dal mio diario privato

sono le 11 di sera, un’app mi ha appena detto che c’è stato un terremoto in giappone. pare 7.3. leggo su facebook un sacco di post che parlano di trump. mi sembra che non ci siano altri argomenti. io, nel mio piccolo, sto facendo la mia strada. le casse, i monitor che uso per riascoltarmi sono pieni di rumori di fondo, di fruscio. hanno 20 anni queste casse. hanno tutte le ragioni del mondo a essere sfinite. stessa fine il microfono che ho appena preso su amazon. ha funzionato per qualche mese, ma da poco ha cominciato a disturbare la registrazione della voce. tra poco sarà pronto il primo video di un mio brano, ma io non so come presentarmi, potrei mettermi un casco oppure una maschera. magari la maschera di un politico famoso. ho letto questo articolo Why Some Protests Succeed While Others Fail. l’articolo è un po’ lungo ma spiega che il solo scendere in piazza e protestare non è sufficiente. bisogna inserire la protesta in un discorso più ampio. alla fine dell’articolo ci sono le 3 regole perché la protesta funzioni. nel frattempo, midia (società di analisi in ambito media e tecnologia) ha verificato le sue previsioni del 2016, in attesa di fare quelle per il 2017. le previsioni musicali sono state tutte azzeccate: nel 2016 il digitale raccoglierà più del 50% dei ricavi (le major hanno raccolto il 54% con il digitale); chi rimarrà fuori dallo streaming digitale saranno in pochi (mentre hanno avuto successo le esclusive); spotify sarà il leader nei servizi ad abbonamento (40 milioni di abbonati, contro i 18 milioni di apple music). leggo sempre con interesse gli articoli di lefsetz; ho apprezzato l’incipit di questo articolo: “ciò che un artista fa è dire la verità ai potenti, fanno in maniera che le persone si sentano in difficoltà, e quanto c’è una reazione, sanno che hanno fatto correttamente il loro lavoro.” spesso ci dimentichiamo che l’obiettivo degli artisti è di dire cose scomode. tutti l’hanno fatto. da john lennon con i beatles più famosi di gesù. a proposito di lennon, avete sotto mano la lettera scritta da john a linda e paul all’indomani dello scioglimenti dei beatles? la potete leggere qui. non userò più il piano. non serve a nulla e il mondo si sta evolvendo.

 

Il Libro di Morgan di Marco Castoldi (la mia recensione)

già mi è capitato di parlare (auto)biografie, che qualche cosa da insegnare spesso ce l’hanno (qui parlo dell’autobiografia di D’Orazio, batterista dei Pooh) e da tempo avevo sul mio kindle il libro di Marco Castoldi o Morgan intitolato (appunto) “Il Libro di Morgan“, con sottotitolo “Io, l’amore, la musica, gli stronzi e dio“.

ecco la mia recensione

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io e la siae (2)

dopo il mio articolo di qualche giorno fa, ho ricevuto un invito: dovrei andare a vedere come funziona il deposito digitale dei brani, ma non mi ha scritto la “siae”, bensì il solito matteo fedeli:

nel frattempo, soundreef ha detto la sua

‘sta cosa sta diventando un threesome.