St. Vincent al Magnolia

27 giugno: inizia l’estate dei concerti con il live di St. Vincent al Magnolia in zona Idroscalo a Milano.

St. Vincent in azione al Circolo Magnolia, poco fuori Milano.

Concerto elettrico, elettronico e binario. Un impatto scenico parco nel parco, ma impressionante che esplodeva nella miriade di smartphone che fotografavano e riprendevano la scena. Latex infiniti, musicisti maschi con maschera-parrucche e bellissime luci dietro alle spalle.  Un concerto del 2018. Con tutto il carico di glamrock che ha – ovviamente – ereditato. Lei si posiziona al fianco degli altri musicisti, sulla sinistra. Non è la prima donna. Entra dalla destra con un passo marziale.

St. Vincent (wikipedia) è il lato artistico di Annie Clark. Dal 2003 oggetto delle attenzioni del mondo musicale (in tour con David Byrne nel 2012). Ha uno stile originale – molto – riconoscibile. Sia esteticamente, che musicalmente.

Un’ora e mezza di suoni e ritmi-distopici. Distorti. Passaggi sinfonici e di sperimentazione d’insieme. Armonie improvvisate ben costruite. Arrangiamenti non banali. Tastiere a creare l’ampiezza del suono. Ben distribuite. St. Vincent suona la chitarra principale, onorevole, ma un po’ semplice. Effettata pesantemente. Con una raccolta di immagini inquiete, cupe, dark, di solitudine e di disciplina.

Melodie ossessive. Come ci si merita nel 2018. Melodie complesse. Del 2018. Il cantautore è morto. Non ci sono canzoni. Qui siamo in una forma di qualcos’altro, forse dovuta all’elettronica, forse dovuta a una certa confusione generale o che hanno finito tutte le note e non sanno più dove trovarle e metterle. Nascono questi insiemi di musica che non è soltanto una melodia con la “strofa – ritornello – strofa – ritornello – ponte”. Non è solo la struttura.

Eppure dopo tanto disco elettronica, il concerto termina con due ballate; alla fine bisogna piangere perché si conclude la festa? ma bisogna festeggiare per la bellezza della musica!

Annie costuisce un concerto ben definito e internazionale. Semplice e complesso. Grazie a quella capacità di raccontare le storie che solo gli americani hanno (chissà come mai).

La scenografia che impressiona e impressiona le miriade di smartphone. Che foto di merda.

Rockol con la scaletta del concerto.

Simone

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