Prince: intervista a Matt Thorne

Matt Thorne ha scritto quello che è (secondo me) il migliore libro sulla vita di Prince. Ho contattato Matt e ho chiacchierato di Prince con lui per più di un’ora. In quest’ora con lui ho potuto scoprire che ha una grande passione per Prince, dimostrata nel libro dove ha raccontato la vita del musicista. Oltretutto, Matt scrive e pubblica la biografia mentre Prince ancora vivo. In questa maniera ha potuto mantenere una sana distanza da tutto quello che è successo da quel maledetto 21 aprile 2016. Insomma, per questi motivi il libro di Matt rimane il migliore e più corretto su Prince. Ecco la prima parte dell’intervista. Vi evito le prime domande di rito (piacere di conoscerti, ecc), per poter subito entrare subito nel vivo. Buona lettura.

Ci domandavamo: hai mai incontrato Prince?

Ho una risposta piuttosto complicata a questa domanda; quando ho deciso di scrivere il libro, prima di tutto ho parlato con il biografo di un altro artista e lui mi disse che la prima cosa che dovevo fare prima di tutto era contattare l’artista direttamente per vedere la sua reazione, lui può rispondere o meno, ma vale sempre la pena provare. Perciò gli scrissi direttamente e ricevetti una risposta; non me lo aspettavo, ma mi arrivò un biglietto aereo per andare in America, a Los Angeles. Lui viveva lì all’epoca, poi è arrivata un’auto a prendermi all’albergo e mi ha portato alla casa dove lui viveva, e poi….questo è tutto nel libro, all’inizio del libro…sono entrato in questa sorta di soggiorno, non era un soggiorno, una zona dedicata alle esibizioni e lui è uscito. Ero abituato ad aspettare Prince anche se era molto tardi, ma è uscito quasi immediatamente, erano circa le 11.30 di sera, ma lui è uscito e si è esibito. Dopo lo spettacolo ho parlato al suo manager e gli ho chiesto se tutto questo significava che avevo il benestare per proseguire con il mio progetto, e il manager ha risposto di si, che però Prince preferiva che non parlassi con nessuno, che non intervistassi nessuno, allora per un po’ così ho fatto, ma il libro mi sembrava poco credibile in quel modo senza tutto il resto. Così gradualmente, dapprima sono state Wendy e Lisa e qualche altra altra persona e poi avevo amici che li conoscevano e i contatti sono iniziati in questo modo e ho iniziato a intervistare persone. Più o meno in quel momento è arrivato un altro invito da Prince per andare a New York dove si sarebbe esibito presto; ero un po’ preoccupato che fosse un po’ arrabbiato per le mie interviste e invece mentre si stava esibendo, nel mezzo di Purple Rain, ha camminato in mezzo al pubblico e mi ha detto “Cosa ne dici di quell’intervista adesso?” e ho detto “Certo che vorrei fare quell’intervista” e lui ha continuato a camminare. Sono rimasto li fino al mattino alle sei per vedere se sarebbe tornato indietro per l’intervista, ma non ne ho avuto la possibilità. Quindi a parte questo non ho avuto altre occasioni, non ho avuto molto contatto diretto con lui ma ho parlato con tutte le persone che ho potuto e che potevano darmi una loro visione degli anni trascorsi lavorando con lui. E poi c’è stata questa esibizione, dopo l’uscita del libro, in cui lui ha fatto molti dei pezzi che avevo scritto che mi piacevano, e poi c’è stata un’altra occasione in cui sono stato piuttosto sicuro che stesse leggendo quello che stavo scrivendo; avevo scritto un articolo sul Daily Telegraph sulla canzone Electric Intercourse, una canzone inedita, e il giorno dopo lui l’ha suonata dopo 35 anni per la prima volta, perciò deve averlo… deve.. cioè, non c’era ragione per cui lui la suonasse in quel momento era piuttosto insolito.. so che molti fans di Prince trovano spiegazioni nei suoi gesti che davvero potrebbero non esistere, ma almeno in questo caso, siccome il suo manager mi aveva detto che lui leggeva tutto quello che si scriveva su di lui, penso sia una prova che doveva avere quell’articolo, non so se lo ha letto, ma almeno gli ha dato un’occhiata.

Cosa hai pensato quando hai letto che lui stava scrivendo una autobiografia?

Ero molto entusiasta, cioè era molto interessante perché, non sapevo molto della persona che ha scelto come ghost-writer, penso sia stato scelto in virtù del fatto che aveva scritto un articolo su Prince per Paris Review e so da amici che hanno fatto da ghost writers per dei musicisti che accade in molti modi diversi. Qualche volta il musicista è molto coinvolto, ma altre volte loro si limitano a parlare in un microfono ed è necessario trascrivere le minute, ma ovviamente a Prince non piaceva che si registrasse la sua voce, perciò non credo che avrebbe fatto questo, non posso tuttavia immaginarlo seduto a discutere con l’autore. Non so, può ancora essere che questa cosa veda la luce, o almeno parte di essa, non mi sembra che sia stata detta la parola definitiva da parte dell’editore in proposito. In generale sono entusiasta, cioè, penso… in merito alle biografie dei musicisti, anche le migliori, per esempio, quelle di Bob Dylan o il libro di Keith Richards sulla sua vita, io sento che c’è sempre spazio per un’altra interpretazione, un altro punto di vista. Ossia, tu hai la visione dell’artista, ma sai, anche se è la loro storia, non necessariamente sanno tutto quello che c’è da sapere, perché dall’altra parte della storia ci sono i fans e le loro esperienze, i critici e chi fa recensioni e tutto il resto. Perciò sarei stato affascinato da questa lettura, ma non avrei pensato che si trattasse del documento finale e definitivo, che quello fosse tutto ciò che si poteva scrivere e pensare di Prince. Ero entusiasta e poi dispiaciuto che non sia uscito.

Io adoro il tuo libro e ciò che mi piace, è che l’hai scritto prima del 21 aprile 2016. Oggi è molto più facile; tutti dicono che lui era il più grande di tutti e che era un genio. Invece nel tuo libro non hai paura di criticare la sua musica; non tutta la musica di Prince è memorabile. E ti soffermi molto su come lui produceva i brani, una cosa che adoro leggere. Però, come ti dicevo, dal 21 aprile 2016 non sono più riuscito a leggere nulla dal tuo libro. Tu cosa pensi di quello che è successo a Prince negli ultimi giorni della sua vita?

