Il Black Album di Prince

Discogs, il noto sito per collezionisti di album in vinile, ha stilato la classifica dei 30 dischi più costosi venduti sul loro marketplace in gennaio (link). La prima posizione è stata meritatamente raggiunta da un Black Album di Prince, che è venuto via a quasi 5.600 dollaruzzi. L’edizione venduta per questa cifra (g)astronomica avrebbe una lettera di accompagnamento a conferma della sua autenticità. Oltre a un bel numero 0002 di produzione.

Come mai tutta ‘sta cifra?

Il Black Album avrebbe dovuto uscire poco dopo Sign O’ The Times. Secondo le precise richieste di Prince doveva andare sul mercato senza crediti e senza l’elenco dei brani. In una copertina rigorosamente nera. L’ispirazione era il White Album dei Beatles, e, in parte, il compleanno di Sheila. Alla fine degli anni 80, ma anche all’inizio dei successivi anni 90, se volevi essere una fan Prince figo, ma non solo, dovevi avere ascoltato/comprato/duplicato il Black Album di Prince.

Perché?

La storia del Black Album è tristemente nota.

Per una crisi mistica, forse dovuta a una pastiglia di extasi passata nelle lasagne al barolo, Prince chiese alla Warner di ritirare il Black Album dal mercato dopo che la casa discografica li stava distribuendo. Si parlò anche di uno sgarbo verso Madonna. Alcuni vinili finirono comunque nelle mani dei collezionisti; si disse che nessuno riuscì a fermare la spedizione di una nave che già solcava l’oceano verso l’Europa con il nero vinile di Prince in stiva. Il risultato fu esplosivo: Prince aveva un disco acquistabile solo nel mercato nero. Fu una mossa, probabilmente non voluta, che ottenne il risultato di creare o accentuare il mito verso l’artista.

Ma c’era molto di più.

Forse.

Il Blue Tuesday (una storia mai confermata).

È, martedì, il primo di dicembre 1987 (The Last December?) e Prince passa dall’hotel dove allora vive Cat. Cat, che gli aveva parlato degli effetti di droghe come l’extasy, gli offre un pillola, con una raccomandazione: “sei così piccolo, prendine metà”. Prince non l’ascolterà e ingoierà la pillola intera. Prince torna sulla limousine che l’ha portato da Cat e si dirigerà verso una discoteca.

La discoteca dove Prince finisce è il Rupert’s Nightclub (chiuso dalla fine degli anni novanta). Manca poco più di una settimana all’uscita del Black Album e Prince fa suonare qualche brano del nuovo lavoro per vedere la risposta del pubblico. Una pratica comune per lui. Prince poi si mescola alla folla e viene coinvolto in una fitta conversazione con una cantautrice, poetessa di poco più di vent’anni. Lei è Ingrid Chavez ed è reduce da una sfortunata collaborazione musicale a Minneapolis, dove si era trasferita. Così come Prince, anche la Chavez è cresciuta in una famiglia molto religiosa. Da adulta, però, avrebbe cercato nuove risposte al di fuori dei confini di qualsiasi specifica religione. I due sono affascinati l’uno dall’altra e dopo un po’ si trasferiscono al Paisley Park. Qui continuano la conversazione a proposito di questioni religiose, l’amore, e la vita. Prince, però, non sta bene e sparisce. In attesa di capire come sarebbe finita la notte, Ingrid rimane negli studi.

Verso le 01:30 Karen Krattinger, assistente nei tour di Prince, riceve una chiamata telefonica. Stranamente emozionato, Prince le chiede scusa per essere stato severo con lei e dice: ti voglio bene.

Nelle prime ore del mattino Prince chiede di andare a Paisley Park anche a Susan Rogers, il tecnico del suono con cui aveva lavorato fino a Sign o’ the times. Sono le due del mattino. Susan entra nella sala prove, dove non trova nessuno tranne un paio di candele rosse. Qui sente una voce di donna: “cerchi Prince?” Era Ingrid. “dovevo incontrarlo alle 2” risponde Susan. “beh, è qui da qualche parte” conclude Ingrid.

