Vinile: Amore e non amore di Lucio Battisti

Il vinile davvero speciale di questa settimana è “Amore E Non Amore” di Lucio Battisti.

Una prova rock sperimentale e/o sinfonico e/o progressive di Battisti, che viene accompagnato da buona parte della PFM (siamo nel 1971) e altri specialisti tipo Dario Baldan Bembo. 8 brani, con testi graffianti del rapporto tra uomo e donna post-69, e lunghe suite strumentali (dai titoli lunghissimi). Registrato (quasi) in presa diretta. Favolistico.

2640 di Francesca Michielin

C’è il nuovo album di Francesca Michielin, che in qualche modo ha attirato la mia attenzione. Sia perché mi sembra una ragazza umile, sia perché ha un viso acquaesapone (un valore aggiunto in questo mondo di plastica) e anche grazie a questa recensione di Tommaso Naccari. Non ho acquistato nulla, ma ho affidato al fido spotify il mio ascolto.

Michielin paga con gli interessi l’età che ha. Ne ha 23 di anni (beata lei) peccato, però, che i suoi collaboratori questo sembrano ignorarlo e la vestono con abito di 15 anni più grande. Donna passionale nelle foto e in una produzione da cantante affermata. Perché X-Factor fa rima con affermata? L’Eurosong o il secondo post di sanremo sono affermazioni? Una volta si parlava delle canzoni. Qualcuno sta cercando di farla passare per la Lorde italiana, facendole più del bene che del male. Di Lorde manca la semplicità. Di Lorda manca l’imperfezione (vi potesse servire, qui trovate il mio “Tutorial di Lorde”). Francesca è troppo perfetta nei suoi acuti, nelle sue dinamiche e nelle sue precise escursioni liriche. Ma l’effetto è quello di Hillary contro Trump. Lei perfetta, fredda, lontana dalle persone contro uno zoticone che però difende i posti di lavoro.

Insomma, Francesca ha bisogno di un autore imperfetto come il sottoscritto. Parliamone, no?

Elton: 300 concerti e poi stop

La notizia di questi minuti è l’addio alle scene di Elton John.

L’autore di centinaia di bellissime canzoni di rock melodico (come si diceva negli anni 80) lascia con un tour di 300 date.

E già si sa che Elton sarà nel 2019 al Jazz Festival di Montreux.

Da Jack White è vietato il telefono

se ho capito bene, jack white (ex white stripes e molto altro) ha chiarito fin dall’acquisto dei biglietti che al suo spettacolo/concerto non è possibile portare cellulare. cioè non si possono fare video e foto della serata. più o meno, il testo dice così:

questo è uno spettacolo senza telefono. strumenti per fare foto, video o registrazioni audio non sono permessi. pensiamo che ti godrai molto di più la serata se stai lontano dai tuoi giocattoli per un po’ e ti immergi nell’esperienza musicale e condividi l’amore per essa DI PERSONA. all’arrivo al locale, tutti i telefono e altri aggeggi per catturare foto e video saranno messi al sicuro in un sacchetto e saranno bloccati fino alla fine dello show. ti terrà il sacchetto al sicuro con te durante il concerto. se ne avrai bisogno potrai portare il sacchetto in apposite zone identificabili nella sala o nei corridoi. per chi vuole fare un po’ di post sui social, permettici di aiutarti. il nostro fotografo ufficiale posterà foto e video dopo lo spettacolo sul sito jackwhiteiii.com e sul nuovo account instagram jack white live. potrai ripubblicare queste foto quanto vorrai e goderti un momento senza il tuo telefono. un’esperienza umana al 100 per cento.

