intervista a me stesso

Chi sei?

Sono Simone e ho superato da molto i 40 e vado verso i 50.

Come hai iniziato a suonare?

A 8 anni suonavo il Farfisa di casa, lasciato inutilizzato da mio fratello che si faceva regalare il mondo, così giusto per mettere alla prova i suoi genitori. Che erano anche i miei.

E quando hai iniziato a scrivere musica e canzoni?

Ti racconto questa cosa: un’estate al mare invece che portarmi secchiello e paletta, mi sono portato un pentagramma vuoto che ho riempito di note. Alle superiori le cose si sono fatte serie, forse. Le ragazze, gli amici, la scuola, tutto rientrava nei miei testi. Durante un viaggio verso il martedì grasso di venezia, nacque il primo brano Se Hai Scelto Lui.

Suoni in un gruppo o con degli amici, o sei un solista?

Non suono più in un gruppo dai tempi delle superiori. C’era stato qualche accenno di band verso i 23 e 24 anni, ma sono troppo un nichilista e asociale per potermi esercitare in un gruppo. Ci vuole pazienza. Nelle band tutti vogliono suonare la propria musica e non quella via di mezzo che si forma dall’unione di più musicisti.

Spiegati meglio.

La mia epifania è stata quando mi hanno voluto far fare il pezzo alle tastiere di Jump dei Van Halen. Una band che era lontana dalla mia realtà. Troppo bianca. Troppo facile. Troppo fighi. Mi sono guardato allo specchio e mi sono detto: è meglio se scrivo e suono le mie cose.  E poi tutti vogliono fare musica già famosa, le tribute band mi fanno schifo; sono la morte della musica. Insomma, dopo un paio di band, ho capito che la mia dimensione non era quella, con l’apporto del computer ho cominciato a produrre musica in solitario, come una multinazionale americana, brano dopo brano, e qualche volte il brano è finito anche alle vere multinazionali, che se ne sono abilmente fregate.

In quale stile musicale rientri?

La forma canzone elettronica; è stato il mio ambiente iniziale e sarà anche quello al quale tornerò prima di morire. Spero presto.

Addirittura?

Sì, in passato avevo molto tempo da perdere e trascorrevo le ore sperimentando e cercando timbriche nuove. Ora non lo faccio più; è vero che da una parte dobbiamo mantenere  un lato istintivo, ma dall’altro bisogna sudare e studiare.

Cosa intendi?

Provare e scartare gli insuccessi che sono la fortuna più grande per chi crea qualcosa. Non avendo mai creduto nell’ispirazione che cade dall’altro, quando ho smesso di sperimentare è finita anche la mia vena creativa.

Qual è la musica che preferisci?

Prince. Tutto ciò che è funky e il Minneapolis Sound. Quella miscela di disco, rock, synth, batterie elettroniche e chitarre distorte che Prince costruì negli anni 80.

E nella musica classica?

Adoro Mahler. È il mago delle armonie. È triste, depresso e frustrato come me. Era un grande direttore d’orchestra non solo un compositore di sinfonie immaginifiche.

Che musica non ti piace?

Sono curioso. Ascolto di tutto. Posso dirti la musica che non ho ancora capito, cioè il reggae e tutti i suoi derivati. Ci deve essere qualcosa nella musica in levare che mi sfugge. Forse non mi drogo a sufficienza.

E tra gli italiani?

Non ho ancora capito tutti i cantanti italiani osannati ciecamente dalla critica. Tipo Jovanotti, Ligabue o Gianna Nannini. Forse sono io che ne ignoro le qualità. Ogni volta mi riprometto di non parlare male di musicisti affermati ma alla fine non resisto; sono come Salieri nel film Amadeus.

Non mi hai ancora parlato della tua musica.

In realtà ho già accennato al brano più importante: Se Hai Scelto Lui. Racconta di una storia che avvenne quando avevo circa 15 anni. Con la classe delle superiori eravamo stati a Venezia per il martedì grasso. Era il primo marzo.

Te lo ricordi bene.

