19 – inventarsi la vita

mi rendo conto che nel 2017 non avevo ancora pubblicato alcuna playlist, come se avessi finito le ispirazioni. e invece su spotify continuavo a raccogliere nuova musica. approfitto di questo weekend lungo per fare un po’ di ordine. sono arrivato alla playlist numero 19; le prime playlist avevano anche un titolo, come la 6 che, in onore di un certo presidente del consiglio avevo intitolato “interdizione dai pubblici uffici” (giugno 2013). per ascoltare e vedere le altre playlist clicca qui.

ecco la numero di 19

  1. Kungs vs Cookin’ on 3 Burners – This Girl
  2. PCH (Pacific Coast Highway) – Golden West
  3. The Undertones – Teenage Kicks
  4. Low – No Comprende
  5. Gabriel O Pensador, Lulu Santos – Astronauta
  6. Strand of Oaks – Radio Kids (Official Video)
  7. Lizzo: ‘Worship’ SXSW 2017
  8. The Shins – Dead Alive
  9. St. Vincent – Digital Witness
  10. New Order – Round & Round-94

solo una nota a margine, il brano Astronauta (#5) l’ho scoperto durante la trasmissione di ieri di “Pionieri – Inventarsi la vita” su Radio Popolare. durante la sua ora di trasmissione il conduttore Giampiero Kesten presenta un esempio di qualcuno che si è inventato un lavoro. spesso (quasi sempre) sono ragazzi che si stanno cimentando in imprese importanti; qualcuno lavora con il bambù oppure c’è chi gira per Milano con l’ape per vendere cibo romano in strada (apecesare.it). è una trasmissione interessante perché associano il racconto imprenditoriale appena presentato, la storia della filosofia.

tra una valanga di cose inutili che si vedono e si sentono in giro, direi che il Kesten e la sua ora di trasmissione sono un’oasi d’ispirazione. in qualche maniera, dedico questa playlist di giugno a lui e a tutti quelli che cercano di creare qualcosa di nuovo.

Approfittane per ottenere altre ispirazioni nella tua mail:

touring’s boring: il vlog di mike stud

ciò che mi ripeto è che devo dimenticarmi le regole del passato. e così m’imbatto nel vlog di mike stud, hiphop rapper’mericano. vlog sta per blog (diario?) fatto di video. è su youtube e si chiama touring’s boring – che suona tipo noia da tour – e che ironicamente è tutto tranne che una noia. sia per chi è in tour, che per chi lo guarda. brevi fiction, live sul palco, esseri umani in gran forma e un buon rap minimalista. il tutto è ben rappresentato. sono puntate da 10 minuti o un quarto d’ora, passano in fretta e fanno il classico effetto ciliegia.

alcune riflessioni

le donne mostrano bocce pixelate o si lanciano in baci saffici (pure quelli pixelati) e i ragazzi si sfidano a botte di liquore “a collo”. ritmo incalzante, molti montaggi veloci e tanta musica. in più si parte da LA per girare per gli usa, cosa che male non fa, ma quella che “ha votato per trump”, come si dice adesso. cioè la provincia che non si vede mai. l’ultimo video che ho visto era girato nel midwest, tipo in nord dakota. ovunque vanno, cmq, le belle ragazze del posto le trovano. quest’ultima trovata mi sa tanto di finzione.

ma finzione o non finzione, la cosa funziona. finzione che funziona?

il tutto lo trovate qui: www.youtube.com/user/MikeStudMusic

evito eventuali paragoni con operazioni simili italiote o europee, ma se qualcuno le conosce me le segnali nei commenti. gracias

Kandinskji al Mudec di Milano

fino al 9 luglio al Mudec di Milano c’è la mostra su Kandinskji (qui il link). non sapevo nulla del pittore russo e per questo ho detto di sì quando mi è stata proposta la visita.

ho scoperto così un personaggio davvero particolare. anche se borghese, la vita di Kandinskji non è proprio tra le più tranquille, per esempio a 32 anni lascia il lavoro di avvocato, e di conseguenza viene lasciato dalla moglie, e torna a scuola con ragazzi di 12anni per fare l’artista. l’esposizione di Milano parte dallo studio dell’etnografia e di come l’ha ispirato. poi si ripercorre il primo periodo  sfiorandone l’espressionismo che l’ha reso famoso.

i quadri mi hanno affascinato, ma soprattutto hanno parlato una lingua che conosco quando hanno affrontato il rapporto tra l’artista russo e la musica: per Kandinskji i colori avevano (o hanno) la forza di mandare messaggi e quando chiude gli occhi per ascoltare la musica del Lohengrin di Wagner vede colori che diventeranno i suo quadri. la sinestesia?

nel suo trattato “lo spirituale nell’arte” (presente anche su Amazon) confronta il pittore al pianista: la corda del pianoforte è l’anima legata al colore.

