il tutorial di Lorde (?)

una delle voci più interessanti della musica degli ultimi anni è sicuramente Lorde (pron. Lord)

la cantante neozelandese è esplosa qualche anno fato con un brano perfetto: Royals

grazie a questo successo Lorde ha raggiunto picchi alti: “La celebre rivista Time l’ha inclusa tra i teenager più influenti del 2013 e, nell’anno successivo, è stata inserita anche nella medesima classifica stilata da Forbes” così dice wikipedia. a parte questi successi effimeri, Ella Marija Lani Yelich-O’Connor si è guadagnata anche una medaglia di bronzo delle olimpiadi.

tornando alla musica, il suo brano Royals ha delle caratteristiche per essere ritenuto perfetto:

  • il minimalismo della ritmica
  • le differenti melodie (ad arco) che si succedono (forse il punto più importante di questa lista)
  • la voce rotta dall’incoscienza di Lorde
  • la linea di basso a supporto dell’inciso
  • il synth sincopato

il testo, secondo quanto scritto da wikipedia, criticherebbe la vita degli artisti hip-hop. questa la (mia) traduzione in italiano

Non ho mai visto un diamante nella carne
Nei film ho tagliato i denti su anelli di nozze
E non sono fiero del mio indirizzo, nella città strappata
Nessun
invidia del
codice postale
Ma ogni canzone è come denti d’oro, Gray Goose, scatenato nel bagno
Macchie di sangue, abiti da sfera, spogliando la camera d’albergo
Non ci importa, stiamo guidando la Cadillac nei nostri sogni
Ma tutti sono come Cristal, Maybach, diamanti sul tuo orologio
Aerei jet, isole, tigri su un guinzaglio d’oro
Non ci importa, non siamo intrappolati nella tua relazione d’amore
e noi non saremo mai dei reali
Non funziona nel nostro sangue
Quel tipo di lusso è proprio per noi
Noi desideriamo un diverso tipo di sballo
Non sono il tuo governatore, puoi chiamarmi la Regina B
E il bambino che regnerò (che regnerò che regnerò che regnerò)
Lasciami vivere quella fantasia
Miei cari

figlia di una poetessa, che l’ha introdotta alla lettura da piccolissima, Lorde usa metafore e immagini nel suo testo. se noi italiani rimaniamo in un primo momento incantati dalla voce, leggendo il testo ci accorgiamo della profondità delle liriche.

ora, se prendiamo questo piccolo tutorial e lo riapplichiamo possiamo ricostruire il successo di Lorde? non è detto. e se lo stesso tutorial lo riprende Lorde può ottenere lo stesso successo? ancora, non è detto. ma il nuovo album Melodrama parte con un singolo davvero promettente: Green Light.

Il Film The Wall di Roger Waters

ho visto il film del concerto The Wall di Roger Waters. un lavoro impressionante. il Waters riprone la propria musica in un concerto che lascia senza parole per la sua grandiosità e l’impegno. una produzione che rimane impensabile per le nostre latitudini; l’inglese permette a un’opera di questo genere di diffondersi in tutto il mondo. è forse grazie a questo che un poeta visionario come l’ex Pink Floyd può costruire e spendere così tanto. il palco deve essere stato lungo 200 metri. il muro del titolo che lentamente si costruisce tra il pubblico e la band nella prima parte del concerto, offre lo spazio a immagini, animazioni e effetti speciali sincronizzati con la musica, con i musicisti che spesso lasciano spazio alla drammaticità e coinvolgendo i giovani delle prime file. Roger Waters con la sua faccia da Richard Gere è perfetto. lo spettacolo è una completa integrazione tra musica e immagini, teatro e cinema, animazione e fotografia. la registrazione è di una qualità eccelsa, con un dolby surround ben sfruttato, mentre il video del concerto misteriosamente non sembra disturbato da flash di cellulare.

