Prince non sapeva cosa fosse la paura

L’ex amministratore delegato Warner Bros. , Mo Ostin, ricorda il suo lungo rapporto con Prince

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Mo Ostin e Quincy Jones il 9 aprile 2017 alla serata “Quincy Jones and The Jazz Foundation of America at Vibrato” a Los Angeles.

Nota del redattore: questa intervista è stata fatta a Mo Ostin, storico AD della Warner che scritturò Prince giovanissimo, all’indomani della morte del musicista. Grazie a G per la traduzione.  Buona lettura. S

La grande ironia della famigerata battaglia di Prince con Warner Bros. Records riguardo la proprietà della sua musica è il fatto che la società -con la quale aveva firmato accordi per i primi 19 anni della sua carriera- era stata una delle maggiori etichette della storia con un approccio amichevole verso gli artisti. Dalla fine degli anni ’60 alla metà degli anni ’90, la Warner, etichetta con base in California, favorì le carriere di Jimi Hendrix, Joni Mitchell, Neil Young, Van Halen, Fleetwood Mac, Randy Newman, the Grateful Dead, R.E.M., the Red Hot Chili Peppers e, certamente, di Prince in una cultura innovativa e a ruota libera ma economicamente responsabile che fu tanto vincente quanto di tendenza.

Al timone di questa nave ci fu il membro del Rock and Roll Hall of Fame Mo Austin. Sottratto dalla Verve Records nel 1960 da Frank Sinatra per gestire la sua nuova etichetta Reprise, Ostin convinse il suo boss a lasciargli mettere sotto contratto artisti rock – e il primo che firmò furono i The Kinks. La Reprise fu acquistata dalla Warner nel 1963, e la società aggregata divenne presto la casa che Mo costruì – quella che ha presieduto come presidente, poi come amministratore delegato, sino al 1994.

L’era di Ostin alla Warner copre la maggior parte del picco creativo di Prince, dalla sua firma nel 1977 ai suoi milioni di copie dell’era Purple Rain all’ampiamente pubblicizzata battaglia con l’etichetta. Le accuse di Prince contro l’etichetta resero perplessi molti artisti e dirigenti che conoscevano la natura di gentiluomo di Ostin e la sua cultura artisticamente amichevole, e i rapporti dell’artista con l’etichetta si fecero solamente sempre più polemici sotto la successiva dirigenza Warner, finché alla fine rispettò il suo contratto e abbandonò l’etichetta nel 1996– per tornare solamente nel 2014 , quando la Warner era sotto un nuovo assetto proprietario e manageriale.

Innanzitutto, sono desolato per tutti voi ma specialmente per quanti di voi hanno lavorato con lui e lo conoscevano da così tanto tempo.

È davvero una situazione tragica, non è ancora chiaro cos’è accaduto esattamente. Sembrava essere in incredibile forma fisica in tutti gli anni che fui associato a lui. Era semplicemente fantastico. La gamma del suo talento era oltre ogni immaginazione.

Ci fu qualcuno col quale hai lavorato che potresti paragonare a lui ?

Bene, Sinatra, in un modo differente, era incredibilmente prolifico, e certamente le sue esibizioni erano entusiasmanti – sul palco era elettrico. Ma Prince era qualcosa di unico e a se stante. Era un artista unico nel suo genere.

Ricordi come hai sentito parlare di lui la prima volta ?

Il nostro capo promozioni al tempo, Russ Thyret, ebbe una demo dal nostro uomo promozioni in Minnesota , Owen Husney -più tardi divenne il manager di Prince. Fummo assolutamente sbalorditi e volevamo farlo firmare immediatamente . C’era grande competizione perchè tante altre persone sapevano di lui -A&M e Columbia stavano tentando di farlo firmare, e la cosa divenne molto competitiva. Ma A&M voleva le sue edizioni e lui non intendeva cedere, così si allontanò da loro. Columbia voleva fare un accordo per soli due LP, così decidemmo che avremmo fatto un accordo per tre LP in quanto credavamo in lui molto convintamente. Inoltre, poiché davamo valore agli artisti, lui firmò con noi.

Prince voleva realizzare il suo album d’esordio da sé -era enormemente sicuro di sé, persino a 19 anni. Maurice White, fondatore degli Earth, Wind and Fire, era interessato a produrlo e certamente volevamo che Prince fosse in studio con qualcuno che aveva esperienza e attività comprovata. Così facemmo pressione per Maurice White, ma Prince era veramente, veramente ostinato -era un ragazzo che voleva il controllo, cosa assolutamente importante per lui. Così lo mandammo in studio per valutare se fosse in grado di produrre il proprio materiale, e immediatamente ci rendemmo conto che ne ne era capace.