E’ stato piuttosto scioccante per me, cioè, ho appreso della notizia quando una radio irlandese mi ha telefonato per chiedermi dove…cioè, in effetti mi hanno detto che lui era morto e volevano chiedermi quando potevo andare alla radio per parlarne. e non ho avuto tempo per elaborare il tutto. E’ stato incredibilmente scioccante e non volevo crederci quando me lo hanno detto. Cioè, avevo sentito un po’ di disagio quando l’aereo è atterrato, non pensavo fosse niente di terminale o davvero necessariamente serio. Avevo semplicemente un po’ di disagio, cioè c’era la sensazione che fosse un po’ strano, non combaciava con il suo personaggio abituale, non sembrava essere lui, ma è stato un grosso shock. No. Non ho avuto tempo di elaborarlo perché il libro era appena uscito in America, la versione americana del libro, e perciò mi fu immediatamente chiesto di partecipare a tantissimi programmi in TV e radio e ho passato praticamente 24 ore in vari studi a parlare di lui e non ho avuto tempo di elaborare le mie emozioni. E mi rendevo conto che quelle persone che mi parlavano, (come è tipico dell’America) che loro non necessariamente sapevano granché di Prince; ovviamente i fans sapevano tutto quello che lui faceva, ma per le persone al di fuori di quel mondo, loro non avevano necessariamente seguito la sua carriera così da vicino, perciò mi sentivo come se avessi dovuto spiegare alla gente quanto importante fosse Prince, quanto fosse geniale. E questa è stata un’esperienza piuttosto strana. E poi immediatamente dopo, come ti ho già accennato, non sono più riuscito ad ascoltare la sua musica per un po’, sembrava troppo triste, troppo tragico e penso siano passati più o meno due o tre mesi, ed è stato strano, perché, cioè, quando è morto David Bowie, qualche mese prima, trovavo ascoltare la sua musica piuttosto confortante, ma con Prince è stato totalmente diverso e semplicemente non sono riuscito ad ascoltarlo per qualche mese poi lentamente ho ricominciato ad ascoltarlo, ma ho dovuto essere attento perché ci sono periodi della sua musica che non hanno troppo legame emotivo per me, ma altri li sento molto e quindi ascoltavo quelli per cui sapevo che non mi sarei sconvolto troppo ascoltandoli poi lentamente ho ascoltato sempre di più la sua musica, ma sembra ancora un po’ strano, allo stesso tempo, lo sento ancora irreale, anche se si rinforza ogni giorno di più, ma penso sia molto strano.

Irreale purtroppo è la parola giusta. Come ti dicevo nel mio sito parlo dell’essere un autore, di scrivere canzoni. Prince era un maestro nell’arte del songwriting. Credo che dovremmo studiare il suo approccio da autore e di come sia cambiato nel tempo. Per esempio il periodo di Wendy e Lisa, poi ha scritto molte cose da solo. So che è una domanda complicata, ma quale è secondo te il suo periodo migliore come autore di canzoni?

E’ interessante, cioè, come dici ha attraversato molte fasi e quando si guarda la sua carriera, le canzoni… il suo modo di scrivere cambia drasticamente. E anche la struttura delle canzoni. Le mie canzoni preferite sono quelle più spinte dallo spirito narrativo, come I could never take the place of your man, per esempio, dove ogni verso è molto chiaro, ma allo stesso modo mi piace come si evolve in seguito; mi piacciono le canzoni che diventano più criptiche e più difficili da seguire e parla sempre con un linguaggio in codice. Mi piace tutto quanto. Penso che questo sia in parte il motivo per cui non viene apprezzato appieno come scrittore solista, penso che siano molto apprezzate le canzoni del primo periodo della sua carriera che le persone capiscono. Almeno fino ad ora; questo sta cambiando, le persone non hanno scavato fino in fondo nei suoi lavori più recenti e non si rendono conto quanto buoni fossero alcuni dei suoi lavori come cantautore. Una delle domande che mi sarebbe davvero piaciuto fargli se avessi avuto la possibilità di intervistarlo era a proposito della sua tecnica di scrittura e come scriveva. Perché ancora non lo so, cioè, sappiamo che già agli esordi scriveva canzoni, ci sono esempi di testi scritti con la sua grafia. Sappiamo che faceva questo, portava con sé un blocco per gli appunti e scriveva canzoni mentre si spostava. Un’altra cosa che sappiamo e che più tardi, diciamo negli anni ’90, improvvisava probabilmente un po’ di più nello studio e che le persone andavano da lui con un giro di percussioni o con una base e lui componeva su quella musica. Non conosco esattamente i processi dei diversi periodi o delle diverse epoche, non so quanto spesso andasse nello studio con i testi più o meno pianificati. Il bello di Prince era che provava sempre a fare tutto quanto, la risposta è che lui faceva tutto. A volte, semplicemente improvvisava per ore senza sosta e se ne usciva con un verso o (componeva parte di un verso) o un po’ di musica altre volte aveva qualcosa di davvero appassionante e doveva scriverlo subito. Siccome non sono un cantautore è sempre stato molto interessante per me incontrare e parlare con cantautori, perché non capisco sempre del tutto quel processo; io sono uno scrittore oltre che di biografie anche di narrativa, ma quello è un processo molto diverso… scrivere canzoni è più vicino a scrivere poesie e questa non è una disciplina con cui ho confidenza, perciò mi affascina, ma penso che lui…penso che dovrei tornare sull’argomento.. penso che lui fosse sottovalutato come autore. Cioè, tutti sanno che era un grande chitarrista, tutti sanno che era grandioso sul palco, tutti sanno che ha scritto alcune canzoni sorprendenti, ma non penso che aldilà del mondo dei fan, lo si stimi come si dovrebbe. No, non lo si vede come un Bon Dylan, cioè Prince ha avuto i suoi problemi con Bob Dylan perciò forse sarebbe più contento di paragonarsi a un Miles Davis. Io penso che Prince sia uno, no, sia il miglior cantautore che sia mai stato.

A proposito delle sue collaborazioni, come Miles Davis o ancora Wendy Lisa. Abbiamo visto diversi lati della sua anima, ma lui era sempre se stesso. Lo sapevamo, perché lo conoscevamo. Produceva della grande musica, ma era differente ogni volta. Come è stato possibile che noi come fan della sua musica fossimo sempre lì ad aspettarlo?

Questa è una buona domanda poiché in parte perché stava sempre facendo qualcosa… cioè, noi c’eravamo sempre per lui… ma lui in un certo qual modo lui era sempre lì per noi… C’erano periodi in cui lui non c’era così tanto, ma in generale… certamente nel periodo in cui stavo scrivendo il libro, per sette anni, quasi ogni giorno si andava su internet e c’era qualcosa, che poteva essere il fatto che stava segretamente facendo uscire una canzone o uscivano un po’ di prove o stava scrivendo sui siti dei fans, perciò c’era sempre qualcosa come un concerto in corso. Era un musicista entusiasmante da seguire. Molti musicisti scompaiono, poi esce un album, poi passa un anno e hanno un ciclo, c’è il periodo dal vivo, poi il ritorno allo studio e non li senti per un anno o giù di lì, ma Prince stava sempre facendo qualcosa tutto il tempo: se non era l’uscita di un lavoro da studio allora era un’esibizione dal vivo o era sulla stampa o c’era un video o c’era una storia, una strana storia al tg. Cioè c’era sempre qualcosa per te e il corpo del suo materiale era così vasto che c’era sempre qualcosa di nuovo da esplorare per tutti i suoi fans Ho sempre avuto l’abitudine di ritornare ai suoi vecchi album, andando indietro per così dire di due. Usciva un album e provavo un’emozione, poi usciva il successivo e poi il successivo ancora e io tornavo a due album prima. Era sempre notevolmente diverso. Era sempre occupato. Parlavi del capitolo che ho scritto su Graffiti Bridge; è stato il primo album del periodo per cui io fui un po’ deluso, ma ritornandoci più tardi ho scoperto un mare di cose nuove e questo succedeva con tutti quanti i suoi album. Non ce n’è nemmeno uno, forse uno o due, che si possa completamente scartare nella sua totalità, è come… ma mi spiace sto un po’ divagando. C’era questo processo, ogni volta che un nuovo album usciva pensavo: ok, questo è quello che sarà Prince da ora in poi e questo era preoccupante. Sarà lo stesso per sempre? E poi usciva l’album seguente ed è di nuovo tutto diverso e poi non ero più così preoccupato per quello prima e fai: ok, non hai perso tutto questo. La psicologia era questa per me, pensavo oh no, sta diventando molto più conservatore, questa è la direzione verso cui sta andando e poi usciva l’album seguente ed era di nuovo totalmente diverso e perciò non c’era quella sensazione che ti potessi fidare, se ne sarebbe uscito sempre con qualcosa di nuovo, interessante nel futuro, non avrebbe semplicemente ripetuto la stessa cosa all’infinito per diventare noioso e conservatore e mantenere la stessa faccia troppo a lungo.

