Morgan non c’è più?

già mi è capitato di parlare di Morgan. il musicista brianzolo, mi perdonerà per la definizione, è senza dubbio uno dei personaggi più dotati di questo secolo. è il genio in tutte le sue sfaccettature. ora se n’è inventata un’altra. Marco Castoldi ha pubblicato su facebook il seguente annuncio:

l’idea di morire artisticamente non è proprio originale, ma può avere il suo effetto: come già detto qui altre volte, la morte è il più forte strumento di marketing che l’uomo conosca; appena muore un musicista (o un attore, o un regista o quelchevoletevoi) noi tutti come un branco di pirla andiamo alla ricerca di questo e quello per acquistarne un pezzo della memoria.

Morgan tenta questa strada mettendo all’asta alcuni oggetti di sua proprietà. il tutto lo trovate su ebay a questo link. in questo momento ci sono un 45 giri dei Black Sabbath, una maglia di ferro, un sintetizzatore e un manoscritto del testo “altre forme di vita” scritto su carta Castoldi Salotti. forse quest’ultimo rappresenta l’oggetto più interessante. e le cifre non sono neppure altissime.

da parte mia, invito Marco a farmi un fischio che magari gli produco un album nuovo e viene fuori qualcosa di buono.

Addii dettati dal marketing

La musica sta passando un periodo critico, creativo. Come il passaggio di un uragano imprevisto nella costa est, il nuovo musicbiz sta facendo molte vittime. Non basta più fare un disco, un po’ di promozione in televisione ed in radio e il tour. Ora ci sono Twitter, Facebook, Google+. La sincerità di un musicista è messa a dura prova. E chi non è sincero deve salutare tutti e ritirarsi.

Farei risalire l’inizio di questo periodo all’addio di Stefano D’Orazio come batterista dei Pooh. Alla vigilia dell’ultimo tour Pooh, agganciato ad un greatest hits, D’Orazio appende le bacchette al chiodo, dichiarando: “mi piacerebbe girare il mondo” *. I Pooh – senza di lui – torneranno con un disco molto più interessante dei precedenti. Si libereranno delle sue liriche naif per riabbracciare la ricercata prosa anni 70 di Negrini. Ancora più sentita la differenza alla batteria: i Pooh possono riaffrontare classici e nuove canzoni senza nulla invidiare ai migliori rappresentanti del rock internazionale. Ed in alcuni casi sorpassandoli volentieri. Grazie, soprattutto, alla tecnica insuperabile di Dodi Battaglia.

Recentemente, è il turno di Vasco Rossi che, alla vigilia dell’uscita di un cd e di un film su di lui presentato a Venezia, rimbalza tra le prime pagine dei siti, dei telegiornali e di Facebook facendo parlare di sé: “mi dimetto da rock star” *. Vero o non vero, esce il nuovo lavoro ed il film invade le sale. Niente più vita spericolata? O solo un arrivederci ad una dimensione più ristretta, magari differente da quella dei concerti nei grandi stadi. L’importante quota di guadagni che deriva dai tour deve essere gestita con attenzione; i concerti nei grandi stadi costano tanto e rientrare dei costi è difficile.

Ivano Fossati, che in una emozionante (?) puntata di Che Tempo Che Fa di ieri sera, prima canta una delle canzoni – onestamente un po’ bruttina – del suo nuovo album Decadancing poi saluta e ringrazia il mondo della discografia, dichiarando: “Comincerò a viaggiare” *. Anche lui alla vigilia di un nuovo cd. Non ne sentiremo la mancanza.

Prima o poi arriverà qualcuno che dirà “non faccio più dischi”, senza essere alla vigilia di una uscita; va bene tutta la storia degli addii, le lacrime di Fazio e i fan dei Pooh a strapparsi i capelli, ma un po’ di rispetto per chi compra i dischi uno dovrebbe averlo: anche nel fare marketing bisogna avere stile.