intervista a me stesso

Qui puoi leggere l’intervista che sto facendo a me stesso. Così puoi capire meglio chi sono e cosa voglio. Un paio di avvertenze. Uno: questa è la mia verità. Due: l’intervista è in continuo aggiornamento; vicino alle domande ho aggiunto la data di inserimento.

Buona lettura.

Simone

Chi sei?

Sono Simone e ho superato da molto i 40 e vado verso i 50.

Da dove arrivi?

Vengo da una famiglia umile. I miei genitori si sono spostati dalla campagna della bassa Padania per trovare lavoro a Milano.

Ti volevano bene?

No. Non ero al centro delle loro attenzioni; porto ancora i segni di una infanzia non controllata. Sono sempre stato un bambino curioso, ma mio nonno diceva: con la cultura non si mangia. Giravano pochi libri in casa. Ricordo che la presenza dell’enciclopedia fu oggetto di diverse discussioni tra lui e mio padre.

Cosa leggevi?

I Linus di mio fratello. La mia educazione sessuale è Crepax e i film di Banfi.

Raccontami di tuo nonno.

Era una sorta di patriarca. In casa non si prendeva una decisione se lui non era d’accordo. E spesso ha posto dei veti ai miei genitori, che in casa non avevano una vita. Mio padre si divertiva fuori di casa, mentre mia mamma scappava da sua sorella per essere se stessa.

Una famiglia disunita.

In questo luogo, che non chiamerei famiglia, sembravo non essere in grado di esprimermi o trovare la mia strada.

Come sei riuscito a sopravvivere?

Avevo una fortuna; mi lasciavano spesso solo. Conosco bene la solitudine. I suoi pregi e I suoi difetti; li ho frequentati tutti. Non mi fa paura. Così come non mi fa paura l’idea di morire da solo. Anzi lo trovo eccitante. Dopo avere vissuto tutta la mia vita mi godo finalmente l’unica persona che conosco veramente e che mi conosce nel profondo: me stesso.

Come hai iniziato a suonare?

A 8 anni suonavo il Farfisa di casa, lasciato inutilizzato da mio fratello che si faceva regalare il mondo, così giusto per mettere alla prova i suoi genitori. Che erano anche i miei.

E quando hai iniziato a scrivere musica e canzoni?

Ti racconto questa cosa: un’estate al mare invece che portarmi secchiello e paletta, mi sono portato un pentagramma vuoto che ho riempito di note. Alle superiori le cose si sono fatte serie, forse. Le ragazze, gli amici, la scuola, tutto rientrava nei miei testi. Durante un viaggio verso il martedì grasso di venezia, nacque il primo brano Se Hai Scelto Lui.

Suoni in un gruppo o con degli amici, o sei un solista?

Non suono più in un gruppo dai tempi delle superiori. C’era stato qualche accenno di band verso i 23 e 24 anni, ma sono troppo un nichilista e asociale per potermi esercitare in un gruppo. Ci vuole pazienza. Nelle band tutti vogliono suonare la propria musica e non quella via di mezzo che si forma dall’unione di più musicisti.

Spiegati meglio.

La mia epifania è stata quando mi hanno voluto far fare il pezzo alle tastiere di Jump dei Van Halen. Una band che era lontana dalla mia realtà. Troppo bianca. Troppo facile. Troppo fighi. Mi sono guardato allo specchio e mi sono detto: è meglio se scrivo e suono le mie cose.  E poi tutti vogliono fare musica già famosa, le tribute band mi fanno schifo; sono la morte della musica. Insomma, dopo un paio di band, ho capito che la mia dimensione non era quella, con l’apporto del computer ho cominciato a produrre musica in solitario, come una multinazionale americana, brano dopo brano, e qualche volte il brano è finito anche alle vere multinazionali, che se ne sono abilmente fregate.

In quale stile musicale rientri?

La forma canzone elettronica; è stato il mio ambiente iniziale e sarà anche quello al quale tornerò prima di morire. Spero presto.

Addirittura?

Sì, in passato avevo molto tempo da perdere e trascorrevo le ore sperimentando e cercando timbriche nuove. Ora non lo faccio più; è vero che da una parte dobbiamo mantenere  un lato istintivo, ma dall’altro bisogna sudare e studiare.

Cosa intendi?