Parlando di Wendy e Lisa, e anche Susannah, che insieme a Prince formavano un team fantastico. Cosa pensi del tour dei Revolution e delle critiche che sono state mosse nei loro confronti?

E’ una domanda difficile per me, perché, cioè, non sta a me dire cosa dovrebbero o non dovrebbero fare se capisci cosa intendo. Sappiamo come si sentiva al riguardo di cose come queste quando era vivo, ma allo stesso tempo, loro sono musicisti, hanno giocato un ruolo in tutto questo e stanno suonando la loro musica di cui loro sono parte, perciò non è come se fossero un gruppo tributo, cosa che avrebbe un carattere differente.

Va bene, hai ragione; loro sono stati parte del fenomeno Purple Rain e hanno diritto di raccontarlo in concerto. Parliamo del tuo libro, che non è ancora uscito in italiano, stai pensando di aggiungere altri capitoli?

Sì, per prima cosa il libro è uscito in Germania in aprile e ho scritto un nuovo capitolo per l’edizione tedesca che aggiorna la storia e copre l’anno e percorre la fase due e il Piano and Microphone tour. Ho parlato al mio editore della possibilità di fare una versione aggiornata del libro, abbiamo pensato di chiamarlo una sorta di remix del libro. Ma non lo voglio fare ancora perché ho ancora sentimenti contrastanti e lo trovo piuttosto difficile… come hai detto prima è molto più facile parlare alla gente adesso che se ne parla di più. Ci sono molti libri in uscita e mi sento come se fosse un po’ troppo presto per tutto questo. Non ci sono problemi per tutti quelli che ne vogliono parlare, questo mi sta bene, ma non mi interessano i libri in cui qualcuno muore e tutti iniziano a scrivere di loro prima che morissero. Penso che girino più notizie dalla sua morte; ci saranno cose interessanti da mettere nel mio libro, penso ci siano due punti in cui potrei aggiungere. perciò penso che questo è probabilmente quello che farò, ma penso anche che voglio vedere cosa viene fuori dal Vault nel corso dei prossimi due anni perché potrebbe esserci qualcosa che cambia la storia in alcuni punti. Perciò eccoci, sto lavorando ad alcuni altri progetti, niente di immediato, ma ho scritto qualcosa in più per gli editori tedeschi, questa è una cosa davvero difficile perché da un lato vorrei metterci un punto e dire ho finito di scrivere di questo, ma penso che sia impossibile perché la storia ha così tanto da offrire e la storia continua perciò devo elaborarlo, così ha funzionato, sono pensieri in corso.

Cosa ti aspetti che sbucherà dal Vault, il misterioso luogo dove Prince avrebbe immagazzinato anni di musica e di video? A quanto dicono, conterrebbe tanta roba sconosciuta ai più. Forse sbucherà un Prince che non abbiamo mai visto o sentito?

Sì. Nel Vault c’è tutto quello che noi sappiamo come fans, ma oltre a quello c’è ovviamente tutto quello che non sappiamo. Al momento ancora non sappiamo come verrà gestito il materiale; potrebbe essere resa pubblica una lista di tutto quello che c’è nel Vault, non penso che questo accadrà, ma è un’eventualità. Ciò che è più probabile è che scopriremo dei pezzetti qua e là man mano che passa il tempo. Ovviamente la prima cosa è la nuova uscita di Purple Rain e un po’ di materiale extra ad esso relativo. Chi ha i diritti di tutto quello che resta nel Vault che potrebbe voler fare qualcosa con quel materiale forse l’anno prossimo. Penso ci sia spazio per molte cose che ancora non sappiamo su cui lavorare. È interessante come ci siano aree che sono davvero molto ben documentate come quando stava registrando al Sunset Sound di Los Angeles; conosco alcune persone che lavoravano con lui e che tenevano diari molto dettagliati. Eric Leeds teneva traccia di tutto. Prendeva nota di ogni singola cosa che lui faceva. Però ci sono notti quando stava registrando nello studio in cui non c’era nessun altro, non sappiamo niente di questo. Quando era vivo questa roba usciva e non sapevamo necessariamente da quale album fosse venuta o da che periodo. Non so se saranno rivelazioni roboanti che ci faranno cambiare la nostra visione di Prince per sempre, penso sia più probabile che riempiano dei vuoti di aree di cui non sappiamo molto; in generale abbiamo idea di cosa stesse facendo nella maggior parte dei periodi, gli strumenti che usava, i collaboratori che aveva, ma penso che ci siano anche molte sorprese che ci aspettano. La questione è: come gli eredi useranno tutto quel materiale? Sappiamo più o meno tutto, ci sono un paio di spettacoli che non sono stati registrati, ma in generale abbiamo un idea di quello che accadeva nella maggior parte degli spettacoli, ma per ciò che accadeva in studio penso che ci sia ancora molto da scoprire.

Io ho un’opinione su Prince non condivisa da molti. Secondo me, per la sua musica erano molto importanti le persone che gli stavano intorno. Prima di tutti i musicisti che gli davano ispirazione. Sei d’accordo con me?

Sì, sono d’accordo con te. È lo stesso per me ed è parte del motivo per cui ho scritto questo libro e il modo in cui l’ho fatto è stato per mostrare come le persone che gli stavano attorno erano parte del processo e il mio pensiero al riguardo. Penso che siamo d’accordo su questo. Ma il mio sentimento in proposito è che le persone che lo circondavano hanno decisamente migliorato la sua musica; parte della sua genialità era la sua abilità nel permettere alle persone di esibirsi al meglio delle loro capacità. Come sai, spesso c’è quest’idea che lui fosse un uomo molto autoritario/dispotico, che fosse molto severo per tutto ciò che accadeva intorno a lui, e certamente lo era in alcuni periodi, ma in altri momenti era totalmente aperto. Come quando i Revolution gli portavano delle registrazioni, Gli portavano idee, gli aprivano la mente verso la musica classica, l’arte allargandogli davvero gli orizzonti. Poi c’erano altri periodi, come attorno al periodo di Sign o’ the times in cui lui si teneva stretto tutto quello che aveva: “questo è mio e non voglio altre ispirazioni che entrino nel mio mondo.” E mentre la sua carriera procedeva ci sono state molte persone che hanno portato qualcosa di nuovo al suo suono e che sono state importanti; ho amato tutte le persone con cui lui ha lavorato, mi piaceva anche il fatto che la maggior parte delle volte lui cercasse delle persone di cui altrimenti non avremmo probabilmente mai sentito parlare, come Mike Phillips. Non necessariamente lavorava con persone che fossero già famose, semplicemente sceglieva persone che avessero un suono unico, perciò uno dei motivi per cui mi piace ascoltare le registrazioni è anche ascoltare quei musicisti, quel suono unico di quel periodo, diverso da quello di un tour solitario. In alcuni periodi dico: “quel gruppo è fantastico, voglio davvero sentire altre loro cose.” Oppure “mi piace il suono o mi piace il modo in cui lui si diverte.” Poi lui era anche un “capo gruppo” era capace di essere in certi momenti molto “limitativo”, mentre altre volte molto rilassato.

