Songwriting: la crisi

‘stà di fatto, che uno come me che scrive canzoni da qualche decennio (e senza portare a casa il becco di un quattrino) si ritrova a dover ridiscutere tutte le proprie convinzioni.

Questo, ovviamente, fa molto bene, perché permette di crescere (evito tutta la menata relativa), ma la prima reazione è produrre una crisi, che dovrebbe essere incanalata per sfruttarne l’energia: il paradosso classico di tutti i depressi.

Ora.

Parliamoci chiaro.

Quando produco un nuovo brano, provo sempre la stessa emozione nel pubblicarlo su soundcloud, nel proporlo agli amici fidati. Puntualmente, però, a quel brano manca sempre qualcosa. C’è quello che non apprezza le parole, l’amico a cui ricorda un’altra canzone, e l’ennesimo amico che fa finta di ascoltarlo, ma (per qualche motivo strano) non vuole darti la sua opinione.

Forse sono due punti di vista differenti, opposti. L’ascoltatore medio cerca di confrontare il brano nuovo che gli propongo con i suoi gusti personali. L’insegnante Berklee, invece, ha le sue convinzioni basate su studi e esperienze nel mondo americano della musica. Non è poco, vero?

(Teoria Musicale)