Keith Haring a Milano

Negli anni 80 la popart è riuscita, a mio parere, a sfondare quel muro che separa le diverse discipline. Con la popart le differenze tra la musica, la fotografia e la pittura sono diventate sfumate. Capita ancora di vedere copertine di musicisti contemporanei ispirate dagli artisti pop, così come alcuni lavori pop partono dalla musica che li accompagnava. Uno degli artisti apprezzati in questo campo è Keith Haring, americano nato nel fortunato 1958. A Milano si sta celebrando la sua arte con una mostra densa, più di 100 lavori, e affascinante intitolata “About Art”. Ci sono stato qualche giorno fa e questo è ciò che ho visto (e capito).

Keith Haring è diventato famoso principalmente per i suoi omini, facilmente riconoscibili e interpretabili: figure stilizzate che ballano o si agitano ammalati con una grossa in X interna. Ma Keith è anche molto altro e la mostra di Milano ne rende giustizia; ne mostra il lato più oscuro, come il disturbante Walking in the rain (guardalo qui) e non dimentica la fondazione che curerà i suoi interessi dopo la morte in seguito all’AIDS nel 1990. Il tutto è splendidamente illuminato; guarda l’unica foto che ho pubblicato su Instagram, anche se non si poteva scattare, che mette bene in evidenza il risultato ottenuto.

Haring è un artista mosso da una forte critica nei confronti della televisione o delle religioni; dobbiamo pensare con la nostra testa, prima che ascoltare cosa ci dicono gli altri. Chissà cosa avrebbe da dichiarato oggi con Internet, le fake news, Trump e tutto il resto.

Tra le cose che non conoscevo di Keith Haring, il rapporto tra i suoi lavori e altri artisti come Picasso o Il Giardino delle Delizie di Bosch.  Keith Haring ha a cuore gli artisti che l’hanno preceduto e si ritiene un anello di una catena. Al contrario di quegli artisti che si ritengono importanti e che non lo sono, perché vogliono chiudere con il passato. E non solo, Haring è ben cosciente del presente e del passato della sua nazione; c’è una bellissima cartina degli Stati Uniti su una (finta?) pelle di bisonte (o bufalo?).

In definitiva, un’ottima mostra, ben organizzata, che fa apprezzare l’artista, prima che l’uomo.

La mostra si tiene a Palazzo Reale di Milano, fino al 18/6

Altre informazioni qui.

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il libro di Mayte: la nascita del figlio

l’altra sera ho avuto la possibilità di conversare con Matt Thorne, l’autore di quella che è (secondo me) la migliore biografia su Prince. Matt ha dedicato il suo libro, scritto in 7 anni, al lato artistico di Prince. ha tralasciato, giustamente secondo me, il gossip e le relazioni di Prince. ma, nella vita Prince c’è qualcosa che ha riservato al musicista gioia e dolore, trasmesso anche nella sua musica. è la relazione tra Prince e Mayte.

Mayte sta per pubblicare, credo il 6 aprile, un libro intitolato The Most Beautiful.

la rivista americana people ha pubblicato alcuni estratti del libro di Mayte. qui sotto trovate la mia traduzione dell’articolo che parla della nascita del loro figlio:

Lui era il bambino che Prince e la moglie Mayte Garcia stavano aspettando da tanto. L’avevano chiamato Amirr (Prince in arabo), mentre era nella pancia di Mayte, e avevano ascoltato il battito del suo cuore prima della nascita. Ma il bambino nato il 16 ottobre 1996 aveva la sindrome Pfeiffer di tipo 2, una rara malattia genetica ed è sopravissuto solo per 6 giorni. (…) “Penso (che Prince) non l’abbia mai superato. Non so come gli altri ce la facciano. Io so che non ce l’ho fatta.”