In un’intervista a Pharrell Williams gli avevano chiesto con chi avrebbe voluto collaborare e lui aveva risposto: “me l’hanno già domandato diverse volte e ogni volta dico Prince.” Sarebbe stata una collaborazione esplosiva. D’altra parte sono d’accordo con te che lui preferiva scoprire musicisti sconosciuti e lavorare con loro. Per esempio i nuovi arrangiamenti del concerto di Montreux del 2009, che abbiamo visto dal vivo, erano frutto del lavoro di quella fantastica band (John Blackwell, Renato Neto e Rhonda Smith). Fino adesso abbiamo parlato del musicista, delle collaborazioni, ora ti chiedo cosa possiamo imparare da Prince come uomo d’affari? L’utilizzo di Internet fino al passaggio a Tidal. Che eredità ci lascia?

È molto interessante questa sorta di dibattito tra i fans su quanto lui fosse bravo negli affari, perché molte delle decisioni che ha preso all’epoca sono sembrate strane ma si sono poi rivelate ottime, a fatto compiuto. Non penso che abbia sempre preso la decisione migliore, non sempre, ma penso che se si guarda alla sua carriera era sempre guidata da desideri puri. Uno era quello di creare musica, il più possibile, l’altro era di essere pagato adeguatamente per questo e questi due mi sembrano più che giusti. Gli si potrebbe obiettare che cercava sempre il prezzo più alto e questo qualche volta gli impediva di fare cose che avrebbero potuto essere interessanti, oppure occasionalmente questo poteva essere un ostacolo. C’è quest’intervista, penso fosse nel ’96 più o meno dove lui dice, stava vantandosi con il giornalista dei suoi soldi, e poi disse verso la fine_ “vedi, non sono i soldi, quanto la libertà che loro mi danno di fare ciò che voglio, perciò prendo i soldi che mi danno e poi mi metto sul palco con Larry Graham o Chaka Khan.” Così era in grado di aiutare la carriera di altre persone. Una delle cose che mi ha fatto proprio prima che morisse era proprio quanta beneficenza facesse. Abbiamo sempre saputo che aveva inclinazioni caritatevoli, ma faceva spettacoli in alcuni posti per aiutare alcune associazioni. L’ultima volta che l’ho visto dal vivo a Londra stava suonando a un concerto apposta per poter aiutare i bambini affetti da autismo e aveva programmato di farlo pagandosi il viaggio in modo da poterlo fare, questa cosa è straordinaria. Faceva queste cose continuamente nel corso di tutta la sua carriera; usava i suoi poteri per fare cose buone per lo più, non era una persona venale, le cose per cui voleva soldi era la musica. Viveva per la musica era una persona che voleva essere in studio tutto il tempo e qualunque cosa fosse d’intralcio usava i soldi per eliminarlo.

(continua)

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Grazie a Marica per la traduzione in italiano.

John Blackwell

poche ore fa, è morto John Blackwell, il più grande batterista che abbia visto con i miei occhi e ascoltato con le mie orecchie.

aveva 43 anni e da qualche tempo stava lottando con un tumore al cervello.

ho amato il ritmo di John dal primo momento che l’ho sentito. era il 2001 e Prince registrava con lui un album completo: The Rainbow Children; l’album vedeva come protagonisti principalmente Prince e John Blackwell. incrociammo dal vivo il suo ritmo il 31 ottobre dell’anno successivo quando John seguì Prince per il tour che toccò Milano. e ancora nel 2009 a Montreux John, con Renato Neto e Rhonda Smith, era al fianco di Prince per una notte di musica fantastica.

John era l’anima del ritmo per Prince. a differenza di altri batteristi di Prince (francamente mediocri) John era in grado di inventarlo il ritmo, lo dominava, lo gestiva.

questo era evidente quando lo si vedeva dal vivo e fu proprio John in un intervista a suggerirlo

dimmi qualcosa a proposito del lavorare con Prince per il suo ultimo album “The Rainbow Children”

ti racconto come è venuto fuori il ritmo per una canzone chiamata “Everywhere”. stavo provando la mia batteria e il tecnico del suono stava cercando di ottenere un buon suono con i microfoni. mi hanno detto: “basta con il rullante” e qualcos’altro tipo “abbiamo piazzato tutti i microfoni. ora suona tutta la batteria così cerchiamo di ottenere un buon mix” a quel punto mi sono messo a fare del casino con un ritmo, era molto veloce, un cosa latina che potresti aspettarti da Dennis Chambers o Billy Cobham e i tecnici mi dicevano “continua così”. sono tornato il giorno dopo nello studio e quel ritmo era diventata una canzone. c’era una melodia, una voce e  un coro. ed era bellissima; non avevo idea di cosa stava succedendo.

ascolta qui sotto Everywhere

potenza, intelligenza e sincerità della musica di John Blackwell: istinto.

dopo che Prince passò alla 3rdeyegirl, John era un po’ uscito dai radar e la cosa (onestamente) mi stava sui coglioni, così cominciai a seguire John su twitter per capire se aveva qualche occasione di venire in italia con un altro artista. per qualche motivo che non ricordo lui cominciò a fare lo stesso con il mio account twitter. fu un bellissimo shock; era il mio primo collegamento con un musicista di Prince.

poi successe questo

la mattina del 21 aprile 2016. alle 4.06 del mattino dall’account di John mi arrivarono 3 messaggi, che, in italiano e in inglese, mi dicevano: Ciao! Sono John, che hai detto, do you want me to play with your band? Quando? Dove? Grazie aspetto la sua risposta.

John Blackwell Jr voleva suonare con me? ancora intontito, mi svegliai con l’eccitazione di un sogno che si avvera e gli risposi: we can jam at Paisley Park?! What you think?

passata qualche ora di fuso orario John mi chiese: is your band going on tour and you need a drummer, or you need a drummer to record more songs?

intontito dalla proposta non feci in tempo a mettere insieme una risposta che arrivò la morte di Prince.

scrissi un ultimo: I’m so sad, John

e lui mi rispose: Thank you

John Blackwell Jr è stato un grandissimo batterista. univa la tecnica ad una dinamica precisa. era bello da vedere suonare i tamburi, così come il suo ritmo che diventava una fantasiosa melodia.

