1996

ho riscoperto qualche cassetta analogica e qualche cassetta digitale. siamo nel 1996: io da qualche anno vivo la mia prima esperienza professionale e le soddisfazioni sono assenti. completamente. isolatamente. non sapevo fare altro. non sapevo come fare. e nessuno mi guidava. probabilmente, è stato il primo momento della mia vita dove avrei potuto morire.

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Un post condiviso da Italian Jam (@theitalianjam) in data:

c’era la musica, sì la musica c’era. la facevo io, la facevano gli altri e io li ascoltavo. sono finito per andare a tanti concerti. arrivano le spice girls. arriva il funky degli articolo 31 e i jamiroquai diventano di spessore. poi Prince che cambia nome, anzi no, poi Emancipation pubblicato dalla EMI. forse l’ultimo album di successo dei Pooh (amici x sempre). io non so bene. sono confuso. la competizione che è in atto mi travolge. cerco soddisfazioni in altre cose. cerco di capire la mia identità. ma non ce la faccio. crollo. mi riprendo e crollo di nuovo. questa la musica di quei giorni.

  1. Spice Girls – Wannabe
  2. Earth Wind & Fire – Superhero
  3. Articolo 31 – Tranqi Funky
  4. Tina Turner – James Bond
  5. The Stylistics – Betcha By Golly, Wow
  6. Sheryl Crow – If It Makes You Happy
  7. Céline Dion – Falling Into You
  8. George Michael – Fast Love
  9. Prince – Dinner with Delores
  10. Pooh – Innamorati sempre innamorati mai
  11. Jamiroquai – Virtual Insanity
  12. Suzanne Vega – Birthday
  13. Pooh – Amici per sempre
  14. Mavis Staples – The Undertaker
  15. Spice Girls – Say You’ll Be There
  16. Mayte – If I Love You Tonight

Due note su queste versioni. Superhero è una collaborazione tra Prince e gli EarthWind&Fire mai sentita prima. Qui altre notizie. Celine Dion non era ancora esplosa con la colonna sonora di Titanic, ma a me piaceva già. Bella la versione a cappella dei Pooh. Tranqi Funky è il video (forse) destinato al mercato USA con una versione diversa del successo degli Articolo 31. Un po’ meno grintoso l’inciso della versione nostrana: perché non hanno portato la versione italiana in USA? Bello ritrovare le Spice Girls. E interessante notare come lasignora Beckham fosse completamente avulsa dal gruppo. A quel tempo non l’avevo mai notato. La mia preferita era cmq Melanie Brown. Ho visto Tina Turner in concerto proprio in quegli anni al forum. Lei è una forza della natura (frase classica che si dice(va) di Tina), ma il concerto era un po’ freddino per i miei gusti; me ne sono andato a metà. In-vece dell’amata versione di Prince di Betcha By Golly, Wow (che non ho trovato su youtube) ho messo l’originale dei The Stylistcs che ha una forza nella voce solista e nei cori. Forse il miglior brano del 1996. LOL Infine, Shery Crow che con If It Makes You Happy ha trovato il brano “infinito”.

Pooh 1971 – 1975

smanettando* su spotify e a quasi un mese dall’addio dei pooh, ho preparato una nuova playlist con i migliori brani del primo periodo dei Pooh. ho ripreso gli album dal 71 al 75 (opera prima, alessandra, parsifal, un po’ del nostro tempo migliore e forse ancora poesia). da lì ho messo insieme quei brani più importanti (per me). non ci sono i grandi o meno grandi successi (tipo noi due nel mondo e nell’anima). non ci sono i classici (parsifal). ci sono quei brani più concreti, più ispirati e che rendono quegli album insostituibili nei miei ricordi. 14 bellissimi brani, che ho potuto riascoltare, riscoprire e amare ancora. ho messo uno dopo l’altro Oceano e Dialoghi, i primi due sfoghi cittadini di Valerio Negrini. il sesso romantico di Fantasia e l’avventura di Peter Jr. (unico brano di Forse Ancora Poesia). e, per finire, la voce rock di Valerio Negrini in Tutto alla Tre.

come al solito, la playlist la si può ascoltare con youtube. perché non ti iscrivi al mio canale youtube?

  1. Quando una Lei Va Via (Alessandra)
  2. Solo cari ricordi (Parsifal)
  3. Donna al Buio, Bambina al Sole (Alessandra)
  4. La Locanda (Parsifal)
  5. Il primo e l’ultimo uomo (Opera Prima)
  6. Come Si Fa (Parsifal)
  7. Oceano (Un po’ del nostro tempo migliore)
  8. Dialoghi (Parsifal)
  9. Fantasia (Un po’ del nostro tempo migliore)
  10. Lei E Lei (Parsifal)
  11. 1966 (Un po’ del nostro tempo migliore)
  12. Peter Jr (Forse Ancora Poesia)
  13. Orient Express (Un po’ del nostro tempo migliore)
  14. Tutto Alle Tre (Opera Prima)

* smanettando è una brutta parola…!

a lezione da d’orazio

parlando di (fare) musica, mi è venuta voglia di riportare riportare qui le principali note del libro di stefano d’orazio (ex o non ex batterista dei pooh).

ora, perché riportare le parole di d’orazio? in fin dei conti, il batterista di roma non è mai stato un musicista di alto livello, forse un buon sperimentatore tra timpani ed elettronica, ma poco incisivo nella sonorità del rock melodico dei pooh, definita piuttosto dalla chitarra di battaglia, dal fretless di canzian e (ovviamente) dalla voce di facchinetti.

ma d’orazio, fin da subito, è stato una sorta di ministro delle finanze dei pooh (citazione: fegiz). d’orazio ha quindi un’esperienza nel business musicale che potrebbe/dovrebbe essere condivisa, non so se d’orazio l’abbia mai fatto.

insomma: leggere il suo libro può dare qualche spunto per chi vuole avvicinarsi a un lavoro nel mondo della musica.

