la nostra attenzione

non è più la stessa cosa. potete fare tutti i tributi che volete, potete creare tutti i musei che volete, potete ampliare tutte le amicizie che volete, ma senza Prince non è più la stessa cosa.

almeno, così mi sento io.

lo so, non riesco (e non sono mai riuscito) ad apprezzare i tributi (e le tribute band). amo solo le realtà vive, non le rappresentazioni delle realtà. non si può pensare che qualcuno prenda il posto di Prince e si metta a zompare sul palco fingendo di essere lui.

poi leggeremo, oh sì, i libri in uscita. l’ex moglie mayte sta già pubblicizzando il suo. e uscirà ad aprile del 2017. ci rendiamo conto?

leggeremo le recensioni. andremo a vedere i revolution in concerto quando mai saranno in europa, ma cosa significa continuare con un lutto? quanto deve durare il lutto? poi ci sono i discorsi legati alla commercializzazione del lutto; la morte è una grande forma di marketing.

il problema è che tutti vogliono le prime pagine dei giornali per poter avere la nostra attenzione. attenzione significa pubblicità e quindi guadagno.

Prince muore e chiunque possa dire (e dimostrare) che ha passato qualche minuto con lui oggi può avere l’attenzione del mondo.

mayte pubblicherà il suo libro nell’aprile del 2017, quando il mondo tornerà a parlare di Prince al primo anniversario della sua morte.

mettetela come volete, ma la storia è tutta qui: ciò per cui tutti si battono è la nostra attenzione: renzi e il suo referendum, raggi e la sua città, grillo e il suo movimento.

poi c’era Prince che otteneva la mia attenzione solo con la sua musica. non faceva altro che essere se stesso. passava decine di ore in studio, produceva musica che poi attraversava l’oceano e finiva nelle mie orecchie. non c’erano intermediari. li aveva fatti fuori tutti.

non che fosse tutto rose e fiori: i testimoni di geova, la preferenza verso Tidal, la cancellazione dei tour.

non era tutto facile, ma io ero sicuro: avevo di fronte lui. solo lui. e la sua musica.