John suonava una batteria semplice, con pochi tamburi.

quando sei bravo non hai bisogno di mostrarlo, gli altri lo ascoltano.

Chi gestisce il Vault di Prince?

È uno strano weekend; l’ascolto di Purple Rain Deluxe (per ora solo l’originale con rimaster) che così mi aveva entusiasmato non mi dato molta emozione. Il lavoro di rielaborazione fatto “sotto la supervisione” di Prince (overseen by Prince in inglese nei crediti) è sembrato poco ispirato. D’altronde bisognerebbe ascoltare il missato originale per poter dare un giudizio concreto; si rischia di scontrarsi con giudizi e gusti personali.

La pubblicazione di Purple Rain è però l’occasione per ragionare sulla gestione della musica di Prince; anche Jay Z ha voluto dire la sua inserendo in un strofa del suo nuovo album un riferimento proprio a Prince e all’avvocato Londell McMillan che all’inizio aveva gestito gli interessi degli eredi nella proprietà (adesso ho perso il conto delle varie discussioni). Secondo Jay Z, McMillan avrebbe tradito i desideri di Prince sfruttandone economicamente la musica o vendendo biglietti per andare a casa sua (Paisley Park?).

Jay Z non ha una visione asettica della situazione visto che Prince aveva dato in esclusiva al servizio di streaming musicale Tidal di proprietà di Jay Z, tutto il suo catalogo mentre da qualche mese parte del catalogo (il periodo Warner) è disponibile ovunque a partire da Spotify. A prescindere da questo, i 6 fratelli e sorelle di Prince (eredi secondo il giudice) sembrano persi nell’industria discografica e starebbero affrontando una situazione inquinata dall’assenza del testamento affidandosi a 2 manager (un avvocato e un discografico) che prima di tutto devono far fronte a onerosi impegni finanziari. Si parla di un patrimonio valutato intorno ai 200 milioni di dollari che verrebbe dimezzato dopo il pagamento delle tasse.

Diamo per acquisito che non c’è nulla da fare con le tasse: bisogna sfruttare velocemente la musica e il personaggio Prince senza che ci si dimentichi di lui per far uscire da qualche parte i soldi che lui invece raccoglieva in 4 e 4 8, organizzando concerti dal vivo. Ma c’è dall’altro. Continue Reading

1996

ho riscoperto qualche cassetta analogica e qualche cassetta digitale. siamo nel 1996: io da qualche anno vivo la mia prima esperienza professionale e le soddisfazioni sono assenti. completamente. isolatamente. non sapevo fare altro. non sapevo come fare. e nessuno mi guidava. probabilmente, è stato il primo momento della mia vita dove avrei potuto morire.

#millenovecentonovantasei #1996 #dcc #digitalcompactcassette #musica #ispirazione #inspiration #music

Un post condiviso da Italian Jam (@theitalianjam) in data:

c’era la musica, sì la musica c’era. la facevo io, la facevano gli altri e io li ascoltavo. sono finito per andare a tanti concerti. arrivano le spice girls. arriva il funky degli articolo 31 e i jamiroquai diventano di spessore. poi Prince che cambia nome, anzi no, poi Emancipation pubblicato dalla EMI. forse l’ultimo album di successo dei Pooh (amici x sempre). io non so bene. sono confuso. la competizione che è in atto mi travolge. cerco soddisfazioni in altre cose. cerco di capire la mia identità. ma non ce la faccio. crollo. mi riprendo e crollo di nuovo. questa la musica di quei giorni.

  1. Spice Girls – Wannabe
  2. Earth Wind & Fire – Superhero
  3. Articolo 31 – Tranqi Funky
  4. Tina Turner – James Bond
  5. The Stylistics – Betcha By Golly, Wow
  6. Sheryl Crow – If It Makes You Happy
  7. Céline Dion – Falling Into You
  8. George Michael – Fast Love
  9. Prince – Dinner with Delores
  10. Pooh – Innamorati sempre innamorati mai
  11. Jamiroquai – Virtual Insanity
  12. Suzanne Vega – Birthday
  13. Pooh – Amici per sempre
  14. Mavis Staples – The Undertaker
  15. Spice Girls – Say You’ll Be There
  16. Mayte – If I Love You Tonight

Due note su queste versioni. Superhero è una collaborazione tra Prince e gli EarthWind&Fire mai sentita prima. Qui altre notizie. Celine Dion non era ancora esplosa con la colonna sonora di Titanic, ma a me piaceva già. Bella la versione a cappella dei Pooh. Tranqi Funky è il video (forse) destinato al mercato USA con una versione diversa del successo degli Articolo 31. Un po’ meno grintoso l’inciso della versione nostrana: perché non hanno portato la versione italiana in USA? Bello ritrovare le Spice Girls. E interessante notare come lasignora Beckham fosse completamente avulsa dal gruppo. A quel tempo non l’avevo mai notato. La mia preferita era cmq Melanie Brown. Ho visto Tina Turner in concerto proprio in quegli anni al forum. Lei è una forza della natura (frase classica che si dice(va) di Tina), ma il concerto era un po’ freddino per i miei gusti; me ne sono andato a metà. In-vece dell’amata versione di Prince di Betcha By Golly, Wow (che non ho trovato su youtube) ho messo l’originale dei The Stylistcs che ha una forza nella voce solista e nei cori. Forse il miglior brano del 1996. LOL Infine, Shery Crow che con If It Makes You Happy ha trovato il brano “infinito”.

il libro di Mayte: la nascita del figlio

l’altra sera ho avuto la possibilità di conversare con Matt Thorne, l’autore di quella che è (secondo me) la migliore biografia su Prince. Matt ha dedicato il suo libro, scritto in 7 anni, al lato artistico di Prince. ha tralasciato, giustamente secondo me, il gossip e le relazioni di Prince. ma, nella vita Prince c’è qualcosa che ha riservato al musicista gioia e dolore, trasmesso anche nella sua musica. è la relazione tra Prince e Mayte.

Mayte sta per pubblicare, credo il 6 aprile, un libro intitolato The Most Beautiful.

la rivista americana people ha pubblicato alcuni estratti del libro di Mayte. qui sotto trovate la mia traduzione dell’articolo che parla della nascita del loro figlio:

Lui era il bambino che Prince e la moglie Mayte Garcia stavano aspettando da tanto. L’avevano chiamato Amirr (Prince in arabo), mentre era nella pancia di Mayte, e avevano ascoltato il battito del suo cuore prima della nascita. Ma il bambino nato il 16 ottobre 1996 aveva la sindrome Pfeiffer di tipo 2, una rara malattia genetica ed è sopravissuto solo per 6 giorni. (…) “Penso (che Prince) non l’abbia mai superato. Non so come gli altri ce la facciano. Io so che non ce l’ho fatta.”

Quando Mayte a 22 anni ha scoperto di essere incinta, lei e Prince erano sopraffatti dalla gioia al pensiero di crescere una famiglia nella loro casa di Paisley Park. La gravidanza andava via liscia, fino a quando un giorno ha iniziato a perdere sangue e un dottore aveva raccomandato un’amniocentesi per verificare anomalie genetiche. La procedura, aveva avvertito il dottore, rischiava un aborto spontaneo. E ancora, il dottore aveva detto: “capita che il corpo cerchi di rilasciare il feto per un motivo.” Ma Prince, dice Mayte, non era d’accordo: “mio marito ha detto: non la faremo”.

