Prince: intervista a Matt Thorne

Matt Thorne ha scritto quello che è (secondo me) il migliore libro sulla vita di Prince. Ho contattato Matt e ho chiacchierato di Prince con lui per più di un’ora. In quest’ora con lui ho potuto scoprire che ha una grande passione per Prince, dimostrata nel libro dove ha raccontato la vita del musicista. Oltretutto, Matt scrive e pubblica la biografia mentre Prince ancora vivo. In questa maniera ha potuto mantenere una sana distanza da tutto quello che è successo da quel maledetto 21 aprile 2016. Insomma, per questi motivi il libro di Matt rimane il migliore e più corretto su Prince. Ecco l’intervista. Vi evito le prime domande di rito (piacere di conoscerti, ecc), per poter subito entrare subito nel vivo. Buona lettura.

Ci domandavamo: hai mai incontrato Prince?

Ho una risposta piuttosto complicata a questa domanda; quando ho deciso di scrivere il libro, prima di tutto ho parlato con il biografo di un altro artista e lui mi disse che la prima cosa che dovevo fare prima di tutto era contattare l’artista direttamente per vedere la sua reazione, lui può rispondere o meno, ma vale sempre la pena provare. Perciò gli scrissi direttamente e ricevetti una risposta; non me lo aspettavo, ma mi arrivò un biglietto aereo per andare in America, a Los Angeles. Lui viveva lì all’epoca, poi è arrivata un’auto a prendermi all’albergo e mi ha portato alla casa dove lui viveva, e poi….questo è tutto nel libro, all’inizio del libro…sono entrato in questa sorta di soggiorno, non era un soggiorno, una zona dedicata alle esibizioni e lui è uscito. Ero abituato ad aspettare Prince anche se era molto tardi, ma è uscito quasi immediatamente, erano circa le 11.30 di sera, ma lui è uscito e si è esibito. Dopo lo spettacolo ho parlato al suo manager e gli ho chiesto se tutto questo significava che avevo il benestare per proseguire con il mio progetto, e il manager ha risposto di si, che però Prince preferiva che non parlassi con nessuno, che non intervistassi nessuno, allora per un po’ così ho fatto, ma il libro mi sembrava poco credibile in quel modo senza tutto il resto. Così gradualmente, dapprima sono state Wendy e Lisa e qualche altra altra persona e poi avevo amici che li conoscevano e i contatti sono iniziati in questo modo e ho iniziato a intervistare persone. Più o meno in quel momento è arrivato un altro invito da Prince per andare a New York dove si sarebbe esibito presto; ero un po’ preoccupato che fosse un po’ arrabbiato per le mie interviste e invece mentre si stava esibendo, nel mezzo di Purple Rain, ha camminato in mezzo al pubblico e mi ha detto “Cosa ne dici di quell’intervista adesso?” e ho detto “Certo che vorrei fare quell’intervista” e lui ha continuato a camminare. Sono rimasto li fino al mattino alle sei per vedere se sarebbe tornato indietro per l’intervista, ma non ne ho avuto la possibilità. Quindi a parte questo non ho avuto altre occasioni, non ho avuto molto contatto diretto con lui ma ho parlato con tutte le persone che ho potuto e che potevano darmi una loro visione degli anni trascorsi lavorando con lui. E poi c’è stata questa esibizione, dopo l’uscita del libro, in cui lui ha fatto molti dei pezzi che avevo scritto che mi piacevano, e poi c’è stata un’altra occasione in cui sono stato piuttosto sicuro che stesse leggendo quello che stavo scrivendo; avevo scritto un articolo sul Daily Telegraph sulla canzone Electric Intercourse, una canzone inedita, e il giorno dopo lui l’ha suonata dopo 35 anni per la prima volta, perciò deve averlo… deve.. cioè, non c’era ragione per cui lui la suonasse in quel momento era piuttosto insolito.. so che molti fans di Prince trovano spiegazioni nei suoi gesti che davvero potrebbero non esistere, ma almeno in questo caso, siccome il suo manager mi aveva detto che lui leggeva tutto quello che si scriveva su di lui, penso sia una prova che doveva avere quell’articolo, non so se lo ha letto, ma almeno gli ha dato un’occhiata.

Cosa hai pensato quando hai letto che lui stava scrivendo una autobiografia?