Provare e scartare gli insuccessi che sono la fortuna più grande per chi crea qualcosa. Non avendo mai creduto nell’ispirazione che cade dall’altro, quando ho smesso di sperimentare è finita anche la mia vena creativa.

Qual è la musica che preferisci?

Prince. Tutto ciò che è funky e il Minneapolis Sound. Quella miscela di disco, rock, synth, batterie elettroniche e chitarre distorte che Prince costruì negli anni 80.

Cos’ha Prince che gli altri non hanno?

Prince è nato in una famiglia povera, da un padre musicista e una madre cantante. Ma erano poco più che dilettanti. Il padre non ha mai avuto successo come musicista. Non lo si può ritenere un figlio d’arte eppure è riuscito a sfondare nel mondo della musica. Un mondo molto chiuso e dedicato a chi c’è già dentro. Guarda in Italia con i vari figli di cantanti e autori che continuano la carriere dei genitori. Senza avere talento (nè i genitori, nè i figli). Invece Prince senza avere una passaporto musicale ereditato dai propri genitori, tranne la passione, è riuscito a portare una città del midwest come capitale della musica negli anni 80. Un po’ come se da domani il centro della musica italiana diventasse Belluno. O Macerata.

Sarebbe fantadiscografica.

Infatti. Prince c’era riuscito creando un mix di suoni e arrangiamenti elettronici e distorti. E raccontando la storia della sua vita nel film Purple Rain. Oltre al mistero che non si è mai capito quando giocasse con le sue idiosincrasie. O si prendesse in giro. Io prediligo questa ultima ipotesi.

Cioè?

Prince non si prendeva molto sul serio. E lasciava spesso dei vuoti nei suoi discorsi. Raccontava solo una parte della storia. Il resto lo lasciava all’immaginazione delle persone. Che costruiscono il resto della storia come meglio possono. Spesso raccontando una storia che non esiste.

Parlami della musica classica.

Adoro Mahler. È il mago delle armonie. È triste, depresso e frustrato come me. Era un grande direttore d’orchestra non solo un compositore di sinfonie immaginifiche.

Vai spesso ai concerti?

Una volta ne frequentavo molti di più e l’elenco lo puoi leggere sul mio sito. Ho visto decine di volte i Pooh che sono stati la mia passione fino al 1990.

Fino a Sanremo.

Proprio fino a quel giorno. Fu il più grande errore che Facchinetti e soci potessero fare. Fu come svendere la musica per un tozzo di pane. La canzone non era neanche male, ma troppo puzza di bruciato. D’altronde la loro casa discografica era finita in mani straniere. Credo che dovessero trovare una quadra.

Chi altri sei andato a sentire dal vivo?

Per diversi anni, intorno al 1995, sono stato abbonato de La Scala. Andavamo alla sinfonica. Uno spettacolo sia sul palco che fuori. Avevamo due abbonamenti in galleria. Un anno tutti i concerti sono stati diretti dal maestro Muti. Uno che è simpatico come quelli che parcheggiano in doppia fila con le doppie frecce. Ma che musica. E che qualità di musicisti. Favolosi. Quei concerti mi servirono per sviluppare il mio gusto musicale. Come assaggiare tutti i giorni i piatti di un grande cuoco come Gualtiero Marchesi.

E nel pop?

Ho visto Sting, grande classe. Ho visto Mariah Carey con un concerto in stile Hollywood. E Whitney Houston con un palco minuscolo, ma lei era immensa. Oppure Tina Turner che mi ha deluso; che noia. A metà concerto sono venuto via. Tutti i brani uguali.

Che musica non ti piace?

Sono curioso. Ascolto di tutto. Posso dirti la musica che non ho ancora capito, cioè il reggae e tutti i suoi derivati. Ci deve essere qualcosa nella musica in levare che mi sfugge. Forse non mi drogo a sufficienza.

E tra gli italiani?

Non ho ancora capito tutti i cantanti italiani osannati ciecamente dalla critica. Tipo Jovanotti, Ligabue o Gianna Nannini. Forse sono io che ne ignoro le qualità. Ogni volta mi riprometto di non parlare male di musicisti affermati ma alla fine non resisto; sono come Salieri nel film Amadeus.

Non mi hai ancora parlato della tua musica.

