The Van Houtens; loro sono fratello e sorella (Alan e Karen). Hanno già dei passaggi televisivi (Strafactor) e collaborazioni illustri (la ginnasta Carlotta Ferlito) nel curriculum e quindi non li scopro di certo io. La band sul palco del Bloom era formata dai due già citati e da una chitarrista/bassista (dalle doti evidenti) e da un musicista alle tastiere/computer.

la copertina del nuovo album

sto lavorando a un nuovo album. la copertina l’ha disegnata Ariadne.

chi compra ancora i cd? io!

qualche giorno fa ho pubblicato sul mio account instagram una foto (peraltro un po’ sovraesposta) dell’ultimo arrivo: la copertina di For The Roses di Joni Mitchell.

Who’s still buying CDs? 😝 ME! #jonimitchell #cd #jonimitchellneverlies #jonimusic

Un post condiviso da Italian Jam (@theitalianjam) in data:

si tratta di un cd. sì, perché io sono ancora uno di quelli che comprano i cd. ne adoro la qualità audio, la praticità e la lunghezza. per carità, adoro anche il vinile, che però finisce dopo circa 22 minuti per lato. mentre un cd può darti anche 70 minuti di musica.

a quanto pare, siamo rimasti davvero in pochi a comprare e a godere della bellezza di musica su cd.

Infographic: The Rise and Fall of the Compact Disc | Statista You will find more infographics at Statista

questa interessante statistica pubblicata da statista mostra l’ascesa e la discesa della vendita dei cd (negli usa).

cesura (ma manca una enne?)

mollo un attimo i discorsi musicali soliti, per affrontare una questione che mi sta molto a cuore. la libertà d’espressione e la censura.

prima di tutto una notizia personale. chi scrive questo blog (e anche questo articolo) è ateo.

secondo di tutto: in italia esiste questa associazione chiamata UAAR, acronimo di Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, “che rappresenta le ragioni dei cittadini atei e agnostici”. tra le cose che fanno gli UAAR ci sono iniziative come la mitica “sbattezzo“.

ma non solo

recentamente, quelli dell’UAAR hanno pensato ad una campagna chiamata “Posso scegliere da grande?”, che in pratica “Vuole che tutti si fermino un attimo a riflettere se non sia meglio che un bambino possa, autonomamente e nel tempo necessario, sviluppare proprie convinzioni, o se invece è giusto che i genitori gli impongano le loro, qualunque esse siano.”

la campagna avrebbe dovuto toccare anche i mezzi pubblici milanesi se non che…

atm ha detto no all’utilizzo dei mezzi pubblici per la campagna dell’UAAR sottolineando che esisterebbe un divieto alle campagne pubblicitarie … religiose (cliccare sull’immagine per andare al sito atm).

 

Peccato, però, che la stessa ATM abbia ospitato in passato il bergoglio.

è censura?

anche all’estero la triste risposta di atm si è fatta notare

è l’inquisizione?

mentre il movimento 5 stelle si è mosso con un’interrogazione

rimane da capire cosa c’è scritto nel regolamento

Parliamo della SIAE

Ho perso il conto degli articoli che annunciano l’addio di artisti italiani alla SIAE. L’ultimo che ricordo è Enrico Ruggeri. Il Falco e il Gabbiano ora farebbe gestire tutto il suo patrimonio a Soundreef. Non sono qui per giudicare; il mio piccolo patrimonio è ancora in pasto alla SIAE. Ciò che mi stupisce è che l’unico a parlarne, in una sorta di discussione sul tema, sono solo io, cioè uno sfigato. Avrei voluto vedere tutti questi artisti alzare il polverone prima di uscire dalla SIAE, discutere con la SIAE su come migliorarla; insomma porre interrogativi utili a tutti. La società italiana autori ed editori è pubblica.

E invece, muti. Ornella?

Meeting with Italian actress Ornella Muti

La competizione è utile. Su questo sono sicuro. Poi abbiamo degli interventi alla Chiellini come la norma che recepisce la direttiva europea che apre alla concorrenza nella raccolta dei diritti; nel remix italiano si parla solo di società senza scopo di lucro. La SIAE che accusa SKY di non avere pagato i diritti d’autore di X-Factor. Sulla questione anche un mio scambio di twitter con il Direttore della Divisione Musica di SIAE Matteo Fedeli.

E a Sky, che io sappia, muti. Riccardo?