Sul primo album di Prince, l’ingegnere del suono Tommy Vicari, è accreditato come produttore esecutivo .

Sicuramente Prince ebbe un aiuto tecnico e forse un aiuto dal settore sviluppo talenti, ma praticamente fu l’unico produttore.

Ti ricordi quando lo hai incontrato la prima volta e quale fu la tua impressione ?

Sì , lo ricordo. Dopo che firmò andammo a pranzo con lui, e scoprimmo che era incredibilmente timido, davvero taciturno -intendo, parlava a malapena, ed era difficile per lui dichiararsi e raccontare, così sono sicuro che fosse davvero a disagio nell’incontrare tutti quei produttori discografici . Era davvero, davvero timido e non parlava molto; a quel primo incontro fummo davvero presi alla sprovvista da quanto poco parlasse. Ma quando arrivavi alla musica, era allora che poteva davvero brillare.

Era così anche in privato?

Faccia a faccia era molto più a suo agio. Era davvero un incredibile bravo ragazzo con il quale conversare. Era pieno di idee, e aveva un formidabile senso dell’umorismo, era sempre affascinante, era molto divertente stare con lui. Arrivava e mi faceva visita ogni volta che era a Los Angeles.

Quando finiva un disco lo portava nell’ufficio e lo raccontava a me e a Lenny Waronker, presidente di lunga data della Warner Bros., accompagnandoci attraverso di esso mentre ce lo suonava – faceva commenti, cantava i testi che pensava non potessimo udire chiaramente. Era un’esperienza davvero interessante averlo nella stanza mentre suonava il disco per noi e ce lo raccontava in una sorta di radiocronaca.

Me lo sto immaginando spiegare i testi di canzoni come “Head”…

Arrivava in modo diretto e cantava nel tuo orecchio ! Successivamente andavamo a Paisley Park per ascoltare il nuovo materiale. Saltava sempre fuori con incredibili idee, era incredibilmente intelligente. Aveva idee riguardo a marketing, video, altri artisti . Ci portava nello studio, salivamo al suo appartamento dove eravamo soliti pranzare, e parlava praticamente in un flusso continuo di pensiero. Quelli erano davvero degli incontri divertenti.

Aveva già il controllo dei suoi affari come dimostrò di averne più tardi?

Secondo me all’inizio non era così raffinato, ma era davvero molto ben rappresentato. Lasciò Owen Husney e incaricò Bob Cavallo, Steve Fargnoli e Joe Ruffalo, e loro erano degli amministratori molto forti. Noi avevamo rapporti con Rob da anni in quanto avevamo firmato the Lovin’ Spoonful con John Sebastian dopo che lasciarono MGM, e ogni genere di altri atti che lui rappresentava. Prince, per quanto riguardava la sua gestione, era in buone mani, e loro avevano il migliore degli avvocati in città, Lee Phillips. Sebbene Prince non sapesse molto di affari, aveva un ottimo istinto.

Ci fu uno sforzo notevole per portarlo al pubblico bianco con 1999 e Purple Rain?

No, non deliberatamente da parte nostra. Intendo, penso che potrebbe averlo considerato. Indubbiamente, quando ci propose l’idea di fare il film riconobbe quale potenziare potesse avere se fosse stato un successo.Si anticipò a noi, attraverso il suo management, per dire che voleva fare un film. All’epoca noi credevamo fortemente in lui, ma era difficile da vendere –non aveva alcuna esperienza in quel settore e non era ancora un enorme artista. Ma incontrai l’allora capo di produzione alla Warner Pictures , Mark Canton, e lo convinsi che doveva rischiare un po’ di soldi per fare un film con lui. L’alto dirigente nella compagnia aveva dei dubbi in proposito, e nell’intento di portarli a impegnarsi, il management, e probabilmente Prince stesso, accettò di anticipare dei soldi . Dicemmo alla casa cinematografica che noi – la compagnia discografica- avremmo garantito ogni spesa che uscisse dal budget . Fu questo che chiuse l’affare di parte del contratto . E certamente Purple Rain fu spropositato. Credo che l’album rimase numero uno per 24 settimane, e aveva due singoli al numero 1, “When Doves Cry”,” Let’s Go Crazy” e poi “Purple Rain” che arrivò al secondo posto.