In realtà ho già accennato al primo brano: Se Hai Scelto Lui. Racconta di una storia che avvenne quando avevo circa 15 anni. Con la classe delle superiori eravamo stati a Venezia per il martedì grasso. Era il primo marzo.

Te lo ricordi bene.

Altroché. Sul treno del ritorno io mi ero sistemato in uno scompartimento da solo e una compagna di scuola si è avvicinata a me. Sembrava tutto perfetto. Bastava avanzare la richiesta, invece mi ero infilato in una storia già in corso. Sai, la cosa bella di suonare in un gruppo è l’effetto, per così dire, terapia, che gli altri componenti hanno su dite. Infatti, quando ci siamo trovati per scrivere qualche brano, io ho proposto questa breve melodia che ripeteva, appunto, “Se Hai Scelto Lui” e continuava, “gli vuoi davvero bene”. Ma non ero andato avanti con la musica. Mi ero bloccato. Claudio che allora suonava con me mi ha ascoltato e abbiamo continuato il brano. L’abbiamo anche semi- registrato in casa mia. Dopo qualche anno, però, l’ho ripreso in mano e sono ripartito dalla parte che avevo scritto io, completando una nuova canzone. Che è quella che potresti sentire oggi.

Altre storie simili?

Amarti in silenzio è un altro brano al quale sono molto legato. nacque ispirato da un solo al violoncello e per strani motivi (che ora non ricordo) entrò nel cuore di una ragazza e pittrice belga che lo ascoltò decine di volte. Oppure Ancora Qui Piove cdhe mi ricorda i miei 25 anni, quando ero perennemente sotto la pioggia, un momento difficile. in quel periodo ho anche scritto solosolo, un brano che ancora oggi mi porto in giro: ho imparato presto a guadagnarmi da vivere da solo. questi brani nuovamente arrangiati ora sono iTunes e Spotify.

Hai scritto dei brani più filosofici? (13/3/2018)

Sì. Quando ho capito che l’amore, gli affetti non potevano essere l’unico argomento dei miei testi, ho scritto il brano Il Modo In Cui Vanno Le Cose. fu importante chiarire a me stesso i miei limiti.

E un brano che ha significato un momento di svolta? (13/3/2018)

Ultima Canzone. Adesso un artista americano Mark Balma l’ha preso e l’ha riarrangiato in una maniera spettacolare. Onirica. Lo puoi ascoltare qui.

Perché è importante? (13/3/2018)

Quando ero un ragazzo e andavo alle superiori ero innamorato di una ragazza. Andavamo in due scuole vicine. Scendavamo alla stessa fermata del metrò, quella di Cimiano. Poi lei andava verso una strada e io un’altra. Però abitavamo nello stesso paese fuori Milano e ci vedavamo spesso. Ma io non ho mai trovato il coraggio di parlarle. Mai. Ci guardavamo, ci studiavamo, ma nulla. Tipo il mutismo selettivo del personaggio di Rajesh delle prima stagioni di Big Bang Theory. La storia è continuata così per lungo tempo. La incontravo sotto casa oppure in giro per il paese, ma non c’era nulla da fare. Non ho mai detto una parola. Poi una mia compagna di scuola mi ha detto: perché non le scrivi una cartolina? E così ho fatto, le ho scritto una cartolina, poi un’altra e poi un’altra. Non finivo più. Intanto però ho fatto il militare, ho iniziato a lavorare e mi sono infilato nella settimana da lunedì al venerdì. Finchè un giorno mi sono trovato il suo ragazzo davanti per dirmi che non avrei dovuto più scriverle.

E tu cos’hai fatto? (13/3/2018)

Mi sono seduto e ho registrato il brano. E da quel giorno l’ho dimenticata. E senza mai averle detto nulla.

Hai mai avuto successo con la tua musica?

Mai. Mi piace pensare che sto scrivendo per qualcuno che ancora non è nato.

Provi a descriverti?

La mia descrizione che preferisco è “un cretino con lampi di imbecillità”, che pensavo fosse di Carmelo Bene, ma che in realtà appartiene a Marinetti. Però, la frase che meglio descrive ciò che faccio è quella Lao-Tsu: “chi sa fa, chi non sa insegna, e chi non sa insegnare, insegna ai formatori” parafrasata da Pavarotti: “chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare ancora meno la organizza, chi la sa fare così così la critica”. e quindi, io critico la musica degli altri, perché non so come organizzarla, non la insegno e, tanto meno, la faccio professionalmente.