Mussorgsky-Ravel - Pictures from an Exhibition & Stravinsky - The Firebird (Suite 1919) - Philadelphia Orch., Riccardo Muti, EMI ASD3645

Soundreef che, in risposta al decreto, avrebbe deciso di affidarsi alla LEA. LEA non è la sorella di Peo Pericoli, ma l’acronimo di Liberi Editori e Autori.

Peraltro, sembrano giochini politici; Soundreef linka un articolo di Repubblica, mentre non ho trovato una loro comunicazione ufficiale, ma tant’è.

La SIAE è in una fase di trasformazione, perché tutto nella musica sta cambiando. Perché sta cambiando il business della musica e la fruizione della musica dal pubblico. Gli ultimi 20 anni hanno visto l’addio agli album, con un misto di gratitudine e dispiacere. Sono arrivate le nuove tecnologie e i nuovi utilizzi. Tipo, Soundreef non esisteva, oggi c’è. Poi c’è quel grande odio-amore di Spotify. Da autore sconosciuto sono felice della possibilità di entrare nel mondo della musica con semplicità. Contemporaneamente Spotify è un calderone dove c’è tutto. E tutto fa rima con niente. Abbiamo bisogno di una guida che ci aiuti a trovare la musica giusta. Come si muovono gli autori in questo mondo? La SIAE potrebbe aiutarci, no?

Ho già parlato (leggi qui) della questione legata al deposito dei brani telematico. Era il valore aggiunto di Soundreef. In altre parole, un buon motivo per passare alla società privata. Da un anno circa, anche SIAE permette il deposito via mp3, ma c’è sempre da lavorare (SEMPRE!). Faccio un esempio. Avevo depositato 5 brani che sono rimasti fermi per qualche mese. Fino a quando ho, come si dice in questi casi, aperto un ticket. Cioè ho chiesto l’assistenza della SIAE. Il problema è stato risolto. Faccio un altro deposito e, ancora, il brano rimane fermo un mese. Altro ticket per smuovere il deposito. Sarebbe opportuno, per esempio, avere un manuale delle istruzioni per capire tempi e responsabilità. Se c’è, io non l’ho trovato.

Di queste cose bisogna parlarne apertamente. Non mi aspetto il primo emendamento anche in Italia, ma un minimo di democrazia e libertà d’espressione può essere utile.

Songwriting: come vincere la crisi del foglio bianco con la top 5

nel tempo sto mettendo insieme un po’ di regole sull’arte dello scrivere canzoni, per cui mi piacerebbe condividere un paio di cose che ho imparato e che poi ho messo in pratica, male.

la prima cosa che mi è servita molto, è una piccola astuzia per vincere la crisi del foglio bianco. spesso, infatti, capita che ti trovi davanti alla tastiera, vorresti mantenere una certa regolarità nello scrivere canzoni e cerchi di non perdere la battaglia contro la pigrizia invincibile (© mondi immaginari). e non hai idee.

applicando una buona dose di disciplina, la soluzione è sfruttare e/o lasciarsi ispirare da ciò che già è stato pubblicato.

per avere qualcosa da cui partire, è sempre una buona cosa tenersi un elenco di brani d’ispirazione. faccio un esempio classico: satisfaction dei rolling stones. potete amarli o odiarli, ma il riff di chitarra e la melodia semplice e rock sono alla base di molta musica. però, per non essere sempre ispirati dallo stesso brano, l’idea è quella di tenersi da parte una top 5; 5 (e non più di 5) brani che contemporaneamente ci assomigliano e ci sfidano.

una volta che uno di questi 5 brani ci ha ispirato qualcosa, allora è il momento di toglierlo dalla classifica per farne entrare un altro.

la mia attuale top 5 è la seguente

  1. Robbie Williams – Hot Fudge
  2. The Head and the Heart – Rivers and Roads
  3. Scotty McCreery – Feelin’ It
  4. Lucio Battisti – La Collina Dei Ciliegi
  5. The Artist formerly known as Prince – Dolphin

in conclusione, quando vi passa tra le mani (o le orecchie) un brano che potrebbe ispirarvi non lasciatelo scappare, infilatelo in una playlist (su spotify o su youtube); prima o poi vi tornerà utile.

