Giappone

Ancora in giro per il Giappone. Ancora a Tokyo. Qui sotto appassionati di auto che guidano Go Kart in mezzo alle strade della città. Pare che oltre al Go Kart si possa noleggiare anche un costume di carnevale.

A Tokyo, giri l’angolo e (com’è, come non è) trovi un tempio. Chiuso, come se fosse un ufficio. Sulla cartina i templi sono indicati con un simbolo nefasto dalle nostre parti.

Asakusa (pron. Asaksa), il quartiere dove abbiamo dormito, non è proprio un quartiere turistico. Vicino al nostro albergo si trovava il bellissimo e grande tempio Sensō-ji (wikipedia), tappa obbligata per tutti i turisti di Tokyo. Ma il quartiere è conosciuto, perché ci sono molti negozi di prodotti per ristoranti; quasi tutti i ristoranti giapponesi in vetrina propongono degli esempi “finti” di piatti che si possono ordinare. In questo quartiere ci sono i negozi che vendono questi piatti finti. Questo signorone con i baffoni che si trovava su un angolo faceva proprio pubblicità per un negozio di quel genere.

Mentre questi sono esempi di gelati, sushi e sashimi che i ristoratori possono acquistare da mettere in vetrina.

Foto sviluppate da un rullino analogico, scattate con una macchina fotografica Voigtländer. Scanner Epson. Postproduzione Affinity.

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Giappone

Continua la mia galleria di foto scattate in Giappone.

La prima l’ho scattata all’interno della Tower Records, un palazzo di 4 piani dedicato alla musica, libri e qualsiasi altra occasione di divertimento per il tempo libero. Mi commuove vedere la grana della pellicola che abbraccia i colori dei libri nel lato destro della foto.

Poco distanti un palazzo mi ha permesso di esprire la mia emozione nel vedere i colori del cielo sui vetri.

Foto sviluppate da un rullino analogico, scattate con una macchina fotografica Voigtländer. Scanner Epson. Postproduzione Affinity.

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Giappone

In questi giorni scoprire una foto in bianco e nero, veramente in bianco e nero, è un’impresa. Io, per fortuna, ho salvato dalle grinfie dei traslochi una macchina fotografica regalata da mio nonno a mio papà. E’ una Voigtländer, 250 anni di macchine fotografiche austriache che su ebay sparano fino a 900 euro. La mia ne vale molti di meno, ma arrivando da metà degli anni 50 del 900 ha fatto la sua bella storia. Mi era stata, per così dire, regalata, perché potessi giocarci. Nessuno più la voleva. E così io me ne sono affezionato. La portavo sempre con me. Nei miei giri con la zia. Nelle mie gite di scuola. Ho imparato a fare foto con lei. Ed è lei che mi ha insegnato come gestire velocità e otturatore; dentro al contenitore dell’obiettivo c’è un piccolo schema che dice così: sole forte… 125 -16, sole normale 125 – 11 ecc. Una tabella inserita in italiano dall’ottico Gino Manafra di Via Porpora a Milano, dove (credo) i miei hanno preso la macchina. Ho portato la macchina fino in Giappone e lì ho fatto un paio di rullini di foto. Con un vecchio rullino in bianco e nero, che ha reagito bene.

 

Foto sviluppate da un rullino analogico, scattate con una macchina fotografica Voigtländer. Scanner Epson. Postproduzione Affinity.

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