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Quando sei un artista immortale

Una volta il successo era vero successo se un artista appariva sulla Settimana Enigmistica; in altre parole, la presenza di un cantante o di un gruppo come risposta ad una definizione di un cruciverba nella rivista “che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione!” significava avere raggiunto l’immortalità. Oggi esistono altri modi per capire se un artista ha raggiunto il successo vero.

Il primo sono l’esistenza di Tribute Band: sono quei gruppi musicali che rifanno per filo e per segno la musica dell’artista famoso. Le Tribute Band sono deleterie per la musica italiana, ma non posso farci nulla (ne ho già parlato qui). Insisto: il numero crescente di ottimi musicisti che si cimentano in queste operazioni culturalmente denigranti per chi le ascolta mi fa paura. Ma tant’è.

Sembrano simili alle Tribute Band, ma in realtà si discostano leggermente, sono le orchestre che dedicano dei medley ai musicisti. In questo caso, l’opera di riarrangiare brani pop con taglio orchestrale è un esercizio delicato che permette e promette di raggiungere quote spettacolari; chi suona nelle orchestre fa davvero fatica, si è in tanti e le personalità si incrociano solo grazie alla sensibilità del direttore di orchestra. Al contrario delle Tribute Band che copiano (volgarmente, direi) gli artisti famosi, le orchestre rifanno a modo loro, mettendoci la propria personalità ereditata dagli strumenti che suonano, ripercorrendo l’arte magica delle cover. Ascoltate la bellezza di questo medley di brani Pooh fatto dai Filarmonici.

Altro parametro per misurare la popolarità di un musicista è la sua presenza in altre arti. Un caso classico è quando i brani di un cantante vengono utilizzati come colonna sonora di un film. Il primo che mi viene in mente è Paolo Conte che con Via Con Me accompagna un film americano ambientato a Parigi. Si tratta di French Kiss con Meg Ryan: un musicista italiano che affresca con il suo stile inconfondibile un film di Hollywood in Francia, complimenti. Così come i brani di David Byrne che entrano prepotentemente, così come la presenza dell’ex Talking Heads, nel film di Sorrentino “This Must Be The Place”.

Andando oltre, e parlando di libri e di un mio vecchio pallino, vi riporto il romanzo di Hanif Kureishi (nella foto a sinistra) intitolato come il mitico The black album di Prince. Ecco cosa c’è scritto nella descrizione presente su Amazon:

Shahid, un giovane pakistano stabilitosi da molto tempo in Inghilterra, si trasferisce dal Kent a Londra per ragioni di studio. Dopo l’incontro con Deedee Osgood, l’eccentrica professoressa che nelle sue lezioni mescola disinvoltamente le canzoni di Prince coi saggi di Lacan.

Il libro consolida la popolarità di Prince, proprio come una volta faceva la Settimana Enigmistica.

Addii dettati dal marketing

La musica sta passando un periodo critico, creativo. Come il passaggio di un uragano imprevisto nella costa est, il nuovo musicbiz sta facendo molte vittime. Non basta più fare un disco, un po’ di promozione in televisione ed in radio e il tour. Ora ci sono Twitter, Facebook, Google+. La sincerità di un musicista è messa a dura prova. E chi non è sincero deve salutare tutti e ritirarsi.

Farei risalire l’inizio di questo periodo all’addio di Stefano D’Orazio come batterista dei Pooh. Alla vigilia dell’ultimo tour Pooh, agganciato ad un greatest hits, D’Orazio appende le bacchette al chiodo, dichiarando: “mi piacerebbe girare il mondo” *. I Pooh – senza di lui – torneranno con un disco molto più interessante dei precedenti. Si libereranno delle sue liriche naif per riabbracciare la ricercata prosa anni 70 di Negrini. Ancora più sentita la differenza alla batteria: i Pooh possono riaffrontare classici e nuove canzoni senza nulla invidiare ai migliori rappresentanti del rock internazionale. Ed in alcuni casi sorpassandoli volentieri. Grazie, soprattutto, alla tecnica insuperabile di Dodi Battaglia.

Recentemente, è il turno di Vasco Rossi che, alla vigilia dell’uscita di un cd e di un film su di lui presentato a Venezia, rimbalza tra le prime pagine dei siti, dei telegiornali e di Facebook facendo parlare di sé: “mi dimetto da rock star” *. Vero o non vero, esce il nuovo lavoro ed il film invade le sale. Niente più vita spericolata? O solo un arrivederci ad una dimensione più ristretta, magari differente da quella dei concerti nei grandi stadi. L’importante quota di guadagni che deriva dai tour deve essere gestita con attenzione; i concerti nei grandi stadi costano tanto e rientrare dei costi è difficile.

Ivano Fossati, che in una emozionante (?) puntata di Che Tempo Che Fa di ieri sera, prima canta una delle canzoni – onestamente un po’ bruttina – del suo nuovo album Decadancing poi saluta e ringrazia il mondo della discografia, dichiarando: “Comincerò a viaggiare” *. Anche lui alla vigilia di un nuovo cd. Non ne sentiremo la mancanza.

Prima o poi arriverà qualcuno che dirà “non faccio più dischi”, senza essere alla vigilia di una uscita; va bene tutta la storia degli addii, le lacrime di Fazio e i fan dei Pooh a strapparsi i capelli, ma un po’ di rispetto per chi compra i dischi uno dovrebbe averlo: anche nel fare marketing bisogna avere stile.