Vinile: Breakdance Original Motion Picture Soundtrack

siamo nel 1984, un bel salto indietro per un album in vinile dominato dalle batterie elettroniche più in voga dell’epoca (Roland TR-808 e Linn LM-1); ostentato sopratutto con il clap. le persone ti chiederanno se sono tornati gli anni ottanta. 10 brani per raccontare la storia di una ballerina jazz e due breakdancer, pare questi i protagonisti del film Breakin o Breakdance che non ho mai visto. eppure per qualche caso della vita il vinile è finito nel mio archivio. poco male, perché contiene un paio di gioielli: 99 1/2 cantata da Carol Lynn Townes e Ain’t Nobody con Rufus e Chaka Khan. il resto è un lungo brano da discoteca. qualità del vinile quasi perfetta perché mai suonato.


a me non fa paura nulla, ma se vi passasse la voglia di suonare questo disco in una festa vi potrebbe capitare di avere delle grosse soddisfazioni. io dopo un paio di brani (nel lato B) pensavo di avere ritrovato i jeans elcharro e le timberland e Fantastico 7 con la Cuccarini. aargh, ho quasi 50 anni…

qualche brano arriva da ollie and jerry (che suona tanto tom and jerry), due cantanti piuttosto famosi negli anni 80 che raggiunsero la fama e la top 10 proprio con il brano Breakin’… There’s No Stopping Us, che apre il disco. il disco si ascolta con piacere, ma guadagna spazio dopo qualche tempo, mentre il primo ascolto sembra complicato da suoni e armonie lontane dal nostro quotidiano. il lato 2 soprattutto mi sembra più curato e degno di qualche recensione più attenta, grazie all’ospitata del brano con Chaka Khan, che ha meritato molte cover nel tempo e all’ottimo Cut It di Re-Flex, simil Depeche Mode

ecco il trailer.

Infine, da sottolineare un paio di brani (semi) strumentali come Showdown di Ollie And Jerry che impreziosiscono di ricerca l’album e potrebbero servire da esempio per qualche brillante arrangiatore che oggi si vuole rifare agli anni 80 (c’è sempre qualcuno che si fa e si rifà…)

prossimo vinile: colonna sonora del film Staying Alive

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John Blackwell

poche ore fa, è morto John Blackwell, il più grande batterista che abbia visto con i miei occhi e ascoltato con le mie orecchie.

aveva 43 anni e da qualche tempo stava lottando con un tumore al cervello.

ho amato il ritmo di John dal primo momento che l’ho sentito. era il 2001 e Prince registrava con lui un album completo: The Rainbow Children; l’album vedeva come protagonisti principalmente Prince e John Blackwell. incrociammo dal vivo il suo ritmo il 31 ottobre dell’anno successivo quando John seguì Prince per il tour che toccò Milano. e ancora nel 2009 a Montreux John, con Renato Neto e Rhonda Smith, era al fianco di Prince per una notte di musica fantastica.

John era l’anima del ritmo per Prince. a differenza di altri batteristi di Prince (francamente mediocri) John era in grado di inventarlo il ritmo, lo dominava, lo gestiva.

questo era evidente quando lo si vedeva dal vivo e fu proprio John in un intervista a suggerirlo

dimmi qualcosa a proposito del lavorare con Prince per il suo ultimo album “The Rainbow Children”

ti racconto come è venuto fuori il ritmo per una canzone chiamata “Everywhere”. stavo provando la mia batteria e il tecnico del suono stava cercando di ottenere un buon suono con i microfoni. mi hanno detto: “basta con il rullante” e qualcos’altro tipo “abbiamo piazzato tutti i microfoni. ora suona tutta la batteria così cerchiamo di ottenere un buon mix” a quel punto mi sono messo a fare del casino con un ritmo, era molto veloce, un cosa latina che potresti aspettarti da Dennis Chambers o Billy Cobham e i tecnici mi dicevano “continua così”. sono tornato il giorno dopo nello studio e quel ritmo era diventata una canzone. c’era una melodia, una voce e  un coro. ed era bellissima; non avevo idea di cosa stava succedendo.