detto che è diritto di jack white di chiedere o ottenere uno spettacolo come pare a lui, mi sembra tutto molto chiaro e limpido. per quanto io credo possa essere uno strumento di marketing per i giovani artisti avere qualcuno che fotografa e riprende, capisco anche che un artista affermato possa decidere l’esatto opposto. simile l’esperienza l’abbiamo avuta a paisley park (gli studi di prince ora diventati un museo). all’entrata il telefono viene inserito in un contenitore felpato, che può essere aperto solo all’uscita del museo. la situazione è nuova da vivere, siamo troppo abituati a controllare il cellulare ogni 10 secondi, che non averlo più tra le mani fa strano, ma aiuta anche il rapporto con gli altri; nei musei e nei concerti ci si disturba l’altro cercando di fotografare di tutto. ricordo che all’ultima visita di Brera, abbiamo partecipato a una breve presentazione di un quadro, e, malgrado ci fosse abbondantemente vietato fotografare, la nostra guida è stata interrotta da un maleducato turista straniero che voleva fotografare il quadro. fotografie che raramente vengono bene, ma che servono solo ad arricchire i produttore di memorie e di chiavette usb.

segue

non so cosa mi abbia preso, ma reduce dal classico periodo dei buoni propositi di inizio anno, continuo a scrivere post. forse lo faccio apposta per disturbare il mio sistema nervoso simpatico (cioè quello che fa funzionare il corpo senza che noi lo vogliamo). sta di fatto che sono in vena di scherzi, tipo aumentare il prezzo della benzina nei cartelli della provincia milanese. una volta ero lì con una orfei, il ministro dello sviluppo economico e il centrocampista del lanerossi vicenza quando ci giocava paolo rossi. siamo lì che parliamo quando al ministro viene in mente che ha lasciato accesa la ciabatta del computer e c’ha detto: devo andare prima che l’enel mi fattura con il contratto del mercato libero. va pure, ho detto io, che tanto siamo vicini alla stazione di servizio e l’elefante dove è seduta una orfei ha la proboscide pronta per noi. arriva quello del vicenza e dice: devo andare anch’io che paolo rossi stasera è in televisione a dire che ai mondiali del 1982 il rigore alla germania doveva tirarlo ciccio graziani. vai pure anche te, ho detto io, che quando arriva il presidente dell’assobenzinai gli chiedo se il gas è già stato regolato. rimaniamo io, l’elefante e l’orfei. l’elefante ha l’abbonamento a spotify, non quello che costa nove e novanta nove, però. ne ha uno specifico per gli animali che lavorano negli zoo. i primi trenta giorni sono sempre gratis, ma poi si vede se la tigre è ancora viva, oppure no. io rimango impassibile quando la orfei mi spiega che la musica sta cambiando. e non possiamo farci nulla.

Parliamo della SIAE

Ho perso il conto degli articoli che annunciano l’addio di artisti italiani alla SIAE. L’ultimo che ricordo è Enrico Ruggeri. Il Falco e il Gabbiano ora farebbe gestire tutto il suo patrimonio a Soundreef. Non sono qui per giudicare; il mio piccolo patrimonio è ancora in pasto alla SIAE. Ciò che mi stupisce è che l’unico a parlarne, in una sorta di discussione sul tema, sono solo io, cioè uno sfigato. Avrei voluto vedere tutti questi artisti alzare il polverone prima di uscire dalla SIAE, discutere con la SIAE su come migliorarla; insomma porre interrogativi utili a tutti. La società italiana autori ed editori è pubblica.

E invece, muti. Ornella?

Meeting with Italian actress Ornella Muti

La competizione è utile. Su questo sono sicuro. Poi abbiamo degli interventi alla Chiellini come la norma che recepisce la direttiva europea che apre alla concorrenza nella raccolta dei diritti; nel remix italiano si parla solo di società senza scopo di lucro. La SIAE che accusa SKY di non avere pagato i diritti d’autore di X-Factor. Sulla questione anche un mio scambio di twitter con il Direttore della Divisione Musica di SIAE Matteo Fedeli.

E a Sky, che io sappia, muti. Riccardo?

Mussorgsky-Ravel - Pictures from an Exhibition & Stravinsky - The Firebird (Suite 1919) - Philadelphia Orch., Riccardo Muti, EMI ASD3645

Soundreef che, in risposta al decreto, avrebbe deciso di affidarsi alla LEA. LEA non è la sorella di Peo Pericoli, ma l’acronimo di Liberi Editori e Autori.

Peraltro, sembrano giochini politici; Soundreef linka un articolo di Repubblica, mentre non ho trovato una loro comunicazione ufficiale, ma tant’è.