Prince mi ha preso per mano – intervista a Vampy

Prince.

cosa si può dire di Prince che non sia stato già detto? a questa domanda ci sono tante risposte. Prince è una fonte continua di idee, informazioni, ispirazioni e amore. soprattutto amore. un sentimento che Prince ha sempre dimostrato a chi lo ascoltava (pare non amasse la parola fan). per questo, ho pensato di intervistare una delle più grandi fan di Prince in Italia. forse la più grande. lei si chiama Vampy e gestisce da tantissimo tempo il forum I love U in me e il sito Vampy o(+>’s World. Le ho chiesto se le potevo fare qualche domanda su Prince e lei ha gentilmente accettato. Ecco il resoconto del nostro colloquio.

grazie per il favoloso lavoro che fai nel tuo sito. come ti ho già scritto, il tuo sito è quello che preferisco perché si sente che è fatto con il cuore. noi amiamo la sostanza e nel tuo sito c’è tanta sostanza. il nostro blog Italian Jam parla principalmente del mestiere dell’autore, vorrei affrontare questo lato di Prince con te. ma prima di cominciare, una breve introduzione di Daria Vampy. come ti posso chiamare? chi sei?

Mi puoi chiamare Vampy, molti amici che seguono Prince quando sentono il nickname Vampy lo associano subito alla mia persona. Sono una ragazza nata diversamente abile, con un carattere deciso. Niente e nessuno mi ferma. Sono tosta e caparbia e quando decido di fare una cosa la tiro avanti fino al compimento. Mi piace definirmi una persona immobile, ma che viaggia nel mondo viola di Prince.

Paisley Park, giugno 2001. Vampy con una delle guardie del corpo di Prince.

come inizia la tua passione per Prince?

Quando Prince si è presentato nella mia vita avevo appena 11 anni [ora ne ho 43]. Purple Rain è stato il suo primo 33 giri che ho comprato. Al dire il vero Prince era personaggio ambiguo al quel tempo, ed io ero ancora  una fanciulla e non capivo bene ‘chi fosse’ quel ragazzo, ma mi attirava così tanto. Era come un vaso di Pandora; con tante cose da scoprire. In primo luogo mi attirava la sua musica, con il suo ritmo incalzante e il personaggio che si era creato, ma poi andando avanti ho capito che dietro al personaggio di ‘The KID’, si celava un ragazzo totalmente diverso; timido e schivo. E’ stato questo che mi ha fatto scattare quella che tu chiami passione.

ci racconti di quando sei stata vicina a Prince?

con questa domanda hai aperto il mio di ‘vaso di Pandora’. E’ stata la più bell’esperienza della mia vita. Il viaggio a Minneapolis è nato dal proverbio:”Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto”. Ti spiego meglio. Era da tanto tempo che Prince non veniva in tour in Italia. Con i miei problemi era difficile muovermi, quindi quando ho visto che organizzava una seconda CelebrationWeek (una settimana ai Paisley Park), ho mosso mari e monti e in poco tempo (relativo) abbiamo organizzato il viaggio. Sono stata accompagnata.
In quella settimana, il mio sogno è stato il più bello che ho realizzato. Ho fatto in modo che Prince mi notasse. Sempre in modo equilibrato, mai scene d’isterismo, anche perché Paisley Park e Prince stesso ti trasmettevano calma e tranquillità.
Non so se riesco a parole a descrivere l’emozioni che ho provato la prima volta che mi sono avvicinata a lui. Mi sono detta:”O la va o la spacca”. E’ andata! Da quella sera i nostri occhi si sono incrociati e così è continuato per tutto il periodo della Celebration. La settimana è stata pieni di sguardi e regali sia   da parte mia, sia da parte sua. I suoi due regali più belli sono stati il plettro e quel bacio che mi  ha lanciato alle 5 di mattina, l’ultima notte ai Paisley Park. Potrei continuare per ore a raccontare giorno per giorno quella settimana di giugno 2001, ma a questo punto vi rimando al racconto che ho redatto sul mio sito.

Giugno 2001. Vampy all’entrata di Paisley Park (7801 Audubon Road).

tu parli di vaso di pandora, cosa hai trovato nel vaso che pensavi non ci fosse?