ascolta qui sotto Everywhere

potenza, intelligenza e sincerità della musica di John Blackwell: istinto.

dopo che Prince passò alla 3rdeyegirl, John era un po’ uscito dai radar e la cosa (onestamente) mi stava sui coglioni, così cominciai a seguire John su twitter per capire se aveva qualche occasione di venire in italia con un altro artista. per qualche motivo che non ricordo lui cominciò a fare lo stesso con il mio account twitter. fu un bellissimo shock; era il mio primo collegamento con un musicista di Prince.

poi successe questo

la mattina del 21 aprile 2016. alle 4.06 del mattino dall’account di John mi arrivarono 3 messaggi, che, in italiano e in inglese, mi dicevano: Ciao! Sono John, che hai detto, do you want me to play with your band? Quando? Dove? Grazie aspetto la sua risposta.

John Blackwell Jr voleva suonare con me? ancora intontito, mi svegliai con l’eccitazione di un sogno che si avvera e gli risposi: we can jam at Paisley Park?! What you think?

passata qualche ora di fuso orario John mi chiese: is your band going on tour and you need a drummer, or you need a drummer to record more songs?

intontito dalla proposta non feci in tempo a mettere insieme una risposta che arrivò la morte di Prince.

scrissi un ultimo: I’m so sad, John

e lui mi rispose: Thank you

John Blackwell Jr è stato un grandissimo batterista. univa la tecnica ad una dinamica precisa. era bello da vedere suonare i tamburi, così come il suo ritmo che diventava una fantasiosa melodia.

John suonava una batteria semplice, con pochi tamburi.

quando sei bravo non hai bisogno di mostrarlo, gli altri lo ascoltano.

Chi gestisce il Vault di Prince?

È uno strano weekend; l’ascolto di Purple Rain Deluxe (per ora solo l’originale con rimaster) che così mi aveva entusiasmato non mi dato molta emozione. Il lavoro di rielaborazione fatto “sotto la supervisione” di Prince (overseen by Prince in inglese nei crediti) è sembrato poco ispirato. D’altronde bisognerebbe ascoltare il missato originale per poter dare un giudizio concreto; si rischia di scontrarsi con giudizi e gusti personali.

La pubblicazione di Purple Rain è però l’occasione per ragionare sulla gestione della musica di Prince; anche Jay Z ha voluto dire la sua inserendo in un strofa del suo nuovo album un riferimento proprio a Prince e all’avvocato Londell McMillan che all’inizio aveva gestito gli interessi degli eredi nella proprietà (adesso ho perso il conto delle varie discussioni). Secondo Jay Z, McMillan avrebbe tradito i desideri di Prince sfruttandone economicamente la musica o vendendo biglietti per andare a casa sua (Paisley Park?).

Jay Z non ha una visione asettica della situazione visto che Prince aveva dato in esclusiva al servizio di streaming musicale Tidal di proprietà di Jay Z, tutto il suo catalogo mentre da qualche mese parte del catalogo (il periodo Warner) è disponibile ovunque a partire da Spotify. A prescindere da questo, i 6 fratelli e sorelle di Prince (eredi secondo il giudice) sembrano persi nell’industria discografica e starebbero affrontando una situazione inquinata dall’assenza del testamento affidandosi a 2 manager (un avvocato e un discografico) che prima di tutto devono far fronte a onerosi impegni finanziari. Si parla di un patrimonio valutato intorno ai 200 milioni di dollari che verrebbe dimezzato dopo il pagamento delle tasse.

Diamo per acquisito che non c’è nulla da fare con le tasse: bisogna sfruttare velocemente la musica e il personaggio Prince senza che ci si dimentichi di lui per far uscire da qualche parte i soldi che lui invece raccoglieva in 4 e 4 8, organizzando concerti dal vivo. Ma c’è dall’altro. Continue Reading