Una volta a casa, la coppia ha pregato per la sua salute. “Ti prego, benedici questo bambino” diceva Prince, mentre pregava in ginocchio: “Sappiamo che non permetterai che questo bambino sarà malato.” Ulteriori esami hanno evidenziato questi e altri problemi. L’ostetrica dopo le misurazioni ad ultrasuoni aveva detto: potrebbe esserci una forma di nanismo. “Io e mio marito ci siamo guardati e stretti nelle spalle, lui ha detto: ‘a me va bene.’ Io risi. Di tutti i problemi che ci avevano prospettato, quello era il primo che non mi spaventava.” Il dottore li aveva avvertiti delle anomalie genetiche, pericolose per la vita del bambino, consigliando nuovamente un’amniocentesi, ma Prince ha continuato a rifiutarla.

Il 16 Ottobre 1996, Mayte ha partorito il loro figlio tramite un cesareo. In un primo momento lei e Prince erano in uno stato euforico: “Non so come descrivere lo sguardo sul volto di mio marito. Gioia pura. E poi hanno preso in braccio il bambino illuminato da quelle luci crude. L’esaltazione sul volto di mio marito divenne puro terrore. La Sindrome Pfeiffer di tipo 2 è una malattia genetica che causa anomalie scheletriche e sistemiche. La fusione prematura delle ossa del cranio, porta a volte al cosiddetto ‘cranio a trifoglio,’ in cui gli occhi sono fuori dalle orbite e la fusione delle ossa delle mani e dei piedi che causa un aspetto palmato. Avrei  imparato tutto questo in seguito.

Songwriting: come vincere la crisi del foglio bianco con la top 5

nel tempo sto mettendo insieme un po’ di regole sull’arte dello scrivere canzoni, per cui mi piacerebbe condividere un paio di cose che ho imparato e che poi ho messo in pratica, male.

la prima cosa che mi è servita molto, è una piccola astuzia per vincere la crisi del foglio bianco. spesso, infatti, capita che ti trovi davanti alla tastiera, vorresti mantenere una certa regolarità nello scrivere canzoni e cerchi di non perdere la battaglia contro la pigrizia invincibile (© mondi immaginari). e non hai idee.

applicando una buona dose di disciplina, la soluzione è sfruttare e/o lasciarsi ispirare da ciò che già è stato pubblicato.

per avere qualcosa da cui partire, è sempre una buona cosa tenersi un elenco di brani d’ispirazione. faccio un esempio classico: satisfaction dei rolling stones. potete amarli o odiarli, ma il riff di chitarra e la melodia semplice e rock sono alla base di molta musica. però, per non essere sempre ispirati dallo stesso brano, l’idea è quella di tenersi da parte una top 5; 5 (e non più di 5) brani che contemporaneamente ci assomigliano e ci sfidano.

una volta che uno di questi 5 brani ci ha ispirato qualcosa, allora è il momento di toglierlo dalla classifica per farne entrare un altro.

la mia attuale top 5 è la seguente

  1. Robbie Williams – Hot Fudge
  2. The Head and the Heart – Rivers and Roads
  3. Scotty McCreery – Feelin’ It
  4. Lucio Battisti – La Collina Dei Ciliegi
  5. The Artist formerly known as Prince – Dolphin

in conclusione, quando vi passa tra le mani (o le orecchie) un brano che potrebbe ispirarvi non lasciatelo scappare, infilatelo in una playlist (su spotify o su youtube); prima o poi vi tornerà utile.

cose più o meno esecrabili del mondo della musica

è stata una settimana importante. non solo perché “le cose cambiano”, ma anche perché la musica ha avuto molto spazio nelle notizie. l’ultimo weekend è stato riempito dall’oramai sempre più inutile sanremo, dove ha vinto un’imbarazzante canzone e dove non esiste alcun legame con la realtà musicale. oramai, le televisioni, le radio “mainstream” e i media più costosi seguono questo esecrabile evento parlando tra di loro. ospitando gli ospiti degli ospiti, come in un circuito chiuso. i dati parlano di un successo senza precedenti: quasi il 60% di share (percentuale di televisori sintonizzati su sanremo sul totale di tivù accese). ma in una nazione dove il governo non è quello votato alle elezioni io non ci credo ai dati auditel. oltretutto, i giornali continuano a perdere lettori come indicano le statistiche su primacomunicazione.

in questo scatto, il lato migliore dei conduttori di sanremo e Antonella Clerici

la canzone seconda arrivata è la triste “che sia benedetta”. oggi fiorella fa tanto la comunista, ma in passato è passata dalle parti di cologno pure lei; nel 1984 partecipò alla premiatissima dello zio silvio. che dobbiamo farci?

come un contrappunto a los angeles si sono svolti i grammy che si sono portati in dote un paio di tributi di Prince (i Time e bruno mars). ora, non è che io abbia qualcosa contro i tributi, per carità, ma questo continuo far riemergere i brani di Prince malamente ricantati da altri non fa altro che confermare quanto mi manca lui, la sua musica e la sua presenza. Pure Funkenberry (il blogger per lungo tempo è stato il megafono di Prince sui social) se n’è accorto:


probabilmente, questa è la volta buona che la smettono. anche perché (come ha ben detto mashable “il tributo a Prince di Bruno Mars ai Grammy è stato fantastico – fino all’assolo di chitarra”) la qualità è quella che è; durante let’s go crazy, bruno mars si è lanciato nell’assolo di chitarra seguendo le orme di Prince, ma in un territorio dove SOLO Prince può andare. dove è meglio non andare. forse è la volta che la smettono di fare tributi, dove cercano di occupare il suo posto nell’immaginario del pubblico. perché, e questo deve essere chiaro, i tributi hanno solo una funzione di marketing, nient’altro.

bruno mars sfinito dall’assolo e Morris Day che ringrazia l’operatore dei fari

nel frattempo, Prince è tornato sui servizi di streaming. in realtà, non se n’era mai andato, nel senso che lui (lui in persona) aveva scelto di concedere la propria musica solo a tidal, il servizio di streaming del marito di beyoncè (in sintesi), ma ora chi sta gestendo il suo patrimonio (estate in inglese) ha deciso che bisogna sfruttare tutta la sua musica. e così è stato fatto un mega accordo con mezzo mondo (in pratica tutti gli altri tranne tidal) e ora i suoi brani del periodo d’oro (con la warner) sono tornati.

io che uso Spotify sono felice, però siamo sicuri che Prince avrebbe voluto questo? anzi, siamo sicuri che Prince non l’avrebbe fatto. ma ci sono da pagare le tasse e quindi ciao ciao tidal.

grazie a Getty images per le foto

Prince mi ha preso per mano – intervista a Vampy

Prince.

cosa si può dire di Prince che non sia stato già detto? a questa domanda ci sono tante risposte. Prince è una fonte continua di idee, informazioni, ispirazioni e amore. soprattutto amore. un sentimento che Prince ha sempre dimostrato a chi lo ascoltava (pare non amasse la parola fan). per questo, ho pensato di intervistare una delle più grandi fan di Prince in Italia. forse la più grande. lei si chiama Vampy e gestisce da tantissimo tempo il forum I love U in me e il sito Vampy o(+>’s World. Le ho chiesto se le potevo fare qualche domanda su Prince e lei ha gentilmente accettato. Ecco il resoconto del nostro colloquio.

grazie per il favoloso lavoro che fai nel tuo sito. come ti ho già scritto, il tuo sito è quello che preferisco perché si sente che è fatto con il cuore. noi amiamo la sostanza e nel tuo sito c’è tanta sostanza. il nostro blog Italian Jam parla principalmente del mestiere dell’autore, vorrei affrontare questo lato di Prince con te. ma prima di cominciare, una breve introduzione di Daria Vampy. come ti posso chiamare? chi sei?

