Fine 2017 Inizia il 2018: due righe

Nel mese di gennaio ero partito bene con il mio blog; volevo mostrare come funzionavo internamente e per la prima volta ho pubblicato un brano proveniente dalla mia Cantina, che se fossi stato un americano come Prince l’avrei chiamato il Vault. A proposito di Prince, Italian Jam ha sempre nel cuore il musicista di Minneapolis e infatti ci sono un buon numero di articoli a lui dedicati. Purtroppo però nella famiglia di Prince, il 2017 è stato un altro anno che ci ha portato via un grande musicista. John Blackwell. Nel 2017 mi sono lanciato nelle interviste; ad agosto la madre di tutte le chiacchierate all’autore della migliore biografia su Prince cioè Matt Thorne.  Il 2017 è stato anche l’anno delle mostre d’arte recensite. A partire da Keith Haring, forse la migliore dell’anno, poi Kandinskji al Mudec.

Nel 2018 vorrei parlare sempre di più di songwriting, cioè dell’arte di scrivere canzoni; nel 2017 mi è piaciuto dare qualche suggerimento con “come vincere la crisi del foglio bianco”  oppure l’analisi della musica di Lorde. Anche la bella intervista a Jenni la cantautrice mantovana è densa di suggerimenti molto interessanti. Nel frattempo, sto scoprendo il piacere del vinile, pubblicando (anche su instagram) le foto e le recensioni di dischi che possiedo, come Sono Solo Canzonette di Bennato, Jazz dei Queen e Live in USA della PFM. Per quanto riguarda la mia musica su Youtube potete vedere il mio primo video. Si tratta della versione acustica del brano “E’ Già Mattina”, illustrato, come al solito, dai disegni di Veci. Fino ad oggi ha, come dire, misteriosamente avuto 93 visioni.

Cosa ho imparato da questo 2017?  L’autenticità. Non fatevi ingannare dai social, da ‘sti cazzo di influencer che tra 5 saranno spariti o dai talent della televisione (altri luoghi dove si producono solo giovani vecchi). Qualsiasi lavoro facciate concentratevi sull’autenticità. Siate sempre voi stessi, anche nel prodotto che fate. L’ha detto uno con i controcoglioni come Bob Lefsetz.

Nello stile dell’ebook che sta distribuendo gratuitamente Good Morning Italia, ho pensato che fosse interessante rivedere il 2017 e fare due o tre ipotesi per il 2018. Nelle classifiche il 2017 è stato l’anno di Ed Sheeran, di J-Ax e Fedez e di Despacito. È stato anche l’anno del sindacalista Gabbani e la sua Occidentali’s Karma, che a ridosso di Sanremo era primo tra i singoli. Internazionale.it ha elencato i migliori album italiani e stranieri del 2017. Il 2018 che ci aspetta sarà segnato dal solito Sanremo, che quest’anno pare essere destinato a un successo senza precedenti, con Baglioni alla regia, tre quinti dei Pooh formato XXL e una folta truppa di scappati dalle case dei talent, mentre tra i giovani candidati alle nuove proposte ho sentito le canzoni più brutte degli ultimi 10 anni. Ci sono altri appuntamenti, per fortuna, che tornano regolamente come i Proms della BBC a Londra. Qui per vedere i 20 momenti da ricordare dell’edizione del 2017. Poiché qui parlo ogni tanto di cinema, ecco i 13 film sottovalutati nel 2017 secondo Variety. Oppure i 10 da rivedere secondo Artlife. E i 10 migliori. Mentre per quanto riguarda la fotografia, qui le 17 più popolari dell’account di Instagram di Worldphoto. Per il resto, All Music già inizia a elencare le uscite italiane previste nel 2018. Naturalmente, ci sarà tanta musica già sentita, rivista e corretta. Bennato, per esempio, pubblicherà un Burattino Senza Fili Legacy Edition, mentre Giorgia e Carmen Consoli usciranno con due live. Sul piano internazionale, o americano, NME fa un po’ di ipotesi per il 2018 come il nuovo album di Jack White, di Craig David, mentre wikipedia ha una pagina dedicata. Mentre pare che la prossima stagione della Scala sarà inaugurata con Verdi. Una sicurezza nella vita c’è: Mariah Carey che tutti i natali torna in classifica con la sua All I Want For Christmas Is You (‘sta settimana è al decimo posto).

Difficile prevedere cosa accadrà nel futuro della musica. Il blog Ornitorinco Nano c’ha provato con “28 Tesi Sulla Musica Del Futuro (Tutte Da Dimostrare)” , articolo per verità nel 2016. L’articolo (giustamente) fa l’apologia delle playlist. Noi, inteso come autori, prepariamoci a produrre sempre più singoli. Questo articolo (del 2015) invece fa 5 ipotesi per il business musicale, provenienti da chi ci lavora nel music biz. Per esempio, Don Gorder della Berklee College of Music dice che “the vast majority of musicians will have to achieve success on their own” che tradotto significa che la maggioranza dei musicisti raggiungerà il successo con le proprie forze. A lui questo fa piacere perché la Berklee organizza ottimi corsi, anche online, per musicisti solitari. Altre previsioni interessanti in questo articolo: 10 Ways Music Will Change in 2017. Qui si dice che la musica sarà sempre più esperienziale (traduzione un po’ rough…). Per chiarire: pare che nel 2016 la Heineken  aveva pubblicato un piano per una campagna chiamata “Takeover”, che avrebbe permesso a chi indossava delle wrist-bands, cioè i braccialetti, con il maschio Heineken di controllare la musica dei DJ ai festival. Interessante, vero? Infine, un articolo dedicato a chi farà il creativo. Anche il musicista. Secondo questo articolo di Todd Brison intitolato “Creative People Won’t Survive the Future Without Doing These 3 Things” (cioè “le persone creative non sopravviveranno in futuro se non faranno queste 3 cose”) le 3 regole sono: “Build your ideal environment to create” (costruisciti il tuo ambiente ideale per creare), “Find and solve problems” (trova e risolvi problemi) e “Sell your art” (vendi la tua arte).

