Niente assemblea Siae (per ora)

ieri doveva esserci l’assemblea dei delegati SIAE.

com’è come non è, l’assemblea è stata rinviata per problemi tecnici (qui il comunicato ufficiale).

avremmo dovuto votare a distanza; quest’anno mi hanno contattato e avevo seguito disciplinatamente le istruzioni per dimostrare che io ero veramente io (id e cose del genere).

poi il dramma.

ora aspettiamo la riconvocazione dell’assemblea.

 

Parliamo della SIAE

Ho perso il conto degli articoli che annunciano l’addio di artisti italiani alla SIAE. L’ultimo che ricordo è Enrico Ruggeri. Il Falco e il Gabbiano ora farebbe gestire tutto il suo patrimonio a Soundreef. Non sono qui per giudicare; il mio piccolo patrimonio è ancora in pasto alla SIAE. Ciò che mi stupisce è che l’unico a parlarne, in una sorta di discussione sul tema, sono solo io, cioè uno sfigato. Avrei voluto vedere tutti questi artisti alzare il polverone prima di uscire dalla SIAE, discutere con la SIAE su come migliorarla; insomma porre interrogativi utili a tutti. La società italiana autori ed editori è pubblica.

E invece, muti. Ornella?

Meeting with Italian actress Ornella Muti

La competizione è utile. Su questo sono sicuro. Poi abbiamo degli interventi alla Chiellini come la norma che recepisce la direttiva europea che apre alla concorrenza nella raccolta dei diritti; nel remix italiano si parla solo di società senza scopo di lucro. La SIAE che accusa SKY di non avere pagato i diritti d’autore di X-Factor. Sulla questione anche un mio scambio di twitter con il Direttore della Divisione Musica di SIAE Matteo Fedeli.

E a Sky, che io sappia, muti. Riccardo?

Mussorgsky-Ravel - Pictures from an Exhibition & Stravinsky - The Firebird (Suite 1919) - Philadelphia Orch., Riccardo Muti, EMI ASD3645

Soundreef che, in risposta al decreto, avrebbe deciso di affidarsi alla LEA. LEA non è la sorella di Peo Pericoli, ma l’acronimo di Liberi Editori e Autori.

Peraltro, sembrano giochini politici; Soundreef linka un articolo di Repubblica, mentre non ho trovato una loro comunicazione ufficiale, ma tant’è.

La SIAE è in una fase di trasformazione, perché tutto nella musica sta cambiando. Perché sta cambiando il business della musica e la fruizione della musica dal pubblico. Gli ultimi 20 anni hanno visto l’addio agli album, con un misto di gratitudine e dispiacere. Sono arrivate le nuove tecnologie e i nuovi utilizzi. Tipo, Soundreef non esisteva, oggi c’è. Poi c’è quel grande odio-amore di Spotify. Da autore sconosciuto sono felice della possibilità di entrare nel mondo della musica con semplicità. Contemporaneamente Spotify è un calderone dove c’è tutto. E tutto fa rima con niente. Abbiamo bisogno di una guida che ci aiuti a trovare la musica giusta. Come si muovono gli autori in questo mondo? La SIAE potrebbe aiutarci, no?

Ho già parlato (leggi qui) della questione legata al deposito dei brani telematico. Era il valore aggiunto di Soundreef. In altre parole, un buon motivo per passare alla società privata. Da un anno circa, anche SIAE permette il deposito via mp3, ma c’è sempre da lavorare (SEMPRE!). Faccio un esempio. Avevo depositato 5 brani che sono rimasti fermi per qualche mese. Fino a quando ho, come si dice in questi casi, aperto un ticket. Cioè ho chiesto l’assistenza della SIAE. Il problema è stato risolto. Faccio un altro deposito e, ancora, il brano rimane fermo un mese. Altro ticket per smuovere il deposito. Sarebbe opportuno, per esempio, avere un manuale delle istruzioni per capire tempi e responsabilità. Se c’è, io non l’ho trovato.

Di queste cose bisogna parlarne apertamente. Non mi aspetto il primo emendamento anche in Italia, ma un minimo di democrazia e libertà d’espressione può essere utile.

io e la siae (2)

dopo il mio articolo di qualche giorno fa, ho ricevuto un invito: dovrei andare a vedere come funziona il deposito digitale dei brani, ma non mi ha scritto la “siae”, bensì il solito matteo fedeli:

nel frattempo, soundreef ha detto la sua

‘sta cosa sta diventando un threesome.

Io e la SIAE un rapporto difficile…

parliamo un attimo di siae.

da qualche tempo sto (per così dire) “trollando” l’accounto SIAE di Twitter. ne avevo già parlato qui e in quella occasione avevo letto e riportato con interesse la questione siae vs soundreef.

in breve, alcuni artisti “famosi” come gigi d’alessio e fedez avevano urlato sui giornali che avrebbero spostato il proprio repertorio dalla (ex) monopolista dei diritti siae verso la neonata soundreef.

io sono (ancora) iscritto alla siae; quei due o tre brani che vi girano per le balle sono stati regolarmente depositati a roma e io ricevo puntualmente… niente. ma quello non è il problema, il problema è la procedura di deposito. bisogna mandare carta, cartaceo, raccomandate e aspettare.

frustrato e deluso da questo processo lungo e faticoso, via twitter ho scritto alla siae:


Ovviamente, la siae non mi ha mai risposto, ma io non mi sono fermato.

visto che la siae non rispondeva ho chiesto a soundreef

quindi con soundreef posso depositare i miei brani solo con un mp3? interessante…

sperando di aver fatto ingelosire l’ottocentesca siae, ho riproposto la domanda e qui è sbucato dal nulla il povero matteo fedeli, che pare lavorare con la essere un consulente siae per le cose digitali (una specie di giulia innocenzi di santoro, ma meno trendy), che si è preso la responsabilità di dire la sua e di dare una data.

ma, matteo ti pare il caso di prenderti ‘sta accountability? sei pazzo? (e così non me la sono sentita di infierire)…

piccolo inciso: la questione deposito brani nasce dalle voci che si rincorrevano negli anni 90, quando si diceva (ma io non c’ho mai creduto) che il processo di deposito era, ehm, filtrato…

una cosa spiacevole; ma le voci sui reali autori di tanti brani di successo si sono spesso rincorse…

comunque la domanda l’ho fatta:

a quel punto, mi sembrava sufficiente e non era il caso di trollare oltre il povero matteo mcfedels, mentre l’account twitter di soundreef si leggeva il tutto e apprezzava…

in pratica, tra poco inizia novembre e (ovviamente) io ricomincerò la mia questione con siae (sorry matteo).

conclusione: trovo inquietante essere nel 2016 e dovere depositare un brano con la carta. modernizzate il processo! mandate in esubero le persone che ancora lavorano con la carta in siae! io ho quasi 50 anni e vorrei depositare almeno 1 BRANO in maniera digitale nella mia vita.

se questo non avviene entro l’anno, io l’anno prossimo passo a soundreef.

aggiornamento: dopo la pubblicazione dell’articolo il “solito” matteo fedeli è stato fedele al suo cognome e ha prontamente risposto con un tweet

in bocca al lupo a matteo… però io la data di scadenza del 31/12/2016 non la cambio.

articolo dedicato a mondi immaginari che mi ha chiesto di scriverlo

siete (ancora) iscritti alla siae?

Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. Groucho Marx

è sabato sera e mi tocca parlare della siae. prima, un piccolo riassunto; l’altro giorno (dopo mie insistenze) l’account della siae ha accettato di farmi gli auguri, così come li fa a decine di altri autori (+ o – famosi) italiani e non.

e così’, dopo aver dichiarato 1 data di nascita, il 15/7, l’account tweet della siae ha pubblicato il seguente messaggio.

purtroppo, gli eventi di nizza e della turchia non mi hanno permesso di festeggiare degnamente, ma ho apprezzato il gesto. grazie davvero, soprattutto ai vostri social manager.

sono iscritto alla siae da decine di anni (94 o 95? non ricordo); era l’unico mezzo per difendere la propria musica: quando distribuivi un nastro ai simil-produttori che affollavano via mecenate, c’era sempre di mezzo la domanda: siete iscritti alla siae?

sono cambiate le cose?

all’inizio fu il servizio di report (nel 2001), ma più recentemente gigi d’alessio e fedez avrebbero lasciato la siae per accasarsi con soundreef. mentre, l’unione europea vorrebbe liberalizzare il mercato italiano e patamu fa il terzo incomodo. una discreta confusione.

in tutto questo, ho ricevuto dalla siae una mail. e questa volta non era per raccogliere la mia quota associativa annuale, ma per farmi firmare l’appello intitolato “mille firme in difesa del diritto d’autore”.

cosa faccio? firmo o non firmo?

in questi + di 20 anni di associazione la siae non mi ha mai coinvolto nelle proprie iniziative; né quando ero uno sbarbato, né quando ero un giovane uomo, né ora che sono un vecchio, decrepito, che ha superato i 40 senza mai avere pubblicato nulla: in questi 20 anni poteva chiedermi di mandare un mio provino a qualche scouting, poteva chiedermi di partecipare alle selezioni di un concorso per autori, poteva coinvolgermi in qualche idea cinematografica, ma non l’ha mai fatto.

la lettera riporta parole ineccepibili: “In futuro non ci sarà un mercato di contenuti se i creatori non saranno in grado di crearli”. chi parla è Jean-Michel Jarre. le parole sono state pronunciate da uno che non è dei 1000 autori che hanno (già) sottoscritto, ma il Presidente della Confederazione Internazionale delle Società di Autori e Compositori (CISAC). come detto, JMJ dice parole “sante”, che non fanno un piega: se non ci sono gli autori, i contenuti scompaiono. ma la siae dovrebbe anche aggiungere due parole sul mercato italiano degli autori. quanto è difficile entrarci, com’è complicato farsi ascoltare. e com’è impossibile ricevere un feedback.

fin dalla sua nascita sono un fan di Featured Artists Coalition (aka FAC). sono inglesi, loro sono un’associazione di artisti (iscrizione gratuita). stando in italia, la FAC può fare molto poco per me, eppure è riuscita a fare una semplice cosa: ha pubblicato una propria playlist su spotify e ci ha messo alcuni brani dei suoi associati (ne ho già parlato in questo post: “nello playlist FAC”) tra cui il mio “le cose cambiano”. poco o tanto, grazie a questa playlist sono riuscito a smuovere la classifica dei miei brani su spotify.

perché siae non fa cose del genere?