Altroché. Sul treno del ritorno io mi ero sistemato in uno scompartimento da solo e una compagna di scuola si è avvicinata a me. Sembrava tutto perfetto. Bastava avanzare la richiesta, invece mi ero infilato in una storia già in corso. Sai, la cosa bella di suonare in un gruppo è l’effetto, per così dire, terapia, che gli altri componenti hanno su dite. Infatti, quando ci siamo trovati per scrivere qualche brano, io ho proposto questa breve melodia che ripeteva, appunto, “Se Hai Scelto Lui” e continuava, “gli vuoi davvero bene”. Ma non ero andato avanti con la musica. Mi ero bloccato. Claudio che allora suonava con me mi ha ascoltato e abbiamo continuato il brano. L’abbiamo anche semi- registrato in casa mia. Dopo qualche anno, però, l’ho ripreso in mano e sono ripartito dalla parte che avevo scritto io, completando una nuova canzone. Che è quella che potresti sentire oggi.

Altre storie simili?

Amarti in silenzio è un altro brano al quale sono molto legato. nacque ispirato da un solo al violoncello e per strani motivi (che ora non ricordo) entrò nel cuore di una ragazza e pittrice belga che lo ascoltò decine di volte. Oppure Ancora Qui Piove cdhe mi ricorda i miei 25 anni, quando ero perennemente sotto la pioggia, un momento difficile. in quel periodo ho anche scritto solosolo, un brano che ancora oggi mi porto in giro: ho imparato presto a guadagnarmi da vivere da solo. questi brani nuovamente arrangiati ora sono iTunes e Spotify. Quando ho capito che l’amore, gli affetti non potevano essere l’unico argomento dei miei testi, ho scritto il brano Il Modo In Cui Vanno Le Cose. fu importante chiarire a me stesso i miei limiti.

Hai mai avuto successo con la tua musica?

Mai. Mi piace pensare che sto scrivendo per qualcuno che ancora non è nato.

Hai quasi 50 anni, perché continui?

La mia descrizione che preferisco è “un cretino con lampi di imbecillità”, che pensavo fosse di Carmelo Bene, ma che in realtà appartiene a Marinetti. Però, la frase che meglio descrive ciò che faccio è quella Lao-Tsu: “chi sa fa, chi non sa insegna, e chi non sa insegnare, insegna ai formatori” parafrasata da Pavarotti: “chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare ancora meno la organizza, chi la sa fare così così la critica”. e quindi, io critico la musica degli altri, perché non so come organizzarla, non la insegno e, tanto meno, la faccio professionalmente.

Non ho capito nulla. Ma insomma tu cosa fai?

Quello che faccio è ascoltare tanta musica e/o mettermi al mio DAW  è mettere insieme melodie, armonie, ritmiche per vedere se esce qualcosa di buono.

Perché uno che non ha fatto nulla di concreto nel mondo della musica si permette di criticare la musica degli altri?

L’idea me l’ha data Nick Hornby. lo scrittore inglese autore di alcuni romanzi molto belli – chi è appassionato di musica deve leggere Alta Fedeltà – è, contemporaneamente, un forte lettore di libri e aveva una rubrica di recensioni di libri per la rivista statunitense The Believer. Nick nella sua rubrica elenca i libri che ha acquistato e quelli che ha letto. uno, o anche un paio, è oggetto della sua recensione dettagliata.

Ma Nick Hornby ha avuto un grande successo nel mondo della letteratura e quindi gli si può concedere di leggere e criticare i libri degli altri. Tu, invece, non hai mai avuto successo con la tua musica. Allora perché continui a fare musica e a scrivere di quella che ascolti?

Perché frequento la convinzione che per scrivere bisogna leggere e che per suonare bisogna ascoltare. E perché Antonio Moresco ha pubblicato il suo primo romanzo a 46 anni (circa).

Raccontami della tua presenza su Internet

Nel mondo di Internet ho avuto il mio quarto d’ora di celebrità per un blog su Prince che ho gestito per una decina di anni. Ricevevo email di autori televisivi e di decine di fan, anche incazzati. Il blog era ospitato dalla piattaforma tutta italiana “splinder”, che ora non esiste più, una sorta di microcosmo di blogger che si aiutavano l’uno con l’altro. Al contrario di oggi, allora lo scambio di commenti e di segnalazioni era più anarchico, libero e efficace. Poi proprio come la Settimana Enigmistica il mio blog fu copiato da altri. Fu triste all’inizio, ma poi ho capito che fu un segno del mio successo. Ora che Prince è morto siamo qui ad aspettare il suo sostituto, ma non c’è e non ci sara mai.

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Da quando ho ripreso a fare musica ho aperto Italian Jam.

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