Ci furono esitazioni riguardo al fare di “When Doves Cry” il primo singolo da un tale grande progetto? E’ uno dei più inusuali singoli numeri uno di tutti i tempi.

È così . Non sono sicuro che volevamo sceglierlo come primo singolo, ma abbiamo avuto un fantastico riscontro dalle radio. Quando ci fu quel tipo di risposta, andammo avanti.

Quale fu la tua reazione quando arrivò con Around the World in a Day, che è un album molto meno commerciale come disco a seguire? Purple Rain stava ancora andando forte.

Fummo davvero, davvero favorevoli riguardo a tutti i suoi dischi– era così versatile che niente che proveniva da lui poteva sorprenderci. Eravamo fortemente di supporto agli artisti– eravamo d’accordo decisamente con i suoi desideri su ognuna delle sue pubblicazioni.

Hai detto che era abituato a venire a suonare i suoi album quando erano pronti. Sign O’ the Times ebbe molte iterazioni, incluso una versione come album triplo. Venne e ti suonò ognuna di queste versioni? 

Non suonò tutto quanto, ce lo lasciò. Arrivò come un triplo album, e poi, dopo che lo tenemmo con noi, decidemmo che se lui avesse eliminato qualcosa che non pensavamo fosse così forte, avremmo avuto un album migliore. A dire il vero Lenny ebbe una conversazione con lui, e lui accettò la cosa.

Le cose non andarono proprio tutte lisce con il Black Album, che Prince richiamò improvvisamente pochi giorni prima che venisse pubblicato. 

Ciò è accaduto, avevamo una campagna pubblicitaria in merito alla pubblicazione del disco Sign O’ the Times, e poi ci sarebbe stata una campagna di pubblicità del tutto nuova connessa alla distribuzione del film Sign O’ the Times, più tardi nel 1987. Ma mentre stavamo promuovendo il disco, andò in un sacco di discoteche -lo avrebbe sempre fatto- e sentì che i suoi dischi non erano suonati ed era veramente arrabbiato. Così decise che voleva fare un disco che fosse molto più ballabile e  creò il Black Album. Insistette che lo pubblicassimo nello stesso periodo in cui stavamo lavorando al Sign O’ the Times e questo avrebbe distrutto il nostro intero piano marketing. Provammo a parlargli per dissuaderlo: “Non puoi pubblicare un disco che interferisce con il disco esistente.” Ma lui insistette, e nuovamente accettammo la cosa.

Ma poi, ebbe un ripensamento. Dopo che stampammo i dischi in tutto il mondo per la pubblicazione ci chiamò e disse che voleva rimandare e aspettare finché avessimo completato la nostra campagna. Gli dicemmo che avevamo speso un sacco di soldi per preparare questa cosa pronta per il mercato, e lui disse ” Guarda, voglio che prendiate tutti quei dischi e li distruggiate e pagherò per qualsiasi spesa che voi ragazzi avete sostenuto per farli.” E realmente ci pagò i suoi diritti d’autore.

Avevi già avuto la stessa esperienza con Neil Young, non ha rottamato centinaia di migliaia di copie del Comes a Time del 1978 perché decise che non gli piaceva il mixaggio?  

Sì, abbiamo avuto la stessa esperienza con molti artisti. Non so se sai che Frank Sinatra utilizzò un recitato di Gunga Din, il poema di Rudyard Kipling, dopo Strangers in the Night! (Risata). E voleva che venisse pubblicato!

Davvero

Sì! Lo bloccai, e allora lui ed io avemmo una…(ridacchia)…una discussione abbastanza accesa riguardo la cosa perché avevo interferito con i suoi desideri. Era davvero arrabbiato, mi disse che voleva far uscire immediatamente l’album. Così lo preparammo per la pubblicazione, lo inviammo alle radio, e avemmo una risposta davvero negativa. Il disco era nei centri di distribuzione, non era ancora andato nei negozi, così lo chiamai e dissi “Frank, abbiamo ottenuto un terribile, terribile riscontro con il disco di Gunga Din“,  e lui disse “Mo, se è così, vedi se puoi eliminarlo e ritirarlo”. Così ci eravamo già passati prima.

Prince disse che la Warner Bros. limitava la sua creatività non permettendogli di pubblicare la musica abbastanza velocemente, e uno dei suoi precedenti manager ci disse che il suo contratto richiedeva solo un album all’anno, presumibilmente per garantire che lui non consegnasse meno del dovuto, ma sarebbe stata una violazione contrattuale per lui superare gli accordi di consegna stipulati?