Ero molto entusiasta, cioè era molto interessante perché, non sapevo molto della persona che ha scelto come ghost-writer, penso sia stato scelto in virtù del fatto che aveva scritto un articolo su Prince per Paris Review e so da amici che hanno fatto da ghost writers per dei musicisti che accade in molti modi diversi. Qualche volta il musicista è molto coinvolto, ma altre volte loro si limitano a parlare in un microfono ed è necessario trascrivere le minute, ma ovviamente a Prince non piaceva che si registrasse la sua voce, perciò non credo che avrebbe fatto questo, non posso tuttavia immaginarlo seduto a discutere con l’autore. Non so, può ancora essere che questa cosa veda la luce, o almeno parte di essa, non mi sembra che sia stata detta la parola definitiva da parte dell’editore in proposito. In generale sono entusiasta, cioè, penso… in merito alle biografie dei musicisti, anche le migliori, per esempio, quelle di Bob Dylan o il libro di Keith Richards sulla sua vita, io sento che c’è sempre spazio per un’altra interpretazione, un altro punto di vista. Ossia, tu hai la visione dell’artista, ma sai, anche se è la loro storia, non necessariamente sanno tutto quello che c’è da sapere, perché dall’altra parte della storia ci sono i fans e le loro esperienze, i critici e chi fa recensioni e tutto il resto. Perciò sarei stato affascinato da questa lettura, ma non avrei pensato che si trattasse del documento finale e definitivo, che quello fosse tutto ciò che si poteva scrivere e pensare di Prince. Ero entusiasta e poi dispiaciuto che non sia uscito.

Io adoro il tuo libro e ciò che mi piace, è che l’hai scritto prima del 21 aprile 2016. Oggi è molto più facile; tutti dicono che lui era il più grande di tutti e che era un genio. Invece nel tuo libro non hai paura di criticare la sua musica; non tutta la musica di Prince è memorabile. E ti soffermi molto su come lui produceva i brani, una cosa che adoro leggere. Però, come ti dicevo, dal 21 aprile 2016 non sono più riuscito a leggere nulla dal tuo libro. Tu cosa pensi di quello che è successo a Prince negli ultimi giorni della sua vita?

E’ stato piuttosto scioccante per me, cioè, ho appreso della notizia quando una radio irlandese mi ha telefonato per chiedermi dove…cioè, in effetti mi hanno detto che lui era morto e volevano chiedermi quando potevo andare alla radio per parlarne. e non ho avuto tempo per elaborare il tutto. E’ stato incredibilmente scioccante e non volevo crederci quando me lo hanno detto. Cioè, avevo sentito un po’ di disagio quando l’aereo è atterrato, non pensavo fosse niente di terminale o davvero necessariamente serio. Avevo semplicemente un po’ di disagio, cioè c’era la sensazione che fosse un po’ strano, non combaciava con il suo personaggio abituale, non sembrava essere lui, ma è stato un grosso shock. No. Non ho avuto tempo di elaborarlo perché il libro era appena uscito in America, la versione americana del libro, e perciò mi fu immediatamente chiesto di partecipare a tantissimi programmi in TV e radio e ho passato praticamente 24 ore in vari studi a parlare di lui e non ho avuto tempo di elaborare le mie emozioni. E mi rendevo conto che quelle persone che mi parlavano, (come è tipico dell’America) che loro non necessariamente sapevano granché di Prince; ovviamente i fans sapevano tutto quello che lui faceva, ma per le persone al di fuori di quel mondo, loro non avevano necessariamente seguito la sua carriera così da vicino, perciò mi sentivo come se avessi dovuto spiegare alla gente quanto importante fosse Prince, quanto fosse geniale. E questa è stata un’esperienza piuttosto strana. E poi immediatamente dopo, come ti ho già accennato, non sono più riuscito ad ascoltare la sua musica per un po’, sembrava troppo triste, troppo tragico e penso siano passati più o meno due o tre mesi, ed è stato strano, perché, cioè, quando è morto David Bowie, qualche mese prima, trovavo ascoltare la sua musica piuttosto confortante, ma con Prince è stato totalmente diverso e semplicemente non sono riuscito ad ascoltarlo per qualche mese poi lentamente ho ricominciato ad ascoltarlo, ma ho dovuto essere attento perché ci sono periodi della sua musica che non hanno troppo legame emotivo per me, ma altri li sento molto e quindi ascoltavo quelli per cui sapevo che non mi sarei sconvolto troppo ascoltandoli poi lentamente ho ascoltato sempre di più la sua musica, ma sembra ancora un po’ strano, allo stesso tempo, lo sento ancora irreale, anche se si rinforza ogni giorno di più, ma penso sia molto strano.