Roger Waters parla grazie alla splendida musica di rock sinfonico che ha nel repertorio, ma anche per il suo passato; il padre e il nonno del Waters morirono rispettivamente nella seconda e nella prima guerra mondiale lasciando i loro figli piccolissimi. è solo così che un autore parla di qualcosa che conosce bene. mentre il concerto si divide tra musica dal vivo e musical, il film è contemporaneamente un documentario che accompagna il Waters nel visitare i luoghi dove sono morti i suoi parenti, tra Francia e Italia. e non si dimenticano i caduti di tutte le guerre; il primo  brano viene accompagnato dalle immagini di caduti in guerra in attacchi terroristici; si parte dal padre ma si arriva ai morti degli ultimi anni. Per dire c’è anche Olof Palme il pm svedese morto nel 1985.

un concerto imperdibile per chiunque voglia raccontare storie con le canzoni. Roger Waters rappresenta un’ideologia precisa che nel tempo diventa un suo marchio di fabbrica.

qui sotto riporto l’intervista che il formigli di piazzapulita su la7 gli fa per l’uscita del film su dvd, pochi giorni dopo gli attentati di parigi del 2015.

(spoiler alert: il giornalista dice che Roger Waters è americano, mentre è nato nel Regno Unito)

Link: wikipediaimbd

Songwriting: come vincere la crisi del foglio bianco con la top 5

nel tempo sto mettendo insieme un po’ di regole sull’arte dello scrivere canzoni, per cui mi piacerebbe condividere un paio di cose che ho imparato e che poi ho messo in pratica, male.

la prima cosa che mi è servita molto, è una piccola astuzia per vincere la crisi del foglio bianco. spesso, infatti, capita che ti trovi davanti alla tastiera, vorresti mantenere una certa regolarità nello scrivere canzoni e cerchi di non perdere la battaglia contro la pigrizia invincibile (© mondi immaginari). e non hai idee.

applicando una buona dose di disciplina, la soluzione è sfruttare e/o lasciarsi ispirare da ciò che già è stato pubblicato.

per avere qualcosa da cui partire, è sempre una buona cosa tenersi un elenco di brani d’ispirazione. faccio un esempio classico: satisfaction dei rolling stones. potete amarli o odiarli, ma il riff di chitarra e la melodia semplice e rock sono alla base di molta musica. però, per non essere sempre ispirati dallo stesso brano, l’idea è quella di tenersi da parte una top 5; 5 (e non più di 5) brani che contemporaneamente ci assomigliano e ci sfidano.

una volta che uno di questi 5 brani ci ha ispirato qualcosa, allora è il momento di toglierlo dalla classifica per farne entrare un altro.

la mia attuale top 5 è la seguente

  1. Robbie Williams – Hot Fudge
  2. The Head and the Heart – Rivers and Roads
  3. Scotty McCreery – Feelin’ It
  4. Lucio Battisti – La Collina Dei Ciliegi
  5. The Artist formerly known as Prince – Dolphin

in conclusione, quando vi passa tra le mani (o le orecchie) un brano che potrebbe ispirarvi non lasciatelo scappare, infilatelo in una playlist (su spotify o su youtube); prima o poi vi tornerà utile.

Songwriting: 10 regola per la creatività

dopo l’uscita del mio nuovo mini album Con Te (qui per acquistarlo su iTunes), e per altri motivi, mi sono preso un attimo di tempo per capire cosa serve nel futuro della mia musica. capire come (e dove) posso migliorarmi. sto scrivendo alcuni nuovi brani, perché vorrei dare continuità alla mia produzione musicale. nel frattempo mi guardo in giro, perché vorrei lasciare musica contemporanea. per esempio, sto ascoltando tantissimo il nuovissimo album di annalisa.

con un po’ di serendipity, ho incrociato un video su youtube di Beppe Severgnini (BS), uno dei miei giornalisti/scrittori (e molto altro visto che fa trasmissioni in tivù) preferiti. ricordo che anni fa avevo organizzato su internet una minicompetizione internazionale e il premio era un suo libro inglese (che finì a new york…). a parte questo ricordo, BS ha una lettura della vita che è tra l’ironico britannico e l’interista ottimista, e io l’apprezzo.

mettendo insieme queste due cose (la scrittura di brani e BS) mi piace proporre questo video del 2014 di registrato al Festival della Mente di Sarzana. il titolo è “creare non vuol dire improvvisare” e si parla, principalmente, di immaginazione. di rapporto con la creatività. 10 regole da tenere su un post-it.

la scheda dell’intervento di BS la puoi leggere in questo link. qui sotto, invece, il video.