Non ricordo che avesse la restrizione di un album all’anno. So che abbiamo avuto una conversazione riguardo ciò, ma non ricordo che fosse nel contratto. Quando voleva che uscisse qualcosa non c’era modo di fermarlo. Pubblicò circa 40 album, e durante il mio periodo, probabilmente metà di essi. Per cui è sempre stata una battaglia, c’è sempre stato qualche problema riguardo le pubblicazioni. Ma nella maggior parte dei casi  prevaleva lui.

Disse, quando il rapporto entrò negli anni ’90, che la Warner gli stava impedendo di pubblicare tutta la musica che voleva realizzare. Si stava riferendo a quelle conversazioni? 

Non sono sicuro di ciò a cui si stava riferendo esattamente. La sua più grande preoccupazione fu sempre il diritto di proprietà sui dischi che aveva creato, che è comprensibile. Avevamo sia le sue registrazioni che le edizioni, sebbene prima ti ho detto che una delle ragioni che non lo fecero firmare con A&M fu perché loro insistevano affinché le edizioni fossero parte del contratto e noi non lo facemmo. Più tardi stipulammo con lui un contratto per acquisire le sue edizioni. La rabbia verso di noi in realtà emerse per la sua ossessione con la proprietà del suo stesso lavoro.

Senti che la sua rabbia era diretta verso l’idea dell’industria musicale piuttosto che alla Warner Bros. in particolare? 

Probabilmente. Ma poiché  lui era un artista Warner e noi i proprietari dei master, molta rabbia era indirizzata a noi, e ciò fu il motivo per cui cambiò il suo nome e divenne un simbolo e divenne “The Artist Formerly Known As Prince” e si mise quella cosa “slave” sulla faccia. Non sono sicuro se ci fosse qualche aspetto razziale in ciò. Ma lui davvero ci fece passare dei brutti momenti per questo, ci tormentava costantemente per dargli la proprietà dei suoi dischi. Come sai, uno dei maggior capitali di qualunque compagnia discografica è il proprio catalogo, così era davvero, davvero importante per la compagnia discografica prenderne possesso. 

E venne da te tipo, “Ridammi la mia discografia, è come dovrebbe essere, nonostante i contratti”? 

Già. Era davvero, davvero insistente e non mollava. E come sai, non tornò al nome Prince finché non lasciò la Warner Bros.

La tua relazione con lui divenne conflittuale, ti sentisti tradito dal suo comportamento? 

No. Mi infastidì, ma capivo da dove proveniva. Ricordo che quando Reprise fu venduta alla Warner Bros., c’era una differenza di prezzo che la Warner voleva pagarci. E per arrivare a un compromesso a un minor prezzo una delle cose che la Warner doveva accettare era permettere a Frank Sinatra la proprietà dei suoi master. Anche Dean Martin possedeva i suoi master. In Reprise, poiché era una compagnia che era di un artista, abbiamo sempre voluto un ambiente che fosse uno di quelli dove l’artista era favorito.

E quella cosa “schiavo” ti ha solo infastidito? Erano solo affari? 

Sai, era seccante, perché era abbastanza ostinato, e l’idea che lo avevamo schiavizzato e lo avevamo trattato ingiustamente e che avevamo approfittato di lui era fastidiosa, perché a noi pareva che non fosse certamente accaduto. Ma non abbiamo mai avuto realmente cattive, gravi, rabbiose discussioni riguardo ciò. Prendemmo una posizione con lui, gli dicemmo che non gli restituivamo i suoi master e tuttavia lui insisteva sempre per farci pressione, noi abbiamo tenuto la posizione. Persino molti anni dopo, quando Edgar Bronfman divenne presidente della compagnia e l’assetto proprietario cambiò, Prince gli fece pressione per riavere i master. 

Quando eri in contatto con lui molto dopo che non stavi lavorando con lui? 

No, non lo facevo.

Ricordi l’ultima volta che lo hai visto o gli hai parlato?

Non mi ricordo.

Cosa stai facendo in questi giorni? 

Sono in pensione, ho 89 anni. Ma sono ancora consulente della Warner Bros. rispetto agli affari, allo sviluppo talenti, qualsiasi problema che pensino che possa essere appropriato per me. E sono nel consiglio della USC School of Music e anche della UCLA School of Music. Così sono coinvolto, ma ovviamente sono molto più limitato nelle mie attività. Non ci vado dal 2002-2003.

