Chi gestisce il Vault di Prince?

È uno strano weekend; l’ascolto di Purple Rain Deluxe (per ora solo l’originale con rimaster) che così mi aveva entusiasmato non mi dato molta emozione. Il lavoro di rielaborazione fatto “sotto la supervisione” di Prince (overseen by Prince in inglese nei crediti) è sembrato poco ispirato. D’altronde bisognerebbe ascoltare il missato originale per poter dare un giudizio concreto; si rischia di scontrarsi con giudizi e gusti personali.

La pubblicazione di Purple Rain è però l’occasione per ragionare sulla gestione della musica di Prince; anche Jay Z ha voluto dire la sua inserendo in un strofa del suo nuovo album un riferimento proprio a Prince e all’avvocato Londell McMillan che all’inizio aveva gestito gli interessi degli eredi nella proprietà (adesso ho perso il conto delle varie discussioni). Secondo Jay Z, McMillan avrebbe tradito i desideri di Prince sfruttandone economicamente la musica o vendendo biglietti per andare a casa sua (Paisley Park?).

Jay Z non ha una visione asettica della situazione visto che Prince aveva dato in esclusiva al servizio di streaming musicale Tidal di proprietà di Jay Z, tutto il suo catalogo mentre da qualche mese parte del catalogo (il periodo Warner) è disponibile ovunque a partire da Spotify. A prescindere da questo, i 6 fratelli e sorelle di Prince (eredi secondo il giudice) sembrano persi nell’industria discografica e starebbero affrontando una situazione inquinata dall’assenza del testamento affidandosi a 2 manager (un avvocato e un discografico) che prima di tutto devono far fronte a onerosi impegni finanziari. Si parla di un patrimonio valutato intorno ai 200 milioni di dollari che verrebbe dimezzato dopo il pagamento delle tasse.

Diamo per acquisito che non c’è nulla da fare con le tasse: bisogna sfruttare velocemente la musica e il personaggio Prince senza che ci si dimentichi di lui per far uscire da qualche parte i soldi che lui invece raccoglieva in 4 e 4 8, organizzando concerti dal vivo. Ma c’è dall’altro. Continue Reading

cose più o meno esecrabili del mondo della musica

è stata una settimana importante. non solo perché “le cose cambiano”, ma anche perché la musica ha avuto molto spazio nelle notizie. l’ultimo weekend è stato riempito dall’oramai sempre più inutile sanremo, dove ha vinto un’imbarazzante canzone e dove non esiste alcun legame con la realtà musicale. oramai, le televisioni, le radio “mainstream” e i media più costosi seguono questo esecrabile evento parlando tra di loro. ospitando gli ospiti degli ospiti, come in un circuito chiuso. i dati parlano di un successo senza precedenti: quasi il 60% di share (percentuale di televisori sintonizzati su sanremo sul totale di tivù accese). ma in una nazione dove il governo non è quello votato alle elezioni io non ci credo ai dati auditel. oltretutto, i giornali continuano a perdere lettori come indicano le statistiche su primacomunicazione.

in questo scatto, il lato migliore dei conduttori di sanremo e Antonella Clerici

la canzone seconda arrivata è la triste “che sia benedetta”. oggi fiorella fa tanto la comunista, ma in passato è passata dalle parti di cologno pure lei; nel 1984 partecipò alla premiatissima dello zio silvio. che dobbiamo farci?

come un contrappunto a los angeles si sono svolti i grammy che si sono portati in dote un paio di tributi di Prince (i Time e bruno mars). ora, non è che io abbia qualcosa contro i tributi, per carità, ma questo continuo far riemergere i brani di Prince malamente ricantati da altri non fa altro che confermare quanto mi manca lui, la sua musica e la sua presenza. Pure Funkenberry (il blogger per lungo tempo è stato il megafono di Prince sui social) se n’è accorto:


probabilmente, questa è la volta buona che la smettono. anche perché (come ha ben detto mashable “il tributo a Prince di Bruno Mars ai Grammy è stato fantastico – fino all’assolo di chitarra”) la qualità è quella che è; durante let’s go crazy, bruno mars si è lanciato nell’assolo di chitarra seguendo le orme di Prince, ma in un territorio dove SOLO Prince può andare. dove è meglio non andare. forse è la volta che la smettono di fare tributi, dove cercano di occupare il suo posto nell’immaginario del pubblico. perché, e questo deve essere chiaro, i tributi hanno solo una funzione di marketing, nient’altro.

bruno mars sfinito dall’assolo e Morris Day che ringrazia l’operatore dei fari

nel frattempo, Prince è tornato sui servizi di streaming. in realtà, non se n’era mai andato, nel senso che lui (lui in persona) aveva scelto di concedere la propria musica solo a tidal, il servizio di streaming del marito di beyoncè (in sintesi), ma ora chi sta gestendo il suo patrimonio (estate in inglese) ha deciso che bisogna sfruttare tutta la sua musica. e così è stato fatto un mega accordo con mezzo mondo (in pratica tutti gli altri tranne tidal) e ora i suoi brani del periodo d’oro (con la warner) sono tornati.

io che uso Spotify sono felice, però siamo sicuri che Prince avrebbe voluto questo? anzi, siamo sicuri che Prince non l’avrebbe fatto. ma ci sono da pagare le tasse e quindi ciao ciao tidal.

grazie a Getty images per le foto