Kandinskji lascia allo spettatore la massima libertà: chi guarda un suo quadro può decidere come farlo, e non sempre partendo dal centro. e quando la fotografia arriva nel mondo dell’arte, Kandinskji capisce che non è più obbligato a raccontare scientificamente un luogo ma usare i colori per raccontare le emozioni. la mostra a quel punto vira verso l’espressionismo: cosa c’è dentro ad un uomo? dobbiamo ascoltarci dove le cose non sono mai definite. possiamo partire da un pensiero positivo (che può essere rappresentato da un cerchio bianco) e vederlo cambiare nel tempo. i colori sono l’oasi sicura di Kandinskji, persino quando, finita la prima guerra mondiale, usa quelli che giudica più tristi o incerti come il grigio.

nota sul personaggio, osservando i suo quadri era giudicato un drogato dai suoi contemporanei, anche considerando le esperienze con l’assenzio di modigliani e picasso, ma Kandinskji era al contrario un  metodico che ripeteva sempre gli stessi gesti tutti i giorni.

la mostra di Kandinskji è un’esplosione di colori, forse incomprensibile, ma affascinante. e, cosa da non dimenticare, un’esibizione dove le opere si possono fotografare (senza usare il flash).

 

il cavaliere errante è al Mudec il bel museo delle culture in zona tortona a Milano fino al 9 luglio.

lodovica comello se la cava con l’inno di mameli

l’altra sera c’è stata la finale di coppa italia e (come tradizione da qualche anno) l’inno di mameli è stato eseguito da una cantante pop. quest’anno è toccato l’ingrato compito a lodovica comello. a mio modesto parere, l’esibizione è stata decorosa e di una spanna migliore di tante altre cose sentite con l’inno di mameli.

lodovica ha reso un brano francamente noioso un po’ brioso. ho sentito poche incertezze e ha cantato mostrando un bel sorriso che ha sicuramente aiutato a stemperare la tensione pre partita. tra la prima melodia e la seconda, che ripetono – lo ricordo – le stesse parole, mi è parso di sentire lodovica attendere la seconda strofa con un ingenuo e divertente parapà parapà


Lodovica Comello – Inno di Mameli – 17-5-17… di stefa73it

ma non tutti l’hanno pensata così.

in particolare un articolo di un sito musicale italiano (che non linkerò perché non lo merita) ha sfoderato un titolo terribile, accusando l’esibizione di lodovica di essere sciatta.

trovo fuori luogo accusare una giovane donna di avere mostrato un “sorriso inopportuno stampato sulle labbra”; mi avrebbe spaventato vedere lodovica tutta seriosa cantare un inno di una nazione che non esiste. meglio sorriderci sopra e mostrarsi spensierati. oltretutto, cantava davanti a 65mila spettatori, senza base e con qualche emozione.

malgrado questo, ciò che colpisce è che in un’occasione del genere e con tutti i soldi che girano nel calcio, l’italia non riesce a mettere in piedi un’esibizione degna di questo nome. si poteva accompagnare lodovica (o qualsiasi altra cantante pop) con un’orchestra, banda o qualche altro diavolo di arrangiamento che donasse alla serata l’importanza che merita. abbassando il volume degli spettatori, mettendo dei monitor come si deve (lodovica si toglie gli auricolari mentre pare aspettare il via) e permettendo così al cantante di turno di fare il proprio lavoro, cioè di  esprimersi come meglio crede.

invece questo non avviene mai, perché la musica nel paese del “belcanto” è un accompagnamento quasi inutile.

finito aprile, finto aprile e dell’essere autentico

non è un caso che il mio ultimo post era del primo aprile. aprile è un pesce di mese, che non merita nulla di buono. ora che aprile se n’è ‘ndato possiamo tornare ai fatti soliti.

sto leggendo un interessante libro, i migliori libri sono quelli che trovi per caso e questo sullo storytelling è curioso.

scrivere canzoni ha sempre qualcosa che riguarda il raccontare una storia. spesso le canzoni che amiamo di più sono quelle che ci raccontano una storia. e pure nella vita le fiabe, le favole, i film e i romanzi ci fanno bene. ci danno una morale e un insegnamento. il libro è prezioso e denso di lezioni da imparare. mentre lo leggo riporto sulla mia pagina facebook i brani più significativi. per esempio, il 2 maggio ho scritto:

Non esiste una formula magica per trovare storie adatte a essere usate: sono ovunque. Bisogna sintonizzarsi sulla “lunghezza d’onda delle storie”: tenere la mente aperta alla possibilità di raccogliere materiale utile come parte della routine quotidiana.

e questo è un vero esercizio che aiuta. come tante altre cose della vita, ho imparato che esercitarsi aiuta ad acquisire una competenza. come la pazienza. ho imparato a esercitarla e ora è parte di me. tranne quando perdo la pazienza. a quel punto vorrei avere un esercito a mia disposizione.

ma non divaghiamo. e dilaghiamo.

se vi andasse di comprare il libro, cliccate sull’immagine e sarete spediti dritti dritti su amazon. non vorrete mica iniziare proprio oggi ad andare in libreria per acquistare “racconto per il coaching”?

ora.

ho ritrovato tra le mie scartoffie una sacco di musica che ho scritto e “performato” (che verbo di merda) nel passato quando internet non esisteva. ecco perché mi sono dato il compito di pubblicarla nuovamente. perché tutti devono sapere e conoscere e ascoltare quanto fa schifo. perché io non sono andato al conservatorio; mio padre dice di essersi informato e costava troppo. ma credo sia una balla.

detto questo, il motivo vero per cui sto scrivendo questo post è perché ho letto un interessante articolo scritto dal solito Bob Lefsetz, uno con i controcoglioni. l’articolo è in-titolato authenticity (autenticità) e dice più o meno così:

tutti ‘sti influencer hanno legioni di followers. ma riguarda solo la moda, lo stile, qualcosa di evanescente, roba esteriore, che non ha alcun significato. invece bob dylan e eddie vedder hanno l’autenticità. (…) è qualcosa che tu provi veramente, è una risonanza, nel tuo profondo, quando incontri un umano, di maggior successo: una persona autentica sta prendendo le stesse decisione che tu prendi o prenderesti, o ha una maggiore esperienza e più informato e perciò puoi imparare dal suo lavoro.

ecco, io credo che in quei brani di (circa) 20 anni fa io ero/sono autentico. ecco perché ne racconterò la storia.

1996

ho riscoperto qualche cassetta analogica e qualche cassetta digitale. siamo nel 1996: io da qualche anno vivo la mia prima esperienza professionale e le soddisfazioni sono assenti. completamente. isolatamente. non sapevo fare altro. non sapevo come fare. e nessuno mi guidava. probabilmente, è stato il primo momento della mia vita dove avrei potuto morire.

#millenovecentonovantasei #1996 #dcc #digitalcompactcassette #musica #ispirazione #inspiration #music

Un post condiviso da Italian Jam (@theitalianjam) in data:

c’era la musica, sì la musica c’era. la facevo io, la facevano gli altri e io li ascoltavo. sono finito per andare a tanti concerti. arrivano le spice girls. arriva il funky degli articolo 31 e i jamiroquai diventano di spessore. poi Prince che cambia nome, anzi no, poi Emancipation pubblicato dalla EMI. forse l’ultimo album di successo dei Pooh (amici x sempre). io non so bene. sono confuso. la competizione che è in atto mi travolge. cerco soddisfazioni in altre cose. cerco di capire la mia identità. ma non ce la faccio. crollo. mi riprendo e crollo di nuovo. questa la musica di quei giorni.

  1. Spice Girls – Wannabe
  2. Earth Wind & Fire – Superhero
  3. Articolo 31 – Tranqi Funky
  4. Tina Turner – James Bond
  5. The Stylistics – Betcha By Golly, Wow
  6. Sheryl Crow – If It Makes You Happy
  7. Céline Dion – Falling Into You
  8. George Michael – Fast Love
  9. Prince – Dinner with Delores
  10. Pooh – Innamorati sempre innamorati mai
  11. Jamiroquai – Virtual Insanity
  12. Suzanne Vega – Birthday
  13. Pooh – Amici per sempre
  14. Mavis Staples – The Undertaker
  15. Spice Girls – Say You’ll Be There
  16. Mayte – If I Love You Tonight