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Nella foto a sinistra Matt Thorne, il tipo sulla destra non sono io.

Irreale purtroppo è la parola giusta. Come ti dicevo nel mio sito parlo dell’essere un autore, di scrivere canzone. Prince era un maestro nell’arte del songwriting. Credo che dovremmo studiare il suo approccio da autore e di come sia cambiato nel tempo. Per esempio, c’è stato il periodo di Wendy e Lisa, poi ha scritto molte cose da solo. So che è una domanda complicata, ma quale è secondo te il suo periodo migliore come autore di canzoni?

E’ interessante, cioè, come dici ha attraversato molte fasi e quando si guarda la sua carriera, le canzoni… il suo modo di scrivere cambia drasticamente. E anche la struttura delle canzoni. Le mie canzoni preferite sono quelle più spinte dallo spirito narrativo, come I could never take the place of your man, per esempio, dove ogni verso è molto chiaro, ma allo stesso modo mi piace come si evolve in seguito, mi piacciono le canzoni che diventano più criptiche e più difficili da seguire e parla sempre con un linguaggio in codice. Mi piace tutto quanto. Penso che questo sia in parte il motivo per cui non viene apprezzato appieno come scrittore solista, penso che siano molto apprezzate le canzoni del primo periodo della sua carriera che le persone capiscono, penso che, almeno fino ad ora. Questo sta cambiando, le persone non hanno scavato fino in fondo nei suoi lavori più recenti e non si rendono conto quanto buoni fossero alcuni dei suoi lavori come cantautore. Una delle domande che mi sarebbe davvero piaciuto fargli se avessi avuto la possibilità di intervistarlo era a proposito della sua tecnica di scrittura e come scriveva. Perché ancora non lo so, cioè, sappiamo che già agli esordi scriveva canzoni, ci sono esempi di testi scritti con la sua grafia. Sappiamo che faceva questo, portava con sé un blocco per gli appunti e scriveva canzoni mentre si spostava. Un’altra cosa che sappiamo e che più tardi, diciamo negli anni ’90, improvvisava probabilmente un po’ di più nello studio e che le persone andavano da lui con un giro di percussioni o con una base e lui componeva su quella musica. Non conosco esattamente i processi dei diversi periodi o delle diverse epoche, non so quanto spesso andasse nello studio con i testi più o meno pianificati. Il bello di Prince fosse che provasse sempre a fare tutto quanto, la risposta è che lui faceva tutto. A volte, semplicemente improvvisava per ore senza sosta e se ne usciva con un verso o (componeva parte di un verso) o un po’ di musica altre volte aveva qualcosa di davvero appassionante e doveva scriverlo subito. Siccome non sono un cantautore è sempre stato molto interessante per me incontrare e parlare con cantautori, perché̀ non capisco sempre del tutto quel processo; io sono uno scrittore oltre che di biografie anche di narrativa, ma quello è un processo molto diverso… scrivere canzoni è più vicino a scrivere poesie e questa non è una disciplina con cui ho confidenza, perciò mi affascina, ma penso che lui…penso che dovrei tornare all’argomento.. penso che lui fosse sottovalutato come autore. Cioè, tutti sanno che era un grande chitarrista, tutti sanno che era grandioso sul palco, tutti sanno che ha scritto alcune canzoni sorprendenti, ma non penso che aldilà del mondo dei fans, lo si stimi come si dovrebbe. No, non lo si vede come un bob dylan, cioè Prince ha avuto i suoi problemi con Bob Dylan perciò forse sarebbe più contento di paragonarsi a un Miles Davies. Io penso che prince sia uno, no, sia il miglior cantautore che sia mai stato.

A proposito delle sue collaborazioni, come Miles Davis o ancora Wendy Lisa. Abbiamo visto diversi lati della sua anima, ma lui era sempre se stesso. Lo sapevamo, perché lo conoscevamo. Produceva della grande musica, ma era differente ogni volta. Come è stato possibile che noi come fan della sua musica fossimo sempre lì ad aspettarlo?