Perché insisti a quasi 50 anni?

Perché sono innamorato di lei che sta con me. Non sono ancora riuscito a scrivere un brano per lei, perché non so trovare le parole. Il mio amore per lei è immenso, ma se non so trovare le parole e la melodia tutto questo non serve a nulla.

E tu cosa fai per cercare le melodie giuste?

Quello che faccio è ascoltare tanta musica e/o mettermi al mio DAW  è mettere insieme le cose armonie e ritmiche per vedere se esce qualcosa di buono.

Perché uno che non ha fatto nulla di concreto nel mondo della musica si permette di parlare della musica degli altri?

L’idea me l’ha data Nick Hornby. lo scrittore inglese autore di alcuni romanzi molto belli – chi è appassionato di musica deve leggere Alta Fedeltà – è, contemporaneamente, un forte lettore di libri e aveva una rubrica di recensioni di libri per la rivista statunitense The Believer. Nick nella sua rubrica elenca i libri che ha acquistato e quelli che ha letto. uno, o anche un paio, è oggetto della sua recensione dettagliata.

Ma Nick Hornby ha avuto un grande successo nel mondo della letteratura e quindi gli si può concedere di leggere e criticare i libri degli altri. Tu, invece, non hai mai avuto successo con la tua musica. Allora perché continui a fare musica e a scrivere di quella che ascolti?

Perché frequento la convinzione che per scrivere bisogna leggere e che per suonare bisogna ascoltare. E perché Antonio Moresco ha pubblicato il suo primo romanzo a 46 anni (circa).

Raccontami della tua presenza su Internet

Nel mondo di Internet ho avuto il mio quarto d’ora di celebrità per un blog su Prince che ho gestito per una decina di anni. Ricevevo email di autori televisivi e di decine di fan, anche incazzati. Il blog era ospitato dalla piattaforma tutta italiana “splinder”, che ora non esiste più, una sorta di microcosmo di blogger che si aiutavano l’uno con l’altro. Al contrario di oggi, allora lo scambio di commenti e di segnalazioni era più anarchico, libero e efficace. Poi proprio come la Settimana Enigmistica il mio blog fu copiato da altri. Fu triste all’inizio, ma poi ho capito che fu un segno del mio successo. Ora che Prince è morto siamo qui ad aspettare il suo sostituto, ma non c’è e non ci sara mai.

Cosa pensi dei social? (13/3/2018)

Li uso un po’ tutti e un po’ come tutti ho dei dubbi; non ne capisco fino in fondo la necessità. Mi rendo conto che mi portano via tanto tempo, ma che mi permettono di conoscere e farmi conoscere.

Hai un social che preferisci? (13/3/2018)

Credo che Facebook sia ancora il migliore. Tutti dicono che Zuckerberg stia per fallire, ma è sempre lì. Twitter è molto sexy e può dare soddisfazioni. Adoro Linkedin; ti sembra di poter cambiare lavoro ogni 10 minuti; in pratica non serve a nulla. Poi cosa rimane?

Instagram? (13/3/2018)

Ecco Instagram è il regno degli influencer: ‘na merda. Le Ambra Angiolini di domani. Pessimo. Però adoro la fotografia; mi diverte vedere le cagate che fotografano gli altri. Ora che tutti hanno in mano una macchina fotografica sono diventati tutti fotografi. Come dire che basta avere in mano le chiavi di un’auto per diventare un pilota di formula uno.

E a proposito di Whatsapp? (13/3/2018)

Guarda, oramai mi aggiungono a dei gruppi senza neppure chiedermi il consenso. E se esci da un gruppo vieni visto male. C’è gente che lo usa per fare finta di essere amico di qualcuno e per tentersi il posto di lavoro. E’ utile per … non mi viene in mente nulla. Io ne farei a meno, ma se non ce l’hai ti prendono per matto.

Parlarmi ora di questo sito

Da quando ho ripreso a fare musica ho aperto Italian Jam.

Perché Italian Jam?

Canto in italiano e l’Italia è una grande marmellata.

Sei credente? (13/3/2018)

Sono ateo.

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Interviste: Mondi Immaginari – … – … – Se vuoi intervistarmi: theitalianjam@gmail.com