Recensione: Italian Songbook Vol.2 di Morgan

Malgrado la mia passione per la musica sia infinita, non sono un grande frequentatore di concerti. Con certezza, però, credo che uno dei migliori mai ascoltato fu quello di Morgan allo Zythum di Milano del 27 febbraio 2010. Morgan possiede una capacità di analisi non comune. Ascolta, spezza le note in tanti campioni che poi rimette assieme secondo il suo gusto. Lavora freneticamente. Sul palco fuma e beve. Sembra scendere da una Time Machine proveniente dagli anni settanta.
In questi giorni è uscito il suo nuovo lavoro Italian Songbook Vol.2. in cui, nuovamente, Morgan preferisce dare largo spazio ai brani di altri. Il risultato è un lavoro complicato. Al primo ascolto si è sballottati tra diverse armonie e progressioni che arrivano dagli anni sessanta, settanta e ottanta 90 100 1000, per giungere attraverso il mix di Morgan stesso ai giorni nostri. Al secondo ascolto si è (s)travolti: Morgan sembra cercare solo e soltanto un gioco di stile. Più le cose sono cattive e difficili, più lui gode. Mescolando malinconia e depressione. Suicidi. Giochi infantili da film horror.

 
Per dimostrare cosa?

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X-Factor: il grande inganno

La trasmissione televisiva, che dopo 4 anni su Rai 2 free ha traslocato su Sky (il giovedì sera a pagamento e domenica sera free la sintesi su Cielo), termina stasera con la vittoria di Francesca Michielin.

Trovo che X-Factor sia la migliore tra le trasmissioni di questo genere. Ho seguito tutte le edizioni e, con uno spirito costruttivo, penso di potermi permettere un piccolo articolo di critica.

Un regolamento anomalo
I giudici, per poter valutare i cantanti correttamente, non dovrebbero essere anche i capitani delle squadre. Le valutazioni che danno durante il corso della gara spesso non si basano sull’opinione che hanno dei cantanti, ma dalle strategie di vittoria. In altre parole, se un cantante di una squadra avversaria pesta i piedi ad un proprio cantante, si cade nel tranello di colpirlo per farlo risultare negativo e fargli perdere voti. Maestro di questa tecnica è stato Morgan, che spesso ha diretto le dichiarazioni post-canzone per colpire i cantanti di squadre avversarie; alcune volte per favorire i propri cantanti, quest’anno per far perdere credibilità alla cantante favorita (Antonella Lo Coco). Anche Simona Ventura faceva lo stesso, però i cantanti che criticava ottenevano sempre più voti, tant’è che quest’anno dove ha tenuto uno stile alla Maionchi (la quale criticava molto raramente, ma più che altro difendeva le proprie scelte) alla fine ha portato alla vittoria una ragazza dal talento ancora nascosto. L’unica eccezione era la meteora (per X-Factor) Claudia Mori, che alla prima puntata decise di eliminare il proprio cantante Francesco Gramegna appena selezionato.

1 su 1000 ce la fa, e gli altri 999 li troviamo a X-Factor
Purtroppo ho sempre avuto la sensazione che il vincitore morale della trasmissione fosse deciso sin dall’inizio. Non intendo dire che tutta la storia del tele-voto sia falsa, ma solo che esiste una scrittura autoriale (un soggetto) dietro al risultato finale. Mi spiego meglio con un esempio. Mettiamo il caso che una casa discografica abbia tra le mani un cantante che ritiene potenzialmente un successo. La strada classica prevederebbe, dopo la ricerca del brano perfetto registrato in studio, presenze in televisione, in radio, la partecipazione a Sanremo, la presenza su internet. In altre parole un lavoro faticoso e non sempre redditizio. Perché non costruirgli intorno una trasmissione e unire assieme a lui gli 999 che non ce la fanno? Così si può farsi le ossa, scontrandosi con l’opinione del pubblico, con altri cantanti e le opinioni dei giudici. Nel frattempo, se ha le gambe cammina, ma se non le ha, almeno fino alla fine lo si manda. Il risultato qual è? Che cantanti dal talento indiscutibile vengono eliminati strada facendo. Penso ai Cluster della prima edizione.

Un Castello che crolla al primo soffio
Da un punto di vista artistico, la trasmissione è fatta veramente bene; sembra un MTV Music Awards. Quei tentativi di cantanti che si vedono ai casting, diventano già degli artisti dalla prima puntata. Qui è la capacità di chi sta dietro alle quinte che fa il lavoro sporco. In tutte le edizioni, tranne la prima se non sbaglio, la direzione artistica di Luca Tommassini ha dato dei risultati ottimi. I vocal coach, come Paola Folli con le giovani cantanti della Ventura, fanno il resto. Purtroppo quanto i cantanti escono da X-Factor questo castello costruito intorno ai cantanti, improvvisamente crolla e si ritorna ad essere uno dei 999 (tranne quello prescelto). Sono tanti gli artisti che avremmo voluto vedere in giro a fare concerti, ma tranne una breve apparizione di Ambra Marie Facchetti in un centro commerciale della zona, altri non abbiamo visti. Ma il problema non sono i cantanti, la questione è trovare uno spazio per questi cantanti dove possano farsi vedere. Spariscono forse?