Mentre la Rogers esce dalla stanza, si trova faccia a faccia con Prince. Probabilmente fatto. “Le sue pupille erano dilatate e non l’avevo mai visto così”. Prince le si piazza vicinissimo e le chiede: “volevo solo sapere: mi vuoi ancora bene?” Susan risponde spaventata: “ti voglio bene e so che tu lo vuoi a me”, ma alla domanda di Prince: “rimani?” Susan risponde uscendo: “No, buona notte”

Qualcosa è cambiato.

Prince è convinto di aver vissuto “una epifania spirituale e morale”, e che la guida di Ingrid gli abbia indicato la strada a una maggiore connessione con Dio e con gli altri.

The Black Album, decide, rappresenta la rabbia e licenziosità da dimenticare.

Alcuni giorni dopo quel 1 dicembre 1987, Prince contatta il presidente della Warner Bros. Mo Ostin ed insiste sul fatto che il Black Album, che sta per essere pubblicato, deve essere fermato. Alla fine Ostin cede a Prince, ma fermare la pubblicazione del Black Album diventa un incubo per la Warner. 500Mila album e musicassette che devono essere distrutte. Pronte per essere mandate ai negozi. Le poche copie che sfuggono alla distruzione diventano introvabili.

Dal punto di vista della Warner, The Black Album è emblematico delle preoccupazioni della major a proposito della carriera di Prince. Le scelte di Prince sembrano andare nella direzione di allontanare il pubblico, invece che aumentare le vendite; il suo materiale è sempre meno accessibile. La Warner vorrebbe riportarlo ai successi di Purple Rain. Ciò che ottenne, invece, è The Black Album.

Poco dopo Prince si butta nella registrazione del Lovesexy, che viene concepito come un documento della sua epifania spirituale. Prevede un importante ruolo per Ingrid Chavez, il che meravigliò i collaboratori di Prince. Ma non solo. I membri della band sembrano confusi dal testo del brano Lovesexy e Prince lo registra nuovamente per chiarire il significato.

Eric Leeds: “non capii il significato della parola Lovesexy, anche la gente non lo capì”.

Il tourbook di Lovesexy contiene un esplicito riferimento a quel Blue Tuesday:

“… Camille rocked hard in a funky place. Stuck his long funk in competition’s face. Tuesday came. Blue Tuesday. His canvas full and lying on the table. Camille mustered all the hate that he was able. Hate 4 the ones who ever doubted his game. Hate 4 the ones who ever doubted his name. Tis nobody funkier let the Black Album fly”. Spooky Electric was talking, Camille started to cry. Tricked. A fool he had been. In the lowest utmostest. He had allowed the dark side of him to create something evil. 2 Nigs United 4 West Compton. Camille and his ego. Bob George. Why? Spooky Electric must die. Die in the hearts of all who want love…”

… Camille ha dondolato forte in un posto funky. Ha sbattuto il suo funk in faccia alla concorrenza. È arrivato il martedì. Il Martedì blu. La sua tela piena è stesa sul tavolo. Camille ha raccolto tutto l’odio che era in grado. Odio per quelli che hanno sempre dubitato del suo gioco. Odia per quelli che hanno dubitato del suo nome. Non è che nessuno di noi funky abbia fatto volare il Black Album. Spooky Electric stava parlando, Camille iniziò a piangere. Fregato. Che stupido era stato. Il più basso dei bassi. Aveva permesso al lato oscuro di lui di creare qualcosa di malvagio. 2 Nigs United 4 West Compton, Camille e il suo ego. Bob George. perché? Spooky Electric deve morire. Morire nel cuore di tutti quelli che vogliono l’amore

Ed anche Cat, per un album mai pubblicato, aveva un brano intitolato “December 1st 1987”

Il Black Album uscì nel 1994. Prince, per quella decisione di pubblicarlo, ottenne 1.000.000 dollari. La critica, ricordo, fu molto… critica. Nel tempo, The Black Album aveva raccolto un mistero e un’attesa che sparirono con la pubblicazione. Ma era anche diversa l’attenzione verso il suo verbo.

Fonte: prince.org – Princevault

Simone