Beh, essendo al tempo, una fanciulla ancora acerba, musicalmente parlando, ho trovato in lui un musicista, un cantante, una persona che mi ha preso per mano e mi ha portato in un mondo molto più ampio di quello che conoscevo all’epoca, fatto di buona musica, sì, ma che si è volatizzata in una decade (gli anni ’80). Lui, la sua musica, con tutte le sue sfumature, ha continuato ad essere sempre un punto fermo nella mia vita. Ha superato ogni moda e ne ha creato lui stesso di nuove.
All’epoca, ripeto ancora, credevo, come tutti i gruppi che ascoltavo, fosse una meteora nel firmamento musicale, invece è quello che è diventato: una leggenda.

c’è un periodo della vita musicale di Prince che non ami?

Posso cambiare la domanda? E’ impossibile dire ‘questo periodo non mi piace’. Potrei azzardare… Around The World in A Day… ma certo subito dopo Purple Rain, tutti si aspettavano un secondo Purple Rain, invece Prince si è gettato nella psicodelia. Ma anche questo album ha delle gemme, come Paisley Park, The Ladder, la stessa Around The World in A Day, ma ripeto anche io ho storto il naso. Ma al tempo ero ancora un’adolescente. Crescendo ho apprezzato quest’album molto di più.
Venendo a giorni più attuali, posso dire che il periodo di “Come”, non mi ha entusiasmato più di tanto, ma lo ammetto, non lo ascolto da tanto tempo. Potrei cambiare idea. In parole povere, non c’è un periodo di Prince che non amo. Prince è, e puntualizzo il presente, è un genio che riesce ad abbracciare tutti i generi musicali.

Paisley Park, giugno 2001. Vampy con le guardie del corpo e l’assistente di Prince.

che idea ti sei fatta sulla sua morte? perché non ha lasciato un testamento?

La sua morte. Quel 21 Aprile, l’ho vissuto in diretta. E’ stato il giorno più brutto della mia vita. Prince era morto! Ti ammetto che ancora non ci posso credere. Per una settimana intera non ho voluto sentire nessuno. E ancora oggi, dopo 9 mesi, posso ritrovarmi con le lacrime agli occhi. E’ ancora uno shock!
Cosa penso della sua morte? Penso che fosse una persona sola, bisognosa di amici, ma amici ‘veri’. Certamente soffriva. Il fatto lampante lo ha dimostrato organizzando il suo ultimo tour “Microphone & Piano”: lui, un’animale da palcoscenico, si limita a stare davanti ad un piano? Innovativa come idea, geniale, [tanto da vincere un premio], ma scavando più a fondo, io ho trovato tanta sofferenza in una persona tanto orgogliosa da non chiedere ‘aiuto’, e lui ne aveva tanto bisogno.
Il testamento? Penso che la sua stessa dipartita lo abbia preso in contropiede. Aveva appena finito di stare nello studio di registrazione a comporre la sua musica, quando si è sentito male in quell’ascensore.  Penso l’idea di lasciare un testamento, gli abbia sfiorato la mente, subito dopo Moline (ndr l’atterraggio d’emergenza del 15 aprile), ma non ha fatto in tempo. Ha pensato di organizzare un party per rassicurare tutti noi fa. Lui pensava sempre al prossimo. Love 41Another, giusto?

chi è l’erede musicale di Prince?

Domanda interessante. Guardando il mondo musicale attuale, non credo che ci possa essere un’artista in grado di soppiantarlo. Posso parlare anche di Micheal Jackson, David Bowie, Freddy Mercury, Elvis Presley, sono personaggi intramontabili, a cui gli artisti di oggi possono vedere solo come modelli da seguire, imitare. Ma non vedo alcun artista che possa prendere il posto di Prince.
Non vedo nessun artista che sia un polistrumentista come Prince, che abbracci tutti i generi musicali con tanta facilità come faceva Prince.
Non vedo nessuno che possa essere nominato l’erede di Prince. No.

qual è stato il pregio e il difetto di Prince nel rapporto con I suoi fan?

E’/era diretto, spontaneo, diceva cosa pensava. E questo potrei dire è un suo pregio. In tutta la sua carriera ci ha messo il cuore e dal cuore, credo, penso vengono le cose più spontanee e sincere e soprattutto più belle.
Ma essendo dei Gemelli aveva sempre due lati e molte volte ci metteva in totale confusione [e questo era il difetto]. Ma dal mio punto di vista, poteva e fare il contrario di tutto e lo capivo. Era la sua personalità e nessuno lo poteva cambiare. Bisognava accettare i suoi capricci. D’altronde è diventato quello che è diventato anche grazie alla sua personalità eccentrica.

anch’io sono convinto che una delle sue migliori qualità fosse la sua ambivalenza, dei suoi due lati che convivevano. eppure, spesso le contraddizioni erano fonte di dolore. Non è così?