Questa è una buona domanda poiché in parte perché stava sempre facendo qualcosa… cioè, noi c’eravamo sempre per lui… ma lui in un certo qual modo lui era sempre lì per noi… C’erano periodi in cui lui non c’era così tanto, ma in generale… certamente nel periodo in cui stavo scrivendo il libro, per sette anni, quasi ogni giorno si andava su internet e c’era qualcosa, che poteva essere il fatto che stava segretamente facendo uscire una canzone o uscivano un po’ di prove o stava scrivendo sui siti dei fans, perciò c’era sempre qualcosa come un concerto in corso. Era un musicista entusiasmante da seguire. Molti musicisti scompaiono, poi esce un album, poi passa un anno e hanno un ciclo, c’è il periodo dal vivo, poi il ritorno allo studio e non li senti per un anno o giù di lì, ma Prince stava sempre facendo qualcosa tutto il tempo: se non era l’uscita di un lavoro da studio allora era un’esibizione dal vivo o era sulla stampa o c’era un video o c’era una storia, una strana storia al tg. Cioè c’era sempre qualcosa per te e il corpo del suo materiale era così vasto che c’era sempre qualcosa di nuovo da esplorare per tutti i suoi fans Ho sempre avuto l’abitudine di ritornare ai suoi vecchi album, andando indietro per così dire di due. Usciva un album e provavo un’emozione, poi usciva il successivo e poi il successivo ancora e io tornavo a due album prima. Era sempre notevolmente diverso. Era sempre occupato. Parlavi del capitolo che ho scritto su Graffiti Bridge; è stato il primo album del periodo per cui io fui un po’ deluso, ma ritornandoci più tardi ho scoperto un mare di cose nuove e questo succedeva con tutti quanti i suoi album. Non ce n’è nemmeno uno, forse uno o due, che si possa completamente scartare nella sua totalità, è come… ma mi spiace sto un po’ divagando. C’era questo processo, ogni volta che un nuovo album usciva pensavo: ok, questo è quello che sarà Prince da ora in poi e questo era preoccupante. Sarà lo stesso per sempre? E poi usciva l’album seguente ed è di nuovo tutto diverso e poi non ero più così preoccupato per quello prima e fai: ok, non hai perso tutto questo. La psicologia era questa per me, pensavo oh no, sta diventando molto più conservatore, questa è la direzione verso cui sta andando e poi usciva l’album seguente ed era di nuovo totalmente diverso e perciò non c’era quella sensazione che ti potessi fidare, se ne sarebbe uscito sempre con qualcosa di nuovo, interessante nel futuro, non avrebbe semplicemente ripetuto la stessa cosa all’infinito per diventare noioso e conservatore e mantenere la stessa faccia troppo a lungo.


Parlando di Wendy e Lisa, e anche Susannah, che insieme a Prince formavano un team fantastico. Cosa pensi del tour dei Revolution e delle critiche che sono state mosse nei loro confronti?

E’ una domanda difficile per me, perché, cioè, non sta a me dire cosa dovrebbero o non dovrebbero fare se capisci cosa intendo. Sappiamo come si sentiva al riguardo di cose come queste quando era vivo, ma allo stesso tempo, loro sono musicisti, hanno giocato un ruolo in tutto questo e stanno suonando la loro musica di cui loro sono parte, perciò non è come se fossero un gruppo tributo, cosa che avrebbe un carattere differente.

Va bene, hai ragione; loro sono stati parte del fenomeno Purple Rain e hanno diritto di raccontarlo in concerto. Parliamo del tuo libro, che non è ancora uscito in italiano, stai pensando di aggiungere altri capitoli?

Sì, per prima cosa il libro è uscito in Germania in aprile e ho scritto un nuovo capitolo per l’edizione tedesca che aggiorna la storia e copre l’anno e percorre la fase due e il Piano and Microphone tour. Ho parlato al mio editore della possibilità di fare una versione aggiornata del libro, abbiamo pensato di chiamarlo una sorta di remix del libro. Ma non lo voglio fare ancora perché ho ancora sentimenti contrastanti e lo trovo piuttosto difficile… come hai detto prima è molto più facile parlare alla gente adesso che se ne parla di più. Ci sono molti libri in uscita e mi sento come se fosse un po’ troppo presto per tutto questo. Non ci sono problemi per tutti quelli che ne vogliono parlare, questo mi sta bene, ma non mi interessano i libri in cui qualcuno muore e tutti iniziano a scrivere di loro prima che morissero.
Penso che girino più notizie dalla sua morte; ci saranno cose interessanti da mettere nel mio libro, penso ci siano due punti in cui potrei aggiungere. perciò penso che questo è probabilmente quello che farò, ma penso anche che voglio vedere cosa viene fuori dal Vault nel corso dei prossimi due anni perché potrebbe esserci qualcosa che cambia la storia in alcuni punti. Perciò eccoci, sto lavorando ad alcuni altri progetti, niente di immediato, ma ho scritto qualcosa in più per gli editori tedeschi, questa è una cosa davvero difficile perché da un lato vorrei metterci un punto e dire ho finito di scrivere di questo, ma penso che sia impossibile perché la storia ha così tanto da offrire e la storia continua perciò devo elaborarlo, così ha funzionato, sono pensieri in corso.