C’è un particolare ricordo di Prince o un momento che risalta su tutti gli altri? 

Ce ne sono molti.  Lui era incredibilmente competitivo con Michael Jackson. Quando pensi agli anni ’80, quelli furono veramente i due geni della decade, e il contrasto era come tra i Beatles e i Rolling Stones. Michael lo ammirava enormemente, e quando Michael stava preparando l’album Bad, voleva che Prince ci suonasse su. Ricevetti una telefonata da Quincy Jones, che stava producendo l’album, e mi chiese se potevo organizzare una conferenza telefonica con Prince e Michael. Così feci, e Michael e Quincy chiesero a Prince se voleva suonare nella canzone Bad, volevano fare un duetto. Non penso che Prince abbia mai avuto intenzione di esibirsi con Michael ma fu davvero, davvero educato e disse “Guarda, Michael, sei un grande artista. Fai grandi dischi. Non hai bisogno di me.” E declinò di partecipare al progetto.

Altri? 

Bene, ci fu una questione con il Black Album. Time Inc e Warner si erano fuse, e noi eravamo in una specie di riunione di amicizia aziendale col Time magazine in Jamaica, penso fosse. E là c’erano molte persone e Lenny stava conversando con un ragazzo, Dick Stolley, che era davvero un importante scrittore ed editore per Time Magazine, era il tipo che di fatto acquistò e divulgò i video dell’assassinio di Kennedy. Io penso che fu lui a saltar fuori con l’idea del People magazine. Non so come uscì il discorso del Black Album, e Stolley certamente divenne molto interessato chiedendoci se volevamo inviargliene una copia. Bene, Prince ci aveva chiesto di distruggerle così gli dissi di no. Ma lui disse “Per favore, speditemi l’album, lo terrò nascosto,” e ogni genere di cosa.

Alla fine, dissi, “Bene, possiamo fidarci di Stolley, è un ragazzo che ha un’incredibile reputazione e molta onestà. Lasciamo che lo abbia.”

Avevamo ancora alcuni dischi nei nostri magazzini, avevamo distrutto la maggior parte di essi ma ne tenevamo alcuni, solo per averli, e eravamo d’accordo di spedirne a Stolley una copia. Non molto tempo dopo questo, Prince comparve nel nostro ufficio con Kim Basinger. Aveva appena finito la colonna sonora di Batman e aveva fatto una registrazione discografica con lei che durava circa 20 minuti (The Scandalous Sex Suite) e voleva suonarcela. Noi eravamo nell’ufficio di Lenny e mentre stava suonando il disco, Prince si è alzato da dove era seduto, è andato alla scrivania di Lenny, e là, sulla sua scrivania c’era una copia del Black Album che stavamo per spedire a Stolley. La guardò, la prese, la remise sulla scrivania e non fece commenti. Io inventai qualunque cosa potessi, e gli dissi che questo era qualcuno di cui potevamo fidarci e che poteva essere importante per ottenere visibilità per Prince, forse una copertina sul Time magazine, chi poteva sapere? Si scoprì essere un problema minore di quanto pensavamo potesse essere, ma i nostri cuori caddero quando lo videro prendere quell’ album.

Hai un’idea riguardo a quante copie originali avevi tenuto? 

No, non ce l’ho.

Potrebbe essere stato un centinaio di copie, non ne ho idea. Fu il ragazzo nello stabilimento di produzione che realmente fece la cosa.

C’è qualcos’altro che vuoi dire riguardo a Prince? 

Bene, non puoi dire a sufficienza riguardo a quanto multi talentuoso fosse. Era un magnifico compositore, un superbo chitarrista -era lassù con Hendrix- era un fantastico cantante e produttore, poteva ballare in modo fenomenale, aveva idee per film, fece bellissimi video. Il ragazzo era così incredibilmente talentuoso che era travolgente. E le sue canzoni sono state registrate da molti altri artisti come Sinead O’Connor, Tom Jones, Chaka Khan, le Bangles. Conosci quel gruppo che produsse, The Time?

Certamente. Prince disse che erano l’unica band che lo spaventasse. 

Io non so avesse paura. Quello era un artista senza paura, lascia che te lo dica. Sapeva quanto fosse bravo.

Fonte: https://www.billboard.com/articles/news/7341821/warner-bros-ceo-mo-ostin-prince

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