Mi puoi chiamare Vampy, molti amici che seguono Prince quando sentono il nickname Vampy lo associano subito alla mia persona. Sono una ragazza nata diversamente abile, con un carattere deciso. Niente e nessuno mi ferma. Sono tosta e caparbia e quando decido di fare una cosa la tiro avanti fino al compimento. Mi piace definirmi una persona immobile, ma che viaggia nel mondo viola di Prince.

Paisley Park, giugno 2001. Vampy con una delle guardie del corpo di Prince.

come inizia la tua passione per Prince?

Quando Prince si è presentato nella mia vita avevo appena 11 anni [ora ne ho 43]. Purple Rain è stato il suo primo 33 giri che ho comprato. Al dire il vero Prince era personaggio ambiguo al quel tempo, ed io ero ancora  una fanciulla e non capivo bene ‘chi fosse’ quel ragazzo, ma mi attirava così tanto. Era come un vaso di Pandora; con tante cose da scoprire. In primo luogo mi attirava la sua musica, con il suo ritmo incalzante e il personaggio che si era creato, ma poi andando avanti ho capito che dietro al personaggio di ‘The KID’, si celava un ragazzo totalmente diverso; timido e schivo. E’ stato questo che mi ha fatto scattare quella che tu chiami passione.

ci racconti di quando sei stata vicina a Prince?

con questa domanda hai aperto il mio di ‘vaso di Pandora’. E’ stata la più bell’esperienza della mia vita. Il viaggio a Minneapolis è nato dal proverbio:”Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto”. Ti spiego meglio. Era da tanto tempo che Prince non veniva in tour in Italia. Con i miei problemi era difficile muovermi, quindi quando ho visto che organizzava una seconda CelebrationWeek (una settimana ai Paisley Park), ho mosso mari e monti e in poco tempo (relativo) abbiamo organizzato il viaggio. Sono stata accompagnata.
In quella settimana, il mio sogno è stato il più bello che ho realizzato. Ho fatto in modo che Prince mi notasse. Sempre in modo equilibrato, mai scene d’isterismo, anche perché Paisley Park e Prince stesso ti trasmettevano calma e tranquillità.
Non so se riesco a parole a descrivere l’emozioni che ho provato la prima volta che mi sono avvicinata a lui. Mi sono detta:”O la va o la spacca”. E’ andata! Da quella sera i nostri occhi si sono incrociati e così è continuato per tutto il periodo della Celebration. La settimana è stata pieni di sguardi e regali sia   da parte mia, sia da parte sua. I suoi due regali più belli sono stati il plettro e quel bacio che mi  ha lanciato alle 5 di mattina, l’ultima notte ai Paisley Park. Potrei continuare per ore a raccontare giorno per giorno quella settimana di giugno 2001, ma a questo punto vi rimando al racconto che ho redatto sul mio sito.

Giugno 2001. Vampy all’entrata di Paisley Park (7801 Audubon Road).

tu parli di vaso di pandora, cosa hai trovato nel vaso che pensavi non ci fosse?

Beh, essendo al tempo, una fanciulla ancora acerba, musicalmente parlando, ho trovato in lui un musicista, un cantante, una persona che mi ha preso per mano e mi ha portato in un mondo molto più ampio di quello che conoscevo all’epoca, fatto di buona musica, sì, ma che si è volatizzata in una decade (gli anni ’80). Lui, la sua musica, con tutte le sue sfumature, ha continuato ad essere sempre un punto fermo nella mia vita. Ha superato ogni moda e ne ha creato lui stesso di nuove.
All’epoca, ripeto ancora, credevo, come tutti i gruppi che ascoltavo, fosse una meteora nel firmamento musicale, invece è quello che è diventato: una leggenda.

c’è un periodo della vita musicale di Prince che non ami?

Posso cambiare la domanda? E’ impossibile dire ‘questo periodo non mi piace’. Potrei azzardare… Around The World in A Day… ma certo subito dopo Purple Rain, tutti si aspettavano un secondo Purple Rain, invece Prince si è gettato nella psicodelia. Ma anche questo album ha delle gemme, come Paisley Park, The Ladder, la stessa Around The World in A Day, ma ripeto anche io ho storto il naso. Ma al tempo ero ancora un’adolescente. Crescendo ho apprezzato quest’album molto di più.
Venendo a giorni più attuali, posso dire che il periodo di “Come”, non mi ha entusiasmato più di tanto, ma lo ammetto, non lo ascolto da tanto tempo. Potrei cambiare idea. In parole povere, non c’è un periodo di Prince che non amo. Prince è, e puntualizzo il presente, è un genio che riesce ad abbracciare tutti i generi musicali.

Paisley Park, giugno 2001. Vampy con le guardie del corpo e l’assistente di Prince.

che idea ti sei fatta sulla sua morte? perché non ha lasciato un testamento?

La sua morte. Quel 21 Aprile, l’ho vissuto in diretta. E’ stato il giorno più brutto della mia vita. Prince era morto! Ti ammetto che ancora non ci posso credere. Per una settimana intera non ho voluto sentire nessuno. E ancora oggi, dopo 9 mesi, posso ritrovarmi con le lacrime agli occhi. E’ ancora uno shock!
Cosa penso della sua morte? Penso che fosse una persona sola, bisognosa di amici, ma amici ‘veri’. Certamente soffriva. Il fatto lampante lo ha dimostrato organizzando il suo ultimo tour “Microphone & Piano”: lui, un’animale da palcoscenico, si limita a stare davanti ad un piano? Innovativa come idea, geniale, [tanto da vincere un premio], ma scavando più a fondo, io ho trovato tanta sofferenza in una persona tanto orgogliosa da non chiedere ‘aiuto’, e lui ne aveva tanto bisogno.
Il testamento? Penso che la sua stessa dipartita lo abbia preso in contropiede. Aveva appena finito di stare nello studio di registrazione a comporre la sua musica, quando si è sentito male in quell’ascensore.  Penso l’idea di lasciare un testamento, gli abbia sfiorato la mente, subito dopo Moline (ndr l’atterraggio d’emergenza del 15 aprile), ma non ha fatto in tempo. Ha pensato di organizzare un party per rassicurare tutti noi fa. Lui pensava sempre al prossimo. Love 41Another, giusto?

chi è l’erede musicale di Prince?