Credo che ogni sua esperienza di vita, triste o felice che fosse trascritta in musica. Lui si esprimeva in questo modo. Lui viveva per la musica. La musica era il suo ambiente ideale. Era circondato da persone che a volte non capivano cosa volesse e naturalmente, questo lo infastidiva parecchio, ma, secondo me, certe volte, anche lui non riusciva ad esprimersi in modo che gli interlocutori capissero, e si rinchiudeva in se stesso e, il solo modo di esprimere il suo ‘mood’ del momento era quello di scrivere, e lo faceva in musica.

Prince come autore di canzoni. secondo te qual è il brano che lo rappresenta meglio?

Molti possono citare un brano singolo, ma secondo me in 40 anni di carriera, quale è stata la sua, esistono molti brani che lo rappresentano. Non vado ad elencarli, perché in ogni sua epoca Prince ha scritto diversi brani che lo hanno rappresentato nel modo migliore.  Credo che ogni canzone che Prince ha scritto sia una piccola sfaccettatura della sua persona e per cogliere la grandezza di questo piccolo genio bisogna ascoltare tutto il suo repertorio, da ‘For You’ a ‘Hit’nrun Phase 2′ e fare la somma di tutte le emozioni che ti regala e il risultato è quello che lo rappresenta al meglio. E’ quello che penso.

qual è il pregio di Prince come autore di canzoni?

Quello di essere un’artista a tutto tondo. Un genio in parole povere.
Nella sua vasta discografia puoi trovare tutti i generi musicali. Dal funk puro al rock, dal jazz e dal reggae alla disco.
Prince aveva questa abilità di abbracciare tutti questi generi. Gli piaceva sperimentare. Cosa che gli veniva molto bene.
E il suo pregio come autore, secondo me, è che riusciva a trasmettere sempre emozioni nuovi anche all’ennesimo ascolto

segue

a quanto pare, è arrivato il momento di investire in vinile. secondo digital music news )che riporta uno studio deloitte( in 7 anni si avranno ricavi da 1 miliardo di dollari nel vinile. cose grandi per chi fa musica d’autore, per chi suona veramente nei suoi dischi. ed è per questo che io sto producendo musica strumentale. elettronica. fatta con il computer. ma chissenefrega, tanto nessuno l’ascolta. ho mandato un mio brano a un’organizzazione che vuole aiutare gli autori, ma non sono stato accettato nell’enclave. ci riproverò più avanti. anche perché ho letto )sempre su digital music news( 10 consigli per diventare un grande autore. qualcosa prima o poi succederà. intanto, provo a mollare il controllo che esercito per diventare meno ansioso e lasciare che le cose vadano per la loro strada. dicevo, sto producendo nuova musica strumentale e questa è una buona occasione per ascoltarla ad alto volume. perché aggiungo al titolo dal mio diario la parola privato? perché ne esiste un altro non privato? di cosa mi sono privato? mi sono privato del privato?

 

io e la siae (2)

dopo il mio articolo di qualche giorno fa, ho ricevuto un invito: dovrei andare a vedere come funziona il deposito digitale dei brani, ma non mi ha scritto la “siae”, bensì il solito matteo fedeli:

nel frattempo, soundreef ha detto la sua

‘sta cosa sta diventando un threesome.

Io e la SIAE un rapporto difficile…

parliamo un attimo di siae.

da qualche tempo sto (per così dire) “trollando” l’accounto SIAE di Twitter. ne avevo già parlato qui e in quella occasione avevo letto e riportato con interesse la questione siae vs soundreef.

in breve, alcuni artisti “famosi” come gigi d’alessio e fedez avevano urlato sui giornali che avrebbero spostato il proprio repertorio dalla (ex) monopolista dei diritti siae verso la neonata soundreef.

io sono (ancora) iscritto alla siae; quei due o tre brani che vi girano per le balle sono stati regolarmente depositati a roma e io ricevo puntualmente… niente. ma quello non è il problema, il problema è la procedura di deposito. bisogna mandare carta, cartaceo, raccomandate e aspettare.

frustrato e deluso da questo processo lungo e faticoso, via twitter ho scritto alla siae:


Ovviamente, la siae non mi ha mai risposto, ma io non mi sono fermato.