La SIAE è in una fase di trasformazione, perché tutto nella musica sta cambiando. Perché sta cambiando il business della musica e la fruizione della musica dal pubblico. Gli ultimi 20 anni hanno visto l’addio agli album, con un misto di gratitudine e dispiacere. Sono arrivate le nuove tecnologie e i nuovi utilizzi. Tipo, Soundreef non esisteva, oggi c’è. Poi c’è quel grande odio-amore di Spotify. Da autore sconosciuto sono felice della possibilità di entrare nel mondo della musica con semplicità. Contemporaneamente Spotify è un calderone dove c’è tutto. E tutto fa rima con niente. Abbiamo bisogno di una guida che ci aiuti a trovare la musica giusta. Come si muovono gli autori in questo mondo? La SIAE potrebbe aiutarci, no?

Ho già parlato (leggi qui) della questione legata al deposito dei brani telematico. Era il valore aggiunto di Soundreef. In altre parole, un buon motivo per passare alla società privata. Da un anno circa, anche SIAE permette il deposito via mp3, ma c’è sempre da lavorare (SEMPRE!). Faccio un esempio. Avevo depositato 5 brani che sono rimasti fermi per qualche mese. Fino a quando ho, come si dice in questi casi, aperto un ticket. Cioè ho chiesto l’assistenza della SIAE. Il problema è stato risolto. Faccio un altro deposito e, ancora, il brano rimane fermo un mese. Altro ticket per smuovere il deposito. Sarebbe opportuno, per esempio, avere un manuale delle istruzioni per capire tempi e responsabilità. Se c’è, io non l’ho trovato.

Di queste cose bisogna parlarne apertamente. Non mi aspetto il primo emendamento anche in Italia, ma un minimo di democrazia e libertà d’espressione può essere utile.

Morgan da Red Ronnie, una sintesi

ieri sera per la punta del Barone Rosso di Red Ronnie c’era ospite Marco Morgan Castoldi, che per semplicità chiamerò Marco. ora, come Ronnie ha ripetuto diverse volte, Marco era allo stato brado. impossibile da contenere; saltava, cantava, parlava, faceva domande e si rispondeva da solo. uno spettacolo, senza alcuna ironia, che è difficile rivedere sui canali normali, e infatti ce lo siamo guardati su youtube (indiretta). con loro una giovane e talentuosa musicista di nome Nyvinne.

Marco è reduce da una battaglia legale con la moglie che pare volergli prendergli la casa, perché lui non pagherebbe gli alimenti alla figlia. lui (non so se le due cose sono collegate) sta mettendo all’asta i propri oggetti, vestiti, strumenti, biglietti e altro su ebay (ne ho già parlato qui).

ieri sera, vi prego guardatevi la puntata, l’argomento era che qualsiasi oggetto toccava Marco sarebbe finito all’asta. ha anche raccontato di un vestito fatto da Missoni per lui, con la stoffa degli asciugamani che Missoni aveva in bagno. insomma una puntata speciale. un po’ ossessiva e nervosa,  ma comunque che vale la pena vedere.

Ronnie rimane sempre il migliore per ospitare i musicisti. è ancora l’unico in grado di dare loro uno spazio libero, infinito e tranquillo. nelle sue trasmissioni i cantanti non sono degli riempi buchi o fatti per i concorsi telefonici (tipo a mattina in famiglia) ma hanno dignità. se si riesce a accettare un suo taglio/accento un po’ paternalista, soprattutto con i giovani, la trasmissione è piacevole.

https://youtu.be/AC19stB51uE

tra una canzone e un’invettiva e l’altra, sono uscite un paio di perle. una che dopo l’esclusione da sanremo, Marco sarebbe andato da Baglioni a chiedergli spiegazioni, confrontando se stesso con Facchinetti. Marco ha ripetuto diverse volte ‘sta cosa come un mantra alla Sgarbi. e poi sarebbe uscito il prossimo vincitore di sanremo cioè fabrizio moro (ripetuto diverse volte da Red Ronnie). in quel momento, dal mio divano, ho detto: chi è fabrizio moro?

la mia serata si è conclusa con la telefonata tra Marco e Andy, suo compagno nei blu vertigo. poi non ho capito più nulla; Marco aveva ancora troppa energia per le mie forze e sono andato a letto.

