La lezione di David Letterman

a proposito del raccontare storie ed essere in grado di farlo, uno dei miei preferiti è David Letterman.

la biografia di Letterman è facile da scrivere, per 35 anni (1980-2015) è stato il conduttore del David Letterman Show o Late Show with David Letterman, quasi tutte le sere sulla CBS. in italia la trasmissione era sul satellite e negli ultimi anni su un canale free della Rai.

anche lo show è facile da raccontare: tutte le sere per 35 anni Dave iniziava la trasmissione con un monologo in piedi davanti al pubblico, poi un altro pezzo seduto alla scrivania. intervista o interviste a personaggi famosi, che spesso avevano un film o un libro in uscita. ospite musicale o cabarettista. fine. a volte la trasmissione subiva delle piccole variazioni come l’arrivo della top ten (late show top ten list): un argomento a caso e un elenco spassoso. da questo link ne prendo una: “10 cose che gli U2 hanno imparato nel corso degli anni”. pare che l’idea della top ten venne agli autori di Letterman leggendo di un lista nozze astrusa. la caratteristica era che quando partivano questi segmenti dello show sapevi già cosa aspettarti. così come le poltrone dove tutti gli ospiti (dai presidenti degli Stati Uniti a Maurizio Costanzo) si sarebbero seduti. (per avere altre informazioni sulla struttura della puntata tipo link di wikipedia). su internet il sito dello show dava in anticipo l’elenco degli ospiti: la trasmissione veniva ritrasmessa il giorno dopo e potevo programmare la mia settimana. ripetitivo? forse. di successo? sicuro. perché la variabile era lui. David Letterman. lui aveva uno stile ironico, umoristico e profondo di vedere le cose. uno stile che andava bene per tutti gli argomenti; il pubblico si metteva con fiducia nelle sue mani.

di seguito la mitica ultima puntata

https://youtu.be/7fakUXT0dvE?t=20m21s

ora Letterman, che è in pensione dal 2015, fa uno show su Netflix intitolato “il mio prossimo ospite non ha bisogno di presentazioni“. 2 poltrone davanti a un pubblico in un piccolo teatro. Letterman concentra tutto sull’intervista all’ospite e sul raccontare la storia dell’intervistato. nelle prima puntata l’ex Presidente Barack Obama e nella seconda George Clooney. l’intervista è dedicata a scoprire un lato non noto dell’intervistato, pochissime battute. nella prima puntata con Obama si è parlato di chi l’ha preceduto nella battaglia per i diritti dei neri, mentre Clooney ha parlato del suo impegno politico. non racconto altro per non spoilerare, ma nella seconda puntata si scopre meglio un lato dell’attore comasco che non conoscevo. le battute ci sono, ma sono funzionali ad alleggerire l’ambiente. non solo a far divertire il pubblico. e, soprattutto, Letterman ha introdotto l’uso di approfondimenti fuori dallo studio, con lui che intervista altri ospiti legati alla persona in studio.

https://www.netflix.com/it/title/80209096

anche qui la struttura rimane fissa; all’interno di questa ambientazione è sempre Letterman la variabile di successo. le sue idee e i suoi accenti agli argomenti che vengono trattati. e gli ospiti. oggi Letterman incontra un ex Presidente e un attore impegnato politicamente, ma nella sua vita ha avuto il coraggio di portare qualsiasi persona che potesse essere interessante. giovani musicisti. ragazzi delle scuole. il pubblico si fidava.

cosa ci insegna Letterman? al netto delle differenze tra l’italia e gli Stati Uniti, Letterman ha costruito un colonna vertebrale e su quella si è sentito libero di fare ciò che più amava. lavorava sui contenuti. contenuti spessi, di qualità altissima. un’enorme autoironia e tanta schiettezza. nel corso di 35anni il pubblico (e tra questi pure io) si è fidato e lo si ascolta per vedere cosa tirerà fuori dal suo prossimo ospite. come fare a fidelizzare il proprio pubblico?

Simone

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