finito aprile, finto aprile e dell’essere autentico

non è un caso che il mio ultimo post era del primo aprile. aprile è un pesce di mese, che non merita nulla di buono. ora che aprile se n’è ‘ndato possiamo tornare ai fatti soliti.

sto leggendo un interessante libro, i migliori libri sono quelli che trovi per caso e questo sullo storytelling è curioso.

scrivere canzoni ha sempre qualcosa che riguarda il raccontare una storia. spesso le canzoni che amiamo di più sono quelle che ci raccontano una storia. e pure nella vita le fiabe, le favole, i film e i romanzi ci fanno bene. ci danno una morale e un insegnamento. il libro è prezioso e denso di lezioni da imparare. mentre lo leggo riporto sulla mia pagina facebook i brani più significativi. per esempio, il 2 maggio ho scritto:

Non esiste una formula magica per trovare storie adatte a essere usate: sono ovunque. Bisogna sintonizzarsi sulla “lunghezza d’onda delle storie”: tenere la mente aperta alla possibilità di raccogliere materiale utile come parte della routine quotidiana.

e questo è un vero esercizio che aiuta. come tante altre cose della vita, ho imparato che esercitarsi aiuta ad acquisire una competenza. come la pazienza. ho imparato a esercitarla e ora è parte di me. tranne quando perdo la pazienza. a quel punto vorrei avere un esercito a mia disposizione.

ma non divaghiamo. e dilaghiamo.

se vi andasse di comprare il libro, cliccate sull’immagine e sarete spediti dritti dritti su amazon. non vorrete mica iniziare proprio oggi ad andare in libreria per acquistare “racconto per il coaching”?

ora.

ho ritrovato tra le mie scartoffie una sacco di musica che ho scritto e “performato” (che verbo di merda) nel passato quando internet non esisteva. ecco perché mi sono dato il compito di pubblicarla nuovamente. perché tutti devono sapere e conoscere e ascoltare quanto fa schifo. perché io non sono andato al conservatorio; mio padre dice di essersi informato e costava troppo. ma credo sia una balla.

detto questo, il motivo vero per cui sto scrivendo questo post è perché ho letto un interessante articolo scritto dal solito Bob Lefsetz, uno con i controcoglioni. l’articolo è in-titolato authenticity (autenticità) e dice più o meno così:

tutti ‘sti influencer hanno legioni di followers. ma riguarda solo la moda, lo stile, qualcosa di evanescente, roba esteriore, che non ha alcun significato. invece bob dylan e eddie vedder hanno l’autenticità. (…) è qualcosa che tu provi veramente, è una risonanza, nel tuo profondo, quando incontri un umano, di maggior successo: una persona autentica sta prendendo le stesse decisione che tu prendi o prenderesti, o ha una maggiore esperienza e più informato e perciò puoi imparare dal suo lavoro.

ecco, io credo che in quei brani di (circa) 20 anni fa io ero/sono autentico. ecco perché ne racconterò la storia.