passerotto non andare via

nei tuoi occhi il sole muore già

cantava baglioni in sabato pomeriggio, ma questo non è un sabato pomeriggio come quello sulla copertina dell’omonimo album. qui siamo circondati dai grigiori, dalla previgilia di sanremo, dal quasi superbowl, e da altre 2 o 3 cazzate in serie. solo pochi giorni fa, settimana scorsa?, mi domandavo se apple avrebbe davvero aperto un centro di “europeo per le app”. ora che la cazzata è stata sparata, ha avuto il suo spazio sui giornali filo-governativi, si diradano le nebbie e pare chiarirsi la cosa. dopo ricerche inutilmente affannose, via beppe grillo, via melamorsicata, sono finito sul sito di apple italia e ho scoperto che cupertino’s “sosterrà gli insegnanti e fornirà un indirizzo specialistico preparando migliaia di futuri sviluppatori”. quindi, sciapo’ a apple che s’impegna nel sud d’italia, ma la realtà è che (fonte melamorsicata) “Apple finanzierà la formazione di corsi per sviluppatori in una struttura, che probabilmente sorgerà nella nuova area riqualificata di Bagnoli, dove l’Università Federico II terrà dei corsi. È probabile che l’università utilizzi docenti che ha già nel suo organico per gestirli, o al massimo ne assumerà qualcun altro. Inoltre i corsi saranno a pagamento, come quelli universitari, quindi i 600 studenti dovranno ovviamente pagare.” a me, come ad altri, non sembra di vedere l’ombra delle 600 assunzioni, ma possiamo aspettare.

mentre aspettiamo, sono andato a vedere il film con la biografia sul visionario per eccellenza? sì, ma non stiamo parlando di visionari di Međugorje, ma dello Steve Jobs in edizione Aaron Sorkin; incentrato sulle presentazioni di Mac, Next e iMac, questo Steve Jobs ironico, ingenuo e piuttosto rilassato ha il suo fascino. non c’è dubbio, se lui era davvero così (pare che Wozniak abbia collaborato al film) allora si capiscono tante cose del suo successo. il film merita 3 stelle e mezza su 5. da addicted, diciamo.

ieri sera al blue note abbiamo ritmato a tempo con Billy Cobham, il batterista panamense, cresciuto a new york, era a milano per fare tappa al locale jazz dell’isola. bel concerto, raffinato, come non te lo aspetti, a tratti un po’ troppo specialistico. lui picchia sui piatti con ironia e ha al suo seguito 4 musicisti all’altezza. diabolico il bassista Michael Mondesir.

apple a napoli?

apple aprirà (il futuro è d’obbligo) un centro europeo per le app. sono molto curioso perché ‘sta roba degli annunci, che pensavamo chiusa con berlusconi, invece continua. pare proprio che gli italiani amino ascoltare annunci, ma poi se ne freghino fieramente della realtà delle cose che vengono effettivamente fatte. staremo a vedere. l’annucio arriva giusto giusto dopo l’accordo sulle tasse (318 milioni) che apple doveva all’italia. tim cook ha anche aggiunto un paragone tra italia e bruxelles. ma, insomma, tante parole e un incontro con il papa, che anche se è a capo di uno stato straniero, è argentino, sembra sempre un po’ italiano. per ora, l’unica cosa che abbiamo visto è il ceo di apple mangiare in piedi.

Renzi riceve Tim Cook

La lezione di Steve Jobs

Ho letto la semi-autobiografia su Steve Jobs. Semi, perché commissionata da Jobs ma scritta con (relativa) libertà da Walter Isaacson (qui tutti i libri di Isaacson su Amazon.it), già “presidente e amministratore delegato della CNN e caporedattore del TIME” (wikipedia). Il tutto grazie ad un Kindle di prima generazione e all’offerta di Amazon, che all’acquisto del Kindle mi ha offerto il libro gratuitamente.

Il Libro
Isaacson scrive un ottimo libro/documento che racconta la storia di Steve Jobs, tratteggiando le sue caratteristiche imprenditoriali. Le lezioni che si possono imparare sono davvero tante e possono servire a chiunque. Anche noi musicisti.

Perché Steve Jobs è un appassionato di musica, di musicisti e di canzoni. La sua vita sfiora spesso il mondo della musica. Ha una passione per Bob Dylan, tanto che ne usa la carriera come metafora: per Apple è stato necessario evolversi nel corso del tempo, così come per Dylan venne il momento di introdurre un sound elettrico nella sua musica (leggetene su Wikipedia cliccando qui).

iPod e iTunes

Le sue invenzioni musicali, iPod e iTunes, sono tra i più grandi colpi della Apple nella musica. E si devono proprio alla sua ossessione per la perfezione, unita alla passione per la musica. La semplicità, ripeto SEMPLICITA’, nell’acquistare, scaricare e ascoltare legalmente le canzoni è alla base di questo successo. Quando incontra i dirigenti delle case discografiche, anche i più scettici saranno conquistati dall’integrazione tra le varie componenti: per l’utente, dal momento dell’acquisto al momento dell’ascolto passa pochissimo tempo.
La parola d’ordine è integrazione: per Steve Jobs integrare l’arte (la musica per esempio) con la tecnologia (l’iPod in un caso) è alla base della filosofia che permette il successo della Apple. E così è per la Pixar.
Anima
I risultati della Apple sono dei prodotti che posseggono una forte anima. Che trasmettono un’esperienza superiore a prodotti simili. Che anticipano le esigenze dei clienti. I film Pixar raggiungono vette inasperate per il cinema di animazione, sia in termini di storie, sia in termini di immagini. I prodotti Apple sono altrettanto e clamorosamente calorosi, umani direi, quando entrano nella vita delle persone. Chiunque abbia avuto in mano un prodotto Apple sa bene cosa significa viverne l’esperienza. La semplicità, ripeto SEMPLICITA’, la bellezza della confezione, la velocità di accesso sono caratteristiche uniche, che (come detto) aggiungono un valore illimitato a dei pezzi di alluminio, di vetro o di plastica.
Chi fa musica può (o deve, secondo me) imparare questa lezione.
Troppo spesso mi ritrovo ad ascoltare (e poi recensire) canzoni belline, ma senza anima, senza calore: che non trasmettono amore. E non serve aggiungere cose per dare calore alle cose. Spesso, anzi, è meglio togliere. Una bella canzone è piacevole anche se suonata solo al piano alla chitarra. L’importante è perfezionarla nella melodia e nel testo. Non fermarsi alla prima stesura e se necessario (ri)scrivere con attenzione.
E mentre lo scrivo lo dico anche a me.