Due note su queste versioni. Superhero è una collaborazione tra Prince e gli EarthWind&Fire mai sentita prima. Qui altre notizie. Celine Dion non era ancora esplosa con la colonna sonora di Titanic, ma a me piaceva già. Bella la versione a cappella dei Pooh. Tranqi Funky è il video (forse) destinato al mercato USA con una versione diversa del successo degli Articolo 31. Un po’ meno grintoso l’inciso della versione nostrana: perché non hanno portato la versione italiana in USA? Bello ritrovare le Spice Girls. E interessante notare come lasignora Beckham fosse completamente avulsa dal gruppo. A quel tempo non l’avevo mai notato. La mia preferita era cmq Melanie Brown. Ho visto Tina Turner in concerto proprio in quegli anni al forum. Lei è una forza della natura (frase classica che si dice(va) di Tina), ma il concerto era un po’ freddino per i miei gusti; me ne sono andato a metà. In-vece dell’amata versione di Prince di Betcha By Golly, Wow (che non ho trovato su youtube) ho messo l’originale dei The Stylistcs che ha una forza nella voce solista e nei cori. Forse il miglior brano del 1996. LOL Infine, Shery Crow che con If It Makes You Happy ha trovato il brano “infinito”.

Keith Haring a Milano

Negli anni 80 la popart è riuscita, a mio parere, a sfondare quel muro che separa le diverse discipline. Con la popart le differenze tra la musica, la fotografia e la pittura sono diventate sfumate. Capita ancora di vedere copertine di musicisti contemporanei ispirate dagli artisti pop, così come alcuni lavori pop partono dalla musica che li accompagnava. Uno degli artisti apprezzati in questo campo è Keith Haring, americano nato nel fortunato 1958. A Milano si sta celebrando la sua arte con una mostra densa, più di 100 lavori, e affascinante intitolata “About Art”. Ci sono stato qualche giorno fa e questo è ciò che ho visto (e capito).

Keith Haring è diventato famoso principalmente per i suoi omini, facilmente riconoscibili e interpretabili: figure stilizzate che ballano o si agitano ammalati con una grossa in X interna. Ma Keith è anche molto altro e la mostra di Milano ne rende giustizia; ne mostra il lato più oscuro, come il disturbante Walking in the rain (guardalo qui) e non dimentica la fondazione che curerà i suoi interessi dopo la morte in seguito all’AIDS nel 1990. Il tutto è splendidamente illuminato; guarda l’unica foto che ho pubblicato su Instagram, anche se non si poteva scattare, che mette bene in evidenza il risultato ottenuto.

Haring è un artista mosso da una forte critica nei confronti della televisione o delle religioni; dobbiamo pensare con la nostra testa, prima che ascoltare cosa ci dicono gli altri. Chissà cosa avrebbe da dichiarato oggi con Internet, le fake news, Trump e tutto il resto.

Tra le cose che non conoscevo di Keith Haring, il rapporto tra i suoi lavori e altri artisti come Picasso o Il Giardino delle Delizie di Bosch.  Keith Haring ha a cuore gli artisti che l’hanno preceduto e si ritiene un anello di una catena. Al contrario di quegli artisti che si ritengono importanti e che non lo sono, perché vogliono chiudere con il passato. E non solo, Haring è ben cosciente del presente e del passato della sua nazione; c’è una bellissima cartina degli Stati Uniti su una (finta?) pelle di bisonte (o bufalo?).

In definitiva, un’ottima mostra, ben organizzata, che fa apprezzare l’artista, prima che l’uomo.

La mostra si tiene a Palazzo Reale di Milano, fino al 18/6

Altre informazioni qui.

Il catalogo è in vendita su Amazon, clicca qui sotto per acquistarlo.

il libro di Mayte: la nascita del figlio

l’altra sera ho avuto la possibilità di conversare con Matt Thorne, l’autore di quella che è (secondo me) la migliore biografia su Prince. Matt ha dedicato il suo libro, scritto in 7 anni, al lato artistico di Prince. ha tralasciato, giustamente secondo me, il gossip e le relazioni di Prince. ma, nella vita Prince c’è qualcosa che ha riservato al musicista gioia e dolore, trasmesso anche nella sua musica. è la relazione tra Prince e Mayte.

Mayte sta per pubblicare, credo il 6 aprile, un libro intitolato The Most Beautiful.

la rivista americana people ha pubblicato alcuni estratti del libro di Mayte. qui sotto trovate la mia traduzione dell’articolo che parla della nascita del loro figlio:

Lui era il bambino che Prince e la moglie Mayte Garcia stavano aspettando da tanto. L’avevano chiamato Amirr (Prince in arabo), mentre era nella pancia di Mayte, e avevano ascoltato il battito del suo cuore prima della nascita. Ma il bambino nato il 16 ottobre 1996 aveva la sindrome Pfeiffer di tipo 2, una rara malattia genetica ed è sopravissuto solo per 6 giorni. (…) “Penso (che Prince) non l’abbia mai superato. Non so come gli altri ce la facciano. Io so che non ce l’ho fatta.”

