c’era una volta una vita spericolata

avvicinandoci all’appuntamento popolare, nazionale e annuale che è il festival di sanremo, mi vengono in mente un po’ di considerazioni. la prima riguarda il ritorno dei bluvertigo. e con loro, il ritorno di Morgan. il monzese cercherà di non bruciare anche questa volta le sue e deii bluvertigo chance di portarsi a casa la vittoria con qualche cazzo di intervista. per andare sul sicuro, in un intervista dice che è tornato a confessarsi. parlando di Castoldi e delle sue sane pazzie, ho fatto una riflessione legata agli eccessi artistici, che hanno sempre fatto parte di una carriera ben fatta. il largamente (esageratamente) osannato david bowie, ha ampiamente utilizzato l’omosessualità (wikipedia parla di presunta), e poi si è spinto fino a osannare hitler. e, nell’ultimo caso, si è scusato dando la colpa alla dipendenza dalla cocaina, così dice wikipedia. oggi, dove sono finiti questi pazzi usurpatori della pubblica opinione? l’ultimo rimasto era Castoldi, ma oramai va da vespa. dovremmo forse puntare sui rapper? sui cugini di maria o quelli con l’Y-Factor? non credo. tutti bravi ragazzi, che vanno a sanremo a parlare di amore, e cuore, e amore, e cuore. l’ultimo che ci è venuto in mente è vasco con vita spericolata.

50,000,000 Elvis Fans Can’t Be Wrong

Mondi Immaginari mi segnala un articolo de La Stampa. Si tratta di Luca Dondoni che interpella Tom Petty per il suo nuovo album prodotto con gli Heartbreakers intitolato Hypnotic Eye.

Se avete Spotify potete ascoltarlo qui sopra.

Tom Petty descrive il suo ultimo lavoro, che non è niente male, un “old school rock album” mentre “la pop music è diventata orribile. Non c’è nulla che venga scritto per un pubblico con più di dodici anni“.

L’articolo finisce parlando degli show dei dj “Andare a un concerto di un signore che mette i dischi che altra gente ha suonato? E’ la cosa più stupida del mondo. Bisogna essere drogati per andare a un concerto così. Di fatto poi quei ritrovi sono dei droga party”.

Tom Petty, nato nel 1950, giudica la musica con gli occhi (o le orecchie, forse) di una persona che ha superato i 60 anni. Sembra un’operazione piuttosto complicata, proprio perché ispirata in primo luogo dall’età di chi giudica.

Green Velvet Absinthe Bar at Talacker 41

Come si dice, meglio una immagine di 100 parole. Quella che viene proposta nella foto è la Zurich Street Parade; si è tenuta nei giorni scorsi ed è forse la più importante manifestazione del suo genere al mondo. Possiamo discutere sul suo impatto culturale e musicologo, ma se uno spettacolo di questo genere porta a Zurigo quasi 1 milione di persone (cifre del 2013) in pochi giorni qualcosa significa per questa milionata di persone. E quella che esce dalle casse è, lo si voglia o no, musica.

Green Velvet Absinthe Bar at Talacker 41

So anch’io che questi Dj suonano dischi registrati da altri, ma poco importa: è questo ciò che i ragazzi di tutte le età vogliono vivere a Zurigo all’inizio di agosto. Forse saranno tutti drogati, ma rimane il dubbio che le parole di Petty siano più una maniera (poco riuscita?) per escludere questo pubblico, invece che cercare di includerlo.

Credo, in tutta onestà, che mai come oggi ci sia bisogno di musica. Di musica nuova, o perlomeno, prodotta da nuovi musicisti. E invece siamo ancora qui che ascoltiamo sempre gli stessi alla radio: Vasco Rossi, Jovanotti, Ligabue (la musica scritta per 12enni).

Forse sarebbe meglio denunciare l’inutilità dei mezzi di comunicazione che trasmettono sempre la stessa roba piuttosto che prendersela con il pubblico. Pubblico di qualcunque genere.

Foto di Zurigo https://www.flickr.com/photos/absinthedistribution/

Concerto per l’Emilia senza Vasco, perché?

Chi mancava al concerto emiliano per l’Emilia?

Vasco.

Le ragioni della sua assenza si trovano sui siti internet e io non c’ho capito molto.

Altre volte – in passato – abbiamo visto eventi imperdibili dove ha funzionato meglio l’effetto “mi si nota di più se non vengo”, ma in questo caso credo che per Vasco le cose siano andate diversamente.

Si possono fare tante ipotesi e possiamo giocare con qualche idea artistica.