Domanda interessante. Guardando il mondo musicale attuale, non credo che ci possa essere un’artista in grado di soppiantarlo. Posso parlare anche di Micheal Jackson, David Bowie, Freddy Mercury, Elvis Presley, sono personaggi intramontabili, a cui gli artisti di oggi possono vedere solo come modelli da seguire, imitare. Ma non vedo alcun artista che possa prendere il posto di Prince.
Non vedo nessun artista che sia un polistrumentista come Prince, che abbracci tutti i generi musicali con tanta facilità come faceva Prince.
Non vedo nessuno che possa essere nominato l’erede di Prince. No.

qual è stato il pregio e il difetto di Prince nel rapporto con I suoi fan?

E’/era diretto, spontaneo, diceva cosa pensava. E questo potrei dire è un suo pregio. In tutta la sua carriera ci ha messo il cuore e dal cuore, credo, penso vengono le cose più spontanee e sincere e soprattutto più belle.
Ma essendo dei Gemelli aveva sempre due lati e molte volte ci metteva in totale confusione [e questo era il difetto]. Ma dal mio punto di vista, poteva e fare il contrario di tutto e lo capivo. Era la sua personalità e nessuno lo poteva cambiare. Bisognava accettare i suoi capricci. D’altronde è diventato quello che è diventato anche grazie alla sua personalità eccentrica.

anch’io sono convinto che una delle sue migliori qualità fosse la sua ambivalenza, dei suoi due lati che convivevano. eppure, spesso le contraddizioni erano fonte di dolore. Non è così?

Credo che ogni sua esperienza di vita, triste o felice che fosse trascritta in musica. Lui si esprimeva in questo modo. Lui viveva per la musica. La musica era il suo ambiente ideale. Era circondato da persone che a volte non capivano cosa volesse e naturalmente, questo lo infastidiva parecchio, ma, secondo me, certe volte, anche lui non riusciva ad esprimersi in modo che gli interlocutori capissero, e si rinchiudeva in se stesso e, il solo modo di esprimere il suo ‘mood’ del momento era quello di scrivere, e lo faceva in musica.

Prince come autore di canzoni. secondo te qual è il brano che lo rappresenta meglio?

Molti possono citare un brano singolo, ma secondo me in 40 anni di carriera, quale è stata la sua, esistono molti brani che lo rappresentano. Non vado ad elencarli, perché in ogni sua epoca Prince ha scritto diversi brani che lo hanno rappresentato nel modo migliore.  Credo che ogni canzone che Prince ha scritto sia una piccola sfaccettatura della sua persona e per cogliere la grandezza di questo piccolo genio bisogna ascoltare tutto il suo repertorio, da ‘For You’ a ‘Hit’nrun Phase 2′ e fare la somma di tutte le emozioni che ti regala e il risultato è quello che lo rappresenta al meglio. E’ quello che penso.

qual è il pregio di Prince come autore di canzoni?

Quello di essere un’artista a tutto tondo. Un genio in parole povere.
Nella sua vasta discografia puoi trovare tutti i generi musicali. Dal funk puro al rock, dal jazz e dal reggae alla disco.
Prince aveva questa abilità di abbracciare tutti questi generi. Gli piaceva sperimentare. Cosa che gli veniva molto bene.
E il suo pregio come autore, secondo me, è che riusciva a trasmettere sempre emozioni nuovi anche all’ennesimo ascolto

non parlare perché mi fa male

riascoltare i brani del 1997 (qui la playlist) è stato uno spasso e un’emozione. allora ero (più o meno) a metà del guado tra i 20 e i 30 anni. non so per gli altri com’è (stato) quel periodo, ma per me fu difficile. credi di avere un metodo per vivere una vita, ma ti scopri senza alcuno strumento. confuso. spesso in apnea, ho perso gran parte del mio tempo.

tornando alla playlist, devo ammettere una certa predilezione per tre artisti: will smith, jewel e i no doubt. l’album di will smith fu uno dei pochi (insieme ai jamiroquai) a rimanere per anni nel mio caricatore di 6 cd che allora avevo in auto. jewel la vidi in concerto a zelig (il locale di viale monza). diverso il discorso di don’t speak, il brano strappalacrime dei no doubt, che fu un colpo di fulmine. la melodia, il video e la voce di gwen sono impossibili da dimenticare. in seguito (1999?), come in un sottile filo (il)logico, i no doubt avrebbero collaborato con Prince, tipo una jam session. e allora, pensai, avevo ragione io.

tornando a don’t speak, il video è abbastanza chiaro. la storia d’amore è quella tra la cantante e il bassista. stupidamente avevo sempre pensato che fosse stato lei a chiudere la storia con lui, ma, guarda guarda, la canzone parla dell’addio di lui a lei. e l’autrice del brano è proprio la bionda cantante dei no doubt (con il fratello eric). lei racconta in questo articolo:

(prima di rompere con kanal) ero molto passiva, tutto ciò che mi interessava era essere innamorata del mio ragazzo. non avevo alcuna creatività (…) ma dopo la fine della nostra storia ho iniziato a scrivere queste canzoni.

leggendo il testo, ritrovo parole sincere, semplici. la verità è che raccontare nelle canzoni ciò che ci succede, ciò che proviamo e che viviamo ha un valore immenso. maggiore di qualsiasi costruzione o imposizione.

tu e io
stavamo sempre insieme
tutti i giorni insieme sempre
provo davverodi avere perso il mio migliore amico
non ci posso credere
che questo poteva finire
sembra che tu lo stai lasciando andare
e se è reale
beh, non lo voglio sapere

non parlare
so cosa stai dicendo
ti prego smetti di spiegare
non parlare perché mi fa male
non parlare
so ciò a cui stai pensando
non ho bisogno delle tue ragioni
non parlare perché mi fa male

Grinta!

lo scrivo con tutta la forza possibile: nella vita ci vuole GRINTA! e ve lo dice uno che non ha raggiunto il suo obiettivo…

guardate questo video, l’ho preso da ted dove Angela Lee Duckworth ci racconta come nella vita quello che serve per avere successo è la GRINTA!

il resto ve lo spiega lei

e se vi interessa c’è anche il suo libro in inglese:

prendiamo uno che conosco, tipo Prince. ecco la forza di Prince è stata quella di sapere raccogliere e imparare dagli altri. voleva uscire da quel ghetto che era North Minneapolis e diventare qualcuno. e così, un pezzetto alla volta, imparava da chi girava intorno a lui. prima l’insegnante a scuola, poi il compagno che suonava il basso, poi il batterista e così via. mettendo insieme tutte queste lezioni è diventato Prince.

ora, non che io non creda al talento, ma credo molto di più nell’impegno.

anche il mitico mogol, ospite di radio radicale nella puntata del 4 dicembre di media e dintorni (ascolta qui al minuto 22 circa), dice:

non si può diventare grandi se non si è assorbito dai grandi. non è come dicono, che uno nasce con il talento, tutto balle, la cultura è la capacità di assorbire tutti gli altri, perché noi siamo DNA più ambiente. l’ambiente ci condiziona, se vogliamo cambiare dobbiamo cambiare l’ambiente. noi assorbiamo dall’ambiente, da tutto l’ambiente. l’ambiente è più importante del DNA.

chiaro?