Songwriting: collaborare

la collaborazione è il sale della musica, così come di tante altre cose. ma nella musica c’è (quasi sempre) la collaborazione dietro ai grandi successi. negli anni 70/80 dietro ai testi romantici e strappa mutande di baglioni c’era la moglie paola massari. nei beatles di george martin c’era la collaborazione, che era più una competizione, tra lennon mc cartney. i due firmavano i brani di uno o dell’altro con i loro due cognomi, ma paul ha raccontato che quando uno arrivava con un brano, l’altro rispondeva con qualcosa per non essere da meno. battaglia dei pooh ha sottolineato che pure tra loro 4 la competizione fu alla base del successo della seconda metà degli anni 70 e dei primi 80 (il tutto gestito dalla maturità di facchinetti).  pure prince non è mai stato un artista solitario: al contrario di quello che si pensa, sono state le collaborazioni a renderlo immenso. wendy e lisa prima, sheila e, michael bland e sonny thompson poi, fino alle 3rdeyegirl. lui ne era il collante; loro senza di loro sono poco più che ascoltabili, ma con lui diventano immensi.

poi ci sono le collaborazioni a distanza, che possiamo chiamare ispirazione. un brano, un libro, un film, li riprendi, li fai tuoi, e da lì parti per scrivere la tua storia.

si potrebbe continuare, ma anch’io (a mie spese) ho capito che le collaborazioni sono indispensabili; le parole che bruno ha utilizzato per raccontare la storia del soldato italiano nella prima guerra mondiale o i sentimenti espressi da giò sono molto più importanti delle note o gli arrangiamenti che io ho raccolto per raccontarli. e pure tempo fa, avevo un amico con cui scrivevo canzoni. lui si chiamava C e sapeva davvero scrivere bei brani. era libero dalle recinti. ascoltava i brani degli altri e poi ne riprendeva le idee, le rielaborava. ci sapeva davvero fare. non che mi manchi, non esageriamo, ma oggi mi dispiace pensare a quando lo criticavo perché lo vedevo farsi ispirare da altri cantanti (r.zero, baglioni, pooh) mentre io ero convinto che i ns brani dovessero essere davvero nostri, senza alcuna ispirazione esterna.

oggi ho capito che la collaborazione interna o esterna (ispirazione) è alla base di tutto.

Songwriting: 6 regole per scrivere canzoni

Un ottimo articolo di Lukas Camenzind, pubblicato sull’interessante musicthinktank.com, prova a elencare 6 semplici regole che i songwriter devono seguire quando scrivono canzoni. Le traduco in italiano mettendoci un po’ del mio:

  1. Le parole sono importanti: occhio ai testi!
  2. Concentratevi su un’idea e sfruttatela a fondo.
  3. Aggiungete dettagli specifici: no alle parole generiche!
  4. Dipingete un quadro: a colori oppure in bianco e nero.
  5. Condividete il vostro modo di vivere: chi è il vostro pubblico?
  6. Raccontate una storia, con un inizio e una fine.

Il resto è nell’articolo che potete leggere qui.

Songwriting: la crisi

‘stà di fatto, che uno come me che scrive canzoni da qualche decennio (e senza portare a casa il becco di un quattrino) si ritrova a dover ridiscutere tutte le proprie convinzioni.

Questo, ovviamente, fa molto bene, perché permette di crescere (evito tutta la menata relativa), ma la prima reazione è produrre una crisi, che dovrebbe essere incanalata per sfruttarne l’energia: il paradosso classico di tutti i depressi.

Ora.

Parliamoci chiaro.

Quando produco un nuovo brano, provo sempre la stessa emozione nel pubblicarlo su soundcloud, nel proporlo agli amici fidati. Puntualmente, però, a quel brano manca sempre qualcosa. C’è quello che non apprezza le parole, l’amico a cui ricorda un’altra canzone, e l’ennesimo amico che fa finta di ascoltarlo, ma (per qualche motivo strano) non vuole darti la sua opinione.

Forse sono due punti di vista differenti, opposti. L’ascoltatore medio cerca di confrontare il brano nuovo che gli propongo con i suoi gusti personali. L’insegnante Berklee, invece, ha le sue convinzioni basate su studi e esperienze nel mondo americano della musica. Non è poco, vero?

(Teoria Musicale)