(Continua…)

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il libro di Mayte: la nascita del figlio

l’altra sera ho avuto la possibilità di conversare con Matt Thorne, l’autore di quella che è (secondo me) la migliore biografia su Prince. Matt ha dedicato il suo libro, scritto in 7 anni, al lato artistico di Prince. ha tralasciato, giustamente secondo me, il gossip e le relazioni di Prince. ma, nella vita Prince c’è qualcosa che ha riservato al musicista gioia e dolore, trasmesso anche nella sua musica. è la relazione tra Prince e Mayte.

Mayte sta per pubblicare, credo il 6 aprile, un libro intitolato The Most Beautiful.

la rivista americana people ha pubblicato alcuni estratti del libro di Mayte. qui sotto trovate la mia traduzione dell’articolo che parla della nascita del loro figlio:

Lui era il bambino che Prince e la moglie Mayte Garcia stavano aspettando da tanto. L’avevano chiamato Amirr (Prince in arabo), mentre era nella pancia di Mayte, e avevano ascoltato il battito del suo cuore prima della nascita. Ma il bambino nato il 16 ottobre 1996 aveva la sindrome Pfeiffer di tipo 2, una rara malattia genetica ed è sopravissuto solo per 6 giorni. (…) “Penso (che Prince) non l’abbia mai superato. Non so come gli altri ce la facciano. Io so che non ce l’ho fatta.”

Quando Mayte a 22 anni ha scoperto di essere incinta, lei e Prince erano sopraffatti dalla gioia al pensiero di crescere una famiglia nella loro casa di Paisley Park. La gravidanza andava via liscia, fino a quando un giorno ha iniziato a perdere sangue e un dottore aveva raccomandato un’amniocentesi per verificare anomalie genetiche. La procedura, aveva avvertito il dottore, rischiava un aborto spontaneo. E ancora, il dottore aveva detto: “capita che il corpo cerchi di rilasciare il feto per un motivo.” Ma Prince, dice Mayte, non era d’accordo: “mio marito ha detto: non la faremo”.

Una volta a casa, la coppia ha pregato per la sua salute. “Ti prego, benedici questo bambino” diceva Prince, mentre pregava in ginocchio: “Sappiamo che non permetterai che questo bambino sarà malato.” Ulteriori esami hanno evidenziato questi e altri problemi. L’ostetrica dopo le misurazioni ad ultrasuoni aveva detto: potrebbe esserci una forma di nanismo. “Io e mio marito ci siamo guardati e stretti nelle spalle, lui ha detto: ‘a me va bene.’ Io risi. Di tutti i problemi che ci avevano prospettato, quello era il primo che non mi spaventava.” Il dottore li aveva avvertiti delle anomalie genetiche, pericolose per la vita del bambino, consigliando nuovamente un’amniocentesi, ma Prince ha continuato a rifiutarla.

Il 16 Ottobre 1996, Mayte ha partorito il loro figlio tramite un cesareo. In un primo momento lei e Prince erano in uno stato euforico: “Non so come descrivere lo sguardo sul volto di mio marito. Gioia pura. E poi hanno preso in braccio il bambino illuminato da quelle luci crude. L’esaltazione sul volto di mio marito divenne puro terrore. La Sindrome Pfeiffer di tipo 2 è una malattia genetica che causa anomalie scheletriche e sistemiche. La fusione prematura delle ossa del cranio, porta a volte al cosiddetto ‘cranio a trifoglio,’ in cui gli occhi sono fuori dalle orbite e la fusione delle ossa delle mani e dei piedi che causa un aspetto palmato. Avrei  imparato tutto questo in seguito.