visto che la siae non rispondeva ho chiesto a soundreef

quindi con soundreef posso depositare i miei brani solo con un mp3? interessante…

sperando di aver fatto ingelosire l’ottocentesca siae, ho riproposto la domanda e qui è sbucato dal nulla il povero matteo fedeli, che pare lavorare con la essere un consulente siae per le cose digitali (una specie di giulia innocenzi di santoro, ma meno trendy), che si è preso la responsabilità di dire la sua e di dare una data.

ma, matteo ti pare il caso di prenderti ‘sta accountability? sei pazzo? (e così non me la sono sentita di infierire)…

piccolo inciso: la questione deposito brani nasce dalle voci che si rincorrevano negli anni 90, quando si diceva (ma io non c’ho mai creduto) che il processo di deposito era, ehm, filtrato…

una cosa spiacevole; ma le voci sui reali autori di tanti brani di successo si sono spesso rincorse…

comunque la domanda l’ho fatta:

a quel punto, mi sembrava sufficiente e non era il caso di trollare oltre il povero matteo mcfedels, mentre l’account twitter di soundreef si leggeva il tutto e apprezzava…

in pratica, tra poco inizia novembre e (ovviamente) io ricomincerò la mia questione con siae (sorry matteo).

conclusione: trovo inquietante essere nel 2016 e dovere depositare un brano con la carta. modernizzate il processo! mandate in esubero le persone che ancora lavorano con la carta in siae! io ho quasi 50 anni e vorrei depositare almeno 1 BRANO in maniera digitale nella mia vita.

se questo non avviene entro l’anno, io l’anno prossimo passo a soundreef.

aggiornamento: dopo la pubblicazione dell’articolo il “solito” matteo fedeli è stato fedele al suo cognome e ha prontamente risposto con un tweet

in bocca al lupo a matteo… però io la data di scadenza del 31/12/2016 non la cambio.

articolo dedicato a mondi immaginari che mi ha chiesto di scriverlo

“solosolo” la regola del “do ut des”

passati i 40 si cerca di capire dove si è arrivati, quanta strada è stata fatta e perché.

la musica ha sempre svolto un ruolo importante nella mia vita. nella pagina “chi sono” accenno di quella estate dove invece del secchiello e della paletta mi portai un pentagramma. quel pentagramma ce l’ho ancora.

non furono fortunati i miei inizi musicali: i miei non concepivano un figlio cantante, cosa che io non volevo fare, anche se in una situazione paradossale mi avevano cresciuto a pane e musica. a me piaceva la musica e un lavoro nel mondo della musica è sempre stato il mio sogno. invece, forse per competizione, non dovevo superare i risultati raggiunti dai miei famigliari e così sono rimasto dove sono.

frustrato.

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come vanno i miei brani?

vi siete mai trovati nella situazione di capire come stanno andando le vendite dei vostri brani e non sapete come raccogliere tutte le informazioni?

ci sono così tanti servizi che non è semplice fare una classifica affidabile e accurata. posso guardare spotify, ma poi c’è anche iTunes e Apple Music. e solo oggi ho scoperto che esiste anche la Slacker Radio.

insomma, sono qui che non capisco bene come stanno andando le cose. pure Prince l’ha detto: “Internet è come un buco nero, è dura fare delle verifiche” §

proviamo a ricapitolare. Continue Reading

siete (ancora) iscritti alla siae?

Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. Groucho Marx

è sabato sera e mi tocca parlare della siae. prima, un piccolo riassunto; l’altro giorno (dopo mie insistenze) l’account della siae ha accettato di farmi gli auguri, così come li fa a decine di altri autori (+ o – famosi) italiani e non.

e così’, dopo aver dichiarato 1 data di nascita, il 15/7, l’account tweet della siae ha pubblicato il seguente messaggio.

purtroppo, gli eventi di nizza e della turchia non mi hanno permesso di festeggiare degnamente, ma ho apprezzato il gesto. grazie davvero, soprattutto ai vostri social manager.

sono iscritto alla siae da decine di anni (94 o 95? non ricordo); era l’unico mezzo per difendere la propria musica: quando distribuivi un nastro ai simil-produttori che affollavano via mecenate, c’era sempre di mezzo la domanda: siete iscritti alla siae?

sono cambiate le cose?

all’inizio fu il servizio di report (nel 2001), ma più recentemente gigi d’alessio e fedez avrebbero lasciato la siae per accasarsi con soundreef. mentre, l’unione europea vorrebbe liberalizzare il mercato italiano e patamu fa il terzo incomodo. una discreta confusione.