Quando Mayte a 22 anni ha scoperto di essere incinta, lei e Prince erano sopraffatti dalla gioia al pensiero di crescere una famiglia nella loro casa di Paisley Park. La gravidanza andava via liscia, fino a quando un giorno ha iniziato a perdere sangue e un dottore aveva raccomandato un’amniocentesi per verificare anomalie genetiche. La procedura, aveva avvertito il dottore, rischiava un aborto spontaneo. E ancora, il dottore aveva detto: “capita che il corpo cerchi di rilasciare il feto per un motivo.” Ma Prince, dice Mayte, non era d’accordo: “mio marito ha detto: non la faremo”.

Una volta a casa, la coppia ha pregato per la sua salute. “Ti prego, benedici questo bambino” diceva Prince, mentre pregava in ginocchio: “Sappiamo che non permetterai che questo bambino sarà malato.” Ulteriori esami hanno evidenziato questi e altri problemi. L’ostetrica dopo le misurazioni ad ultrasuoni aveva detto: potrebbe esserci una forma di nanismo. “Io e mio marito ci siamo guardati e stretti nelle spalle, lui ha detto: ‘a me va bene.’ Io risi. Di tutti i problemi che ci avevano prospettato, quello era il primo che non mi spaventava.” Il dottore li aveva avvertiti delle anomalie genetiche, pericolose per la vita del bambino, consigliando nuovamente un’amniocentesi, ma Prince ha continuato a rifiutarla.

Il 16 Ottobre 1996, Mayte ha partorito il loro figlio tramite un cesareo. In un primo momento lei e Prince erano in uno stato euforico: “Non so come descrivere lo sguardo sul volto di mio marito. Gioia pura. E poi hanno preso in braccio il bambino illuminato da quelle luci crude. L’esaltazione sul volto di mio marito divenne puro terrore. La Sindrome Pfeiffer di tipo 2 è una malattia genetica che causa anomalie scheletriche e sistemiche. La fusione prematura delle ossa del cranio, porta a volte al cosiddetto ‘cranio a trifoglio,’ in cui gli occhi sono fuori dalle orbite e la fusione delle ossa delle mani e dei piedi che causa un aspetto palmato. Avrei  imparato tutto questo in seguito.

Songwriting: come vincere la crisi del foglio bianco con la top 5

nel tempo sto mettendo insieme un po’ di regole sull’arte dello scrivere canzoni, per cui mi piacerebbe condividere un paio di cose che ho imparato e che poi ho messo in pratica, male.

la prima cosa che mi è servita molto, è una piccola astuzia per vincere la crisi del foglio bianco. spesso, infatti, capita che ti trovi davanti alla tastiera, vorresti mantenere una certa regolarità nello scrivere canzoni e cerchi di non perdere la battaglia contro la pigrizia invincibile (© mondi immaginari). e non hai idee.

applicando una buona dose di disciplina, la soluzione è sfruttare e/o lasciarsi ispirare da ciò che già è stato pubblicato.

per avere qualcosa da cui partire, è sempre una buona cosa tenersi un elenco di brani d’ispirazione. faccio un esempio classico: satisfaction dei rolling stones. potete amarli o odiarli, ma il riff di chitarra e la melodia semplice e rock sono alla base di molta musica. però, per non essere sempre ispirati dallo stesso brano, l’idea è quella di tenersi da parte una top 5; 5 (e non più di 5) brani che contemporaneamente ci assomigliano e ci sfidano.

una volta che uno di questi 5 brani ci ha ispirato qualcosa, allora è il momento di toglierlo dalla classifica per farne entrare un altro.

la mia attuale top 5 è la seguente

  1. Robbie Williams – Hot Fudge
  2. The Head and the Heart – Rivers and Roads
  3. Scotty McCreery – Feelin’ It
  4. Lucio Battisti – La Collina Dei Ciliegi
  5. The Artist formerly known as Prince – Dolphin

in conclusione, quando vi passa tra le mani (o le orecchie) un brano che potrebbe ispirarvi non lasciatelo scappare, infilatelo in una playlist (su spotify o su youtube); prima o poi vi tornerà utile.