Kandinskji al Mudec di Milano

fino al 9 luglio al Mudec di Milano c’è la mostra su Kandinskji (qui il link). non sapevo nulla del pittore russo e per questo ho detto di sì quando mi è stata proposta la visita.

ho scoperto così un personaggio davvero particolare. anche se borghese, la vita di Kandinskji non è proprio tra le più tranquille, per esempio a 32 anni lascia il lavoro di avvocato, e di conseguenza viene lasciato dalla moglie, e torna a scuola con ragazzi di 12anni per fare l’artista. l’esposizione di Milano parte dallo studio dell’etnografia e di come l’ha ispirato. poi si ripercorre il primo periodo  sfiorandone l’espressionismo che l’ha reso famoso.

i quadri mi hanno affascinato, ma soprattutto hanno parlato una lingua che conosco quando hanno affrontato il rapporto tra l’artista russo e la musica: per Kandinskji i colori avevano (o hanno) la forza di mandare messaggi e quando chiude gli occhi per ascoltare la musica del Lohengrin di Wagner vede colori che diventeranno i suo quadri. la sinestesia?

nel suo trattato “lo spirituale nell’arte” (presente anche su Amazon) confronta il pittore al pianista: la corda del pianoforte è l’anima legata al colore.

Kandinskji lascia allo spettatore la massima libertà: chi guarda un suo quadro può decidere come farlo, e non sempre partendo dal centro. e quando la fotografia arriva nel mondo dell’arte, Kandinskji capisce che non è più obbligato a raccontare scientificamente un luogo ma usare i colori per raccontare le emozioni. la mostra a quel punto vira verso l’espressionismo: cosa c’è dentro ad un uomo? dobbiamo ascoltarci dove le cose non sono mai definite. possiamo partire da un pensiero positivo (che può essere rappresentato da un cerchio bianco) e vederlo cambiare nel tempo. i colori sono l’oasi sicura di Kandinskji, persino quando, finita la prima guerra mondiale, usa quelli che giudica più tristi o incerti come il grigio.

nota sul personaggio, osservando i suo quadri era giudicato un drogato dai suoi contemporanei, anche considerando le esperienze con l’assenzio di modigliani e picasso, ma Kandinskji era al contrario un  metodico che ripeteva sempre gli stessi gesti tutti i giorni.

la mostra di Kandinskji è un’esplosione di colori, forse incomprensibile, ma affascinante. e, cosa da non dimenticare, un’esibizione dove le opere si possono fotografare (senza usare il flash).

 

il cavaliere errante è al Mudec il bel museo delle culture in zona tortona a Milano fino al 9 luglio.

Simone

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