in tutto questo, ho ricevuto dalla siae una mail. e questa volta non era per raccogliere la mia quota associativa annuale, ma per farmi firmare l’appello intitolato “mille firme in difesa del diritto d’autore”.

cosa faccio? firmo o non firmo?

in questi + di 20 anni di associazione la siae non mi ha mai coinvolto nelle proprie iniziative; né quando ero uno sbarbato, né quando ero un giovane uomo, né ora che sono un vecchio, decrepito, che ha superato i 40 senza mai avere pubblicato nulla: in questi 20 anni poteva chiedermi di mandare un mio provino a qualche scouting, poteva chiedermi di partecipare alle selezioni di un concorso per autori, poteva coinvolgermi in qualche idea cinematografica, ma non l’ha mai fatto.

la lettera riporta parole ineccepibili: “In futuro non ci sarà un mercato di contenuti se i creatori non saranno in grado di crearli”. chi parla è Jean-Michel Jarre. le parole sono state pronunciate da uno che non è dei 1000 autori che hanno (già) sottoscritto, ma il Presidente della Confederazione Internazionale delle Società di Autori e Compositori (CISAC). come detto, JMJ dice parole “sante”, che non fanno un piega: se non ci sono gli autori, i contenuti scompaiono. ma la siae dovrebbe anche aggiungere due parole sul mercato italiano degli autori. quanto è difficile entrarci, com’è complicato farsi ascoltare. e com’è impossibile ricevere un feedback.

fin dalla sua nascita sono un fan di Featured Artists Coalition (aka FAC). sono inglesi, loro sono un’associazione di artisti (iscrizione gratuita). stando in italia, la FAC può fare molto poco per me, eppure è riuscita a fare una semplice cosa: ha pubblicato una propria playlist su spotify e ci ha messo alcuni brani dei suoi associati (ne ho già parlato in questo post: “nello playlist FAC”) tra cui il mio “le cose cambiano”. poco o tanto, grazie a questa playlist sono riuscito a smuovere la classifica dei miei brani su spotify.

perché siae non fa cose del genere?

 

 

 

arriva solosolo

 

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ci sono alcuni brani di qualche anno fa che meritano di essere pubblicati. comincio con solosolo, pubblicare i miei vecchi brani mi permette di fare spazio per le nuove canzoni. solosolo l’ho registrato, l’ho preparato ed è pronto. ora cdbaby, come suo solito, lo distribuirà su spotify, iTunes e il resto degli store disponibili.

cos’è solosolo?

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nella playlist FAC #meetourmembers

è qualche anno che seguo le attività della Featured Artists Coalition (a.k.a. FAC) e sono iscritto (è gratis, ma per qualche tempo l’ho anche finanziata). FAC è un’organizzazione no-profit di artisti, musicisti, principalmente britannici nata nel 2009. nelle loro file ci sono grandi come Annie Lennox o Nick Mason dei Pink Floyd. non devo aggiungere molto, vero?

cosa fa FAC? mi informa su come vanno le cose nell’industria discografica, difendendo la posizione di chi canta, scrive e suona, invece di pensare agli interessi delle major. credetemi, questo non è poco; in un mondo pieno di notizie che ci bombardano continuamente, avere qualcuno che seleziona le notizie più importanti è indispensabile.

FAC, non fa solo informazione, ma crea opportunità e mette in contatto artisti con altri artisti.

in quest’ultimo caso, FAC ha creato una playlist su Spotify e ha chiesto ai propri membri di proporre musica per riempirla. e così ho fatto pure io e il nostro brano “Le Cose Cambiano” è finito in questa playlist! Grazie FAC è un grande onore far parte di questo progetto, anche se lontani, siamo vicini.

E cmq, questa playlist comprende della musica fantastica.

Se avete Spotify, qui sopra la playlist completa.

non sono un musicista?

Con Te, il mio nuovo EP, è fuori da alcune settimana oramai. lo stiamo promuovendo e qualke risultato l’abbiamo ottenuto. x le vie brevi (LOL) ho parlato con qualcuno ke sta vicino a me e la critica principale ke ho sentito è ke la musica viene suonata da un computer. ke praticamente io non sarei un musicista. qual è il risultato di tutto ciò (secondo loro)? la mia musica non può Sre kiamata musica… Continue Reading