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50,000,000 Elvis Fans Can’t Be Wrong

Mondi Immaginari mi segnala un articolo de La Stampa. Si tratta di Luca Dondoni che interpella Tom Petty per il suo nuovo album prodotto con gli Heartbreakers intitolato Hypnotic Eye.

Se avete Spotify potete ascoltarlo qui sopra.

Tom Petty descrive il suo ultimo lavoro, che non è niente male, un “old school rock album” mentre “la pop music è diventata orribile. Non c’è nulla che venga scritto per un pubblico con più di dodici anni“.

L’articolo finisce parlando degli show dei dj “Andare a un concerto di un signore che mette i dischi che altra gente ha suonato? E’ la cosa più stupida del mondo. Bisogna essere drogati per andare a un concerto così. Di fatto poi quei ritrovi sono dei droga party”.

Tom Petty, nato nel 1950, giudica la musica con gli occhi (o le orecchie, forse) di una persona che ha superato i 60 anni. Sembra un’operazione piuttosto complicata, proprio perché ispirata in primo luogo dall’età di chi giudica.

Green Velvet Absinthe Bar at Talacker 41

Come si dice, meglio una immagine di 100 parole. Quella che viene proposta nella foto è la Zurich Street Parade; si è tenuta nei giorni scorsi ed è forse la più importante manifestazione del suo genere al mondo. Possiamo discutere sul suo impatto culturale e musicologo, ma se uno spettacolo di questo genere porta a Zurigo quasi 1 milione di persone (cifre del 2013) in pochi giorni qualcosa significa per questa milionata di persone. E quella che esce dalle casse è, lo si voglia o no, musica.

Green Velvet Absinthe Bar at Talacker 41

So anch’io che questi Dj suonano dischi registrati da altri, ma poco importa: è questo ciò che i ragazzi di tutte le età vogliono vivere a Zurigo all’inizio di agosto. Forse saranno tutti drogati, ma rimane il dubbio che le parole di Petty siano più una maniera (poco riuscita?) per escludere questo pubblico, invece che cercare di includerlo.

Credo, in tutta onestà, che mai come oggi ci sia bisogno di musica. Di musica nuova, o perlomeno, prodotta da nuovi musicisti. E invece siamo ancora qui che ascoltiamo sempre gli stessi alla radio: Vasco Rossi, Jovanotti, Ligabue (la musica scritta per 12enni).

Forse sarebbe meglio denunciare l’inutilità dei mezzi di comunicazione che trasmettono sempre la stessa roba piuttosto che prendersela con il pubblico. Pubblico di qualcunque genere.

Foto di Zurigo https://www.flickr.com/photos/absinthedistribution/

Concerto per l’Emilia senza Vasco, perché?

Chi mancava al concerto emiliano per l’Emilia?

Vasco.

Le ragioni della sua assenza si trovano sui siti internet e io non c’ho capito molto.

Altre volte – in passato – abbiamo visto eventi imperdibili dove ha funzionato meglio l’effetto “mi si nota di più se non vengo”, ma in questo caso credo che per Vasco le cose siano andate diversamente.

Si possono fare tante ipotesi e possiamo giocare con qualche idea artistica.

Io credo che per Vasco sia stato meglio non confondersi con alcuni cantanti che in passato hanno seguito le sue orme.

Vasco, infatti, ha il merito di essere stato il cantante che musicalmente/esteticamente/fisicamente ha segnato gli anni ottanta, ispirando generazioni di ragazzi e ragazze che ancora oggi urlano al vento i propri disagi e creando così un tragitto che molti dopo di lui hanno seguito.

E quelli con più successo che hanno seguito il suo esempio c’erano tutti ieri sera:

LigabueCesare CremoniniLuca CarboniZucchero

A parte l’essere tutti (più o meno) emiliani (ovviamente), l’elenco è eterogeneo.

C’è chi ha ripreso gli argomenti (il Bar Mario di Ligabue assomiglia molto al Roxy Bar di Tullio Ferro nella Vita Spericolata di Vasco), c’è chi ha ripreso il lato pop (Cremonini, che l’ha poi esaltato, Maggese è un’opera) e chi lo stile di canto (Luca Carboni dei primi tempi era un imitatore di Vasco?).

Per Zucchero il discorso è volutamente diverso. Musicalmente i due sono lontani anni luce e Fornaciari ha un gusto funky (per fortuna) che Vasco non ha (purtroppo), ma Zucchero riuscì nel rendere italiano uno stile straniero, proprio come Vasco (prima di Zucchero) riuscì a fare del rock anglofono all’italiana. La lingua italiana è difficile da farla rock. Vasco trova le parole giuste. E lo stesso vale per Zucchero con la musica nera.

È altrettanto vero che ognuno di questi artisti ha poi aggiunto altre cose per completare i propri percorsi artistici, ma tutti e quattro hanno raggiunto il grande pubblico dopo Vasco. E per questo qualcosa gli devono.

Ma anche lui qualcosa deve a tutti loro, perché con la loro musica così legata a Vasco, loro mantengono vivo l’interesse per il signor Rossi. Nel pubblico italiano l’andare a vedere un concerto di Vasco è un po’ come ritrovare l’originale che ha ispirato altri artisti. Come andare a vedere Paul McCartney o Stevie Wonder.

Le fondamenta della musica popolare italiana.

Difficile, pertanto, sarebbe stato per Vasco mostrarsi ieri sera assieme a questa generazione di cantanti. Tenendo conto che, cinicamente, lui non ha bisogno di farsi vedere per fare promozione,

Vasco ha preferito farsi i fatti suoi, perché suonare prima o dopo uno di loro poteva sembrare come il passaggio di testimone e il signor Rossi non sembra intenzionato a farsi da parte.