Matt Thorne: recensione della mostra My Name Is Prince di Londra

La mostra di Londra intitolata My Name si Prince è finita. Dall’8 marzo si sposterà ad Amsterdam. Non so se cambieranno gli oggetti o la disposizione, in ogni caso mi sembra utile leggere questa recensione di Matt Thorne dell’edizione londinese.

In Olanda i biglietti vanno da 17 euro a 50 euro per il VIP tour. Il VIP tour comprende: l’entrata alla mostra (ovviamente), una stanza esclusiva con oggetti non in mostra per i comuni mortali, la possibilità di tenere tra le mani una chitarra acustica di Prince, fare una foto e un libro di foto di 54 pagine.

Per avere maggiori informazioni sulla mostra di Amsterdam è disponibile il sito mynameisprince.amsterdam. Ricordo che potete leggere la mia intervista a Matt Thorne qui.

Alla fine della sua vita la pop star Prince era un uomo molto religioso, anche se le sue specifiche credenze si erano sviluppate nel corso della sua vita. Nato in una famiglia praticanti di Avventisti del Settimo giorno, trascorreva il  suo tempo nella chiesa del quartiere; ciò gli diede l’interesse negli studi biblici che hanno formato la sua vita e il suo lavoro. Alla fine decise di diventare un Testimone di Geova.

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Sin dalla sua morte nel 2016, i membri della sua famiglia sembrano avere lottato per trovare la maniera migliore per celebrare la sua eredità. La reputazione di Prince lo descrive come mai fermo nel pubblicare la sua musica, ma anche nel fatto di avere pubblicato solo una frazione della sua produzione, con migliaia di canzoni, registrazioni dal vivo, video e film interi reclusi nel suo famoso archivio, che se gestito con attenzione darebbe materiale per tutta una vita.

Eppure fino adesso, tutto ciò che è uscito è una versione più lunga del suo album più famoso, Purple Rain. La famiglia di Prince ha deciso di seguire le orme di Elvis, trasformando lo studio di Prince, Paisley Park, in un’altra Graceland. Ora, My Name Is Prince, la nuova mostra con gli oggetti di Prince, è all’O2 di Londra, dove Prince suonò per 21 sere, condite da 14 aftershow nel 2009.

Howard Bloom, storico di Prince e in precedenza esperto delle pubbliche relazioni, che di recente ha pubblicato l’immenso “How I Accidentally Started the Sixties” (Come ho fatto iniziare gli anni sessanta per caso), ritiene che questo è ciò che Prince ha sempre voluto. “Anche se avrebbe voluto che fosse fatto con seduzione, sorpresa e stile”, mi ha detto. “Prince ha lavorato per attirare l’attenzione del suo pubblico ogni giorno della sua vita.”

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Ho dei sentimenti contrastanti riguardo alla mostra. Mentre ci sono indubbiamente cose interessanti, non sono del tutto sicuro che sia stato ben curato quel senso di seduzione, sorpresa e stile. Prima le cose buone: gli abiti e le scarpe di Prince sono così ben presentati che anche i fan più attenti alla produzione musicale di Prince, invece che al suo guardaroba, capiranno quale sia stata una parte importante dei suoi costumi nelle sue performance e produzioni. Sebbene a volte Prince indossasse abiti firmati, in genere aveva i suoi abiti fatti in casa da un team specializzato di sarti. I manager che firmavano gli assegni possono avere occasionalmente messo in dubbio questa indulgenza spendacciona, ma hanno davvero apportato un elemento aggiuntivo agli spettacoli dal vivo. Prince si presentava ai suoi sarti con concetti complessi, che loro avrebbero fatto diventare realtà. Visto da vicino, la gamma di idee mostrate nei suoi vestiti è affascinante, quasi quanto quella della musica.

Ma lo spettacolo è rovinato dai pannelli in mostra; una chitarra dell’epoca in cui stava scrivendo musica per il film di Tim Burton, Batman, è anacronisticamente descritta come “steampunk”, e la collezione è raggruppata in modo inimmaginabile attorno a giganteschi ingrandimenti di copertine di album. Parte del fascino duraturo del lavoro di Prince è che ha resistito a questa sorta di tassonomia cronologica, poiché lavorava quasi sempre su molti progetti contemporaneamente.