Quando Mayte a 22 anni ha scoperto di essere incinta, lei e Prince erano sopraffatti dalla gioia al pensiero di crescere una famiglia nella loro casa di Paisley Park. La gravidanza andava via liscia, fino a quando un giorno ha iniziato a perdere sangue e un dottore aveva raccomandato un’amniocentesi per verificare anomalie genetiche. La procedura, aveva avvertito il dottore, rischiava un aborto spontaneo. E ancora, il dottore aveva detto: “capita che il corpo cerchi di rilasciare il feto per un motivo.” Ma Prince, dice Mayte, non era d’accordo: “mio marito ha detto: non la faremo”.

Una volta a casa, la coppia ha pregato per la sua salute. “Ti prego, benedici questo bambino” diceva Prince, mentre pregava in ginocchio: “Sappiamo che non permetterai che questo bambino sarà malato.” Ulteriori esami hanno evidenziato questi e altri problemi. L’ostetrica dopo le misurazioni ad ultrasuoni aveva detto: potrebbe esserci una forma di nanismo. “Io e mio marito ci siamo guardati e stretti nelle spalle, lui ha detto: ‘a me va bene.’ Io risi. Di tutti i problemi che ci avevano prospettato, quello era il primo che non mi spaventava.” Il dottore li aveva avvertiti delle anomalie genetiche, pericolose per la vita del bambino, consigliando nuovamente un’amniocentesi, ma Prince ha continuato a rifiutarla.

Il 16 Ottobre 1996, Mayte ha partorito il loro figlio tramite un cesareo. In un primo momento lei e Prince erano in uno stato euforico: “Non so come descrivere lo sguardo sul volto di mio marito. Gioia pura. E poi hanno preso in braccio il bambino illuminato da quelle luci crude. L’esaltazione sul volto di mio marito divenne puro terrore. La Sindrome Pfeiffer di tipo 2 è una malattia genetica che causa anomalie scheletriche e sistemiche. La fusione prematura delle ossa del cranio, porta a volte al cosiddetto ‘cranio a trifoglio,’ in cui gli occhi sono fuori dalle orbite e la fusione delle ossa delle mani e dei piedi che causa un aspetto palmato. Avrei  imparato tutto questo in seguito.

Songwriting: come vincere la crisi del foglio bianco con la top 5

nel tempo sto mettendo insieme un po’ di regole sull’arte dello scrivere canzoni, per cui mi piacerebbe condividere un paio di cose che ho imparato e che poi ho messo in pratica, male.

la prima cosa che mi è servita molto, è una piccola astuzia per vincere la crisi del foglio bianco. spesso, infatti, capita che ti trovi davanti alla tastiera, vorresti mantenere una certa regolarità nello scrivere canzoni e cerchi di non perdere la battaglia contro la pigrizia invincibile (© mondi immaginari). e non hai idee.

applicando una buona dose di disciplina, la soluzione è sfruttare e/o lasciarsi ispirare da ciò che già è stato pubblicato.

per avere qualcosa da cui partire, è sempre una buona cosa tenersi un elenco di brani d’ispirazione. faccio un esempio classico: satisfaction dei rolling stones. potete amarli o odiarli, ma il riff di chitarra e la melodia semplice e rock sono alla base di molta musica. però, per non essere sempre ispirati dallo stesso brano, l’idea è quella di tenersi da parte una top 5; 5 (e non più di 5) brani che contemporaneamente ci assomigliano e ci sfidano.

una volta che uno di questi 5 brani ci ha ispirato qualcosa, allora è il momento di toglierlo dalla classifica per farne entrare un altro.

la mia attuale top 5 è la seguente

  1. Robbie Williams – Hot Fudge
  2. The Head and the Heart – Rivers and Roads
  3. Scotty McCreery – Feelin’ It
  4. Lucio Battisti – La Collina Dei Ciliegi
  5. The Artist formerly known as Prince – Dolphin

in conclusione, quando vi passa tra le mani (o le orecchie) un brano che potrebbe ispirarvi non lasciatelo scappare, infilatelo in una playlist (su spotify o su youtube); prima o poi vi tornerà utile.