A proposito di Prince

Eccolo il capitolo dedicato a Prince. Per me è un po’ come ripartire dalle basi. Un ottimo regalo è stato il libro fotografico di Afshin Shahidi intitolato “a private view”. non è il primo libro che è uscito dopo il 21 aprile, ma questo mi sembra quello fatto con più cura. Se lo volete acquistare, il link lo trovate qui a fianco. e se lo acquistate attraverso questo link date una mano anche al mio sito. Prince mi ha portato anche una grande amicizia, il pittore e musicista Mark Balma. L’abbiamo conosciuto un anno fa Minneapolis. Siamo tornati quest’anno e lui ha prodotto un nostro brano. Per uno come me che nella vita ha fatto collezione di no è stato un risultato insperato. Esaltante.

Sono un uomo che ha visto internet negli anni novanta. non era un luogo di culto, non era un luogo di riassunti, non era un luogo di discussioni. Ci serviva per scappare di casa, a noi nerd. Il tuo corpo era fermo,  ma vivevi in una realtà parallela. Internet dava una sensazione irreale. Ora internet è un protesi della realtà. anzi la realtà è una protesi di internet. Le cose rimbalzano e anche se non te ne frega nulla, ma devi dire la tua così fai parte del flusso. Poi arrivo quallo che internet l’ha ucciso nella culla per difendere il digitale terrestre. Che coraggio. come ogni settembre avrei voluto partire con un nuovo taglio per questo luogo, ma la scelta migliore è uscire dal passato. Uscire da facebook e dai suoi “mi piace”. Uscire da twitter e dai suoi follow me follow you. E’ il caso di pubblicare le proprie foto sui social network? girando un po’ di siti, di pagine, di facebook, sembra che oramai non ci esista più alcun remora nel pubblicare le proprie foto o quelle dei propri figli su internet. Arrivo da un internet degli anni 90. non credevo fosse necessario rappresentare se stessi sulla rete, ma piuttosto una rappresentazione della personalità, anche alternativa alla realtà. Mostrarmi in pubblico mi rende nudo? Mi rende leggibile? E mi sento troppo scoperto?

C’è questa canzone che arriva dal 1998. si chiama “l’ultima canzone”. l’ho scritta alla fine di una storia. una storia che era iniziata nella mia testa e nella mia testa è finita.

Kandinskji al Mudec di Milano

fino al 9 luglio al Mudec di Milano c’è la mostra su Kandinskji (qui il link). non sapevo nulla del pittore russo e per questo ho detto di sì quando mi è stata proposta la visita.

ho scoperto così un personaggio davvero particolare. anche se borghese, la vita di Kandinskji non è proprio tra le più tranquille, per esempio a 32 anni lascia il lavoro di avvocato, e di conseguenza viene lasciato dalla moglie, e torna a scuola con ragazzi di 12anni per fare l’artista. l’esposizione di Milano parte dallo studio dell’etnografia e di come l’ha ispirato. poi si ripercorre il primo periodo  sfiorandone l’espressionismo che l’ha reso famoso.

i quadri mi hanno affascinato, ma soprattutto hanno parlato una lingua che conosco quando hanno affrontato il rapporto tra l’artista russo e la musica: per Kandinskji i colori avevano (o hanno) la forza di mandare messaggi e quando chiude gli occhi per ascoltare la musica del Lohengrin di Wagner vede colori che diventeranno i suo quadri. la sinestesia?

nel suo trattato “lo spirituale nell’arte” (presente anche su Amazon) confronta il pittore al pianista: la corda del pianoforte è l’anima legata al colore.

Kandinskji lascia allo spettatore la massima libertà: chi guarda un suo quadro può decidere come farlo, e non sempre partendo dal centro. e quando la fotografia arriva nel mondo dell’arte, Kandinskji capisce che non è più obbligato a raccontare scientificamente un luogo ma usare i colori per raccontare le emozioni. la mostra a quel punto vira verso l’espressionismo: cosa c’è dentro ad un uomo? dobbiamo ascoltarci dove le cose non sono mai definite. possiamo partire da un pensiero positivo (che può essere rappresentato da un cerchio bianco) e vederlo cambiare nel tempo. i colori sono l’oasi sicura di Kandinskji, persino quando, finita la prima guerra mondiale, usa quelli che giudica più tristi o incerti come il grigio.

nota sul personaggio, osservando i suo quadri era giudicato un drogato dai suoi contemporanei, anche considerando le esperienze con l’assenzio di modigliani e picasso, ma Kandinskji era al contrario un  metodico che ripeteva sempre gli stessi gesti tutti i giorni.

la mostra di Kandinskji è un’esplosione di colori, forse incomprensibile, ma affascinante. e, cosa da non dimenticare, un’esibizione dove le opere si possono fotografare (senza usare il flash).

 

il cavaliere errante è al Mudec il bel museo delle culture in zona tortona a Milano fino al 9 luglio.