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Un problema più serio è che la parte più affascinante della mostra – i quaderni in cui Prince ha scritto testi e note scarabocchiate su progetti cinematografici – è nascosta sotto vetro e in mostra c’è solo il minimo indispensabile. Per ulteriori trenta sterline, i visitatori possono indossare guanti bianchi e tenere la chitarra di Prince per cinque secondi. Avrei pagato molto di più per indossare i guanti e guardare nel dettaglio questi quaderni. Ho passato sette anni a scrivere un libro su Prince e anche solo le poche pagine di questi libri in mostra rivelano cose che nemmeno i suoi più stretti collaboratori hanno potuto dirmi.

Nel bookshop, tre libri rilegati sulle chitarre di Prince, la moda del cantante e lo studio di Paisley Park – con un testo della scrittrice di musica di Minneapolis e della radio DJ Andrea Swanson – giustificano il loro costo di trentacinque sterline. Ma un facsimile di uno solo di questi quaderni scritti da Prince sarebbe, al confronto, inestimabile. Forse questo deve ancora avvenire; se no, l’opportunità mancata è grande.

C’è sempre il pericolo di produrre dei falsi idoli dalle pop star, e c’è qualcosa nel trattare i pantaloni e gli stivali di un uomo come sacre reliquie che potrebbe sembrare discutibile, se non fosse per la costante insistenza di Prince nel dire che se i fan volessero adorare qualcuno dovrebbero rivolgersi a Dio piuttosto che lui. A parte il suo ego e dei suoi talenti superumani (era in grado di passare  lunghi periodi senza dormire, mangiare e persino, confessò, bere acqua e non si sa se questo stile di vita abbia contribuito o meno alla sua morte precoce), Prince era anche un uomo umile al quale non piaceva altro che parlare ai suoi fan della Bibbia. A volte si preoccupava di essere un “uomo sciocco” che non capiva come funziona la religione. Più tardi ha trovato i ministri per guidarlo con domande spirituali. Mentre Prince vivo non era mai stato così interessato al suo passato; speriamo di approfittarne, la sua famiglia può preparare un futuro più appropriato.

Leggi la mia intervista a Matt Thorne qui.

Due parole sul libro di Rudy Giorgio Panizzi “A volte nevica in aprile”

Ho letto con piacere il libro di Rudy Giorgio Panizzi “A volte nevica in aprile”. Quella che leggete di seguito e’ l’opinione di un altro fan di Prince, cioe’ la mia, che non definirei una recensione.

Il libro e’ la storia di un ragazzo italiano, che negli anni 80, 90 e oltre, trascorreva le proprie giornate affiancato nella musica e nel look da un cantante afroamericano, lontano migliaia di miglia. Il libro inizia piano e, devo dire la verita’, nelle prime pagine non sembra meritare il prezzo della copertina. Scorrendolo, invece, si viene conquistati da Rudy e della sua battaglia per Prince in un Italia disinteressata. Inoltre, farà di tutto per assomigliare fisicamente al suo idolo; il libro sembra sfociare in una sorta di auto-terapia che permetterà a Rudy di diventare, ora che Prince non c`e` piu’, se stesso. Nel tempo, le cose cambieranno e il libro diverte, forse in maniera involontaria; ci sono un paio di aneddoti che sembrano sbucare dalla penna di un autore di sit-com.

L’interesse per l’estetica del personaggio Prince e le sue conseguenze sono la parte piu’ interessante del libro. Trovo invece che Rudy si avventuri in un percorso impervio quando vuole affrontare criticamente la musica, forse per mancanza di strumenti retorici e culturali adeguati (che neppure io ho).

Il libro e’, in conclusione, piacevole da leggere, perche’ integra cio’ che sappiamo di Prince con altri piccoli aneddoti. Come mi diceva Matt nell’intervista di qualche tempo fa, la storia di un artista viene scritta sia dall’artista stesso, ma anche dai critici e dai suoi fan. Il libro di Rudy contiene un bel pezzo della storia italiana di Prince.

Prince – A volte nevica in aprile

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