Io credo che per Vasco sia stato meglio non confondersi con alcuni cantanti che in passato hanno seguito le sue orme.

Vasco, infatti, ha il merito di essere stato il cantante che musicalmente/esteticamente/fisicamente ha segnato gli anni ottanta, ispirando generazioni di ragazzi e ragazze che ancora oggi urlano al vento i propri disagi e creando così un tragitto che molti dopo di lui hanno seguito.

E quelli con più successo che hanno seguito il suo esempio c’erano tutti ieri sera:

LigabueCesare CremoniniLuca CarboniZucchero

A parte l’essere tutti (più o meno) emiliani (ovviamente), l’elenco è eterogeneo.

C’è chi ha ripreso gli argomenti (il Bar Mario di Ligabue assomiglia molto al Roxy Bar di Tullio Ferro nella Vita Spericolata di Vasco), c’è chi ha ripreso il lato pop (Cremonini, che l’ha poi esaltato, Maggese è un’opera) e chi lo stile di canto (Luca Carboni dei primi tempi era un imitatore di Vasco?).

Per Zucchero il discorso è volutamente diverso. Musicalmente i due sono lontani anni luce e Fornaciari ha un gusto funky (per fortuna) che Vasco non ha (purtroppo), ma Zucchero riuscì nel rendere italiano uno stile straniero, proprio come Vasco (prima di Zucchero) riuscì a fare del rock anglofono all’italiana. La lingua italiana è difficile da farla rock. Vasco trova le parole giuste. E lo stesso vale per Zucchero con la musica nera.

È altrettanto vero che ognuno di questi artisti ha poi aggiunto altre cose per completare i propri percorsi artistici, ma tutti e quattro hanno raggiunto il grande pubblico dopo Vasco. E per questo qualcosa gli devono.

Ma anche lui qualcosa deve a tutti loro, perché con la loro musica così legata a Vasco, loro mantengono vivo l’interesse per il signor Rossi. Nel pubblico italiano l’andare a vedere un concerto di Vasco è un po’ come ritrovare l’originale che ha ispirato altri artisti. Come andare a vedere Paul McCartney o Stevie Wonder.

Le fondamenta della musica popolare italiana.

Difficile, pertanto, sarebbe stato per Vasco mostrarsi ieri sera assieme a questa generazione di cantanti. Tenendo conto che, cinicamente, lui non ha bisogno di farsi vedere per fare promozione,

Vasco ha preferito farsi i fatti suoi, perché suonare prima o dopo uno di loro poteva sembrare come il passaggio di testimone e il signor Rossi non sembra intenzionato a farsi da parte.

Addii dettati dal marketing

La musica sta passando un periodo critico, creativo. Come il passaggio di un uragano imprevisto nella costa est, il nuovo musicbiz sta facendo molte vittime. Non basta più fare un disco, un po’ di promozione in televisione ed in radio e il tour. Ora ci sono Twitter, Facebook, Google+. La sincerità di un musicista è messa a dura prova. E chi non è sincero deve salutare tutti e ritirarsi.

Farei risalire l’inizio di questo periodo all’addio di Stefano D’Orazio come batterista dei Pooh. Alla vigilia dell’ultimo tour Pooh, agganciato ad un greatest hits, D’Orazio appende le bacchette al chiodo, dichiarando: “mi piacerebbe girare il mondo” *. I Pooh – senza di lui – torneranno con un disco molto più interessante dei precedenti. Si libereranno delle sue liriche naif per riabbracciare la ricercata prosa anni 70 di Negrini. Ancora più sentita la differenza alla batteria: i Pooh possono riaffrontare classici e nuove canzoni senza nulla invidiare ai migliori rappresentanti del rock internazionale. Ed in alcuni casi sorpassandoli volentieri. Grazie, soprattutto, alla tecnica insuperabile di Dodi Battaglia.

Recentemente, è il turno di Vasco Rossi che, alla vigilia dell’uscita di un cd e di un film su di lui presentato a Venezia, rimbalza tra le prime pagine dei siti, dei telegiornali e di Facebook facendo parlare di sé: “mi dimetto da rock star” *. Vero o non vero, esce il nuovo lavoro ed il film invade le sale. Niente più vita spericolata? O solo un arrivederci ad una dimensione più ristretta, magari differente da quella dei concerti nei grandi stadi. L’importante quota di guadagni che deriva dai tour deve essere gestita con attenzione; i concerti nei grandi stadi costano tanto e rientrare dei costi è difficile.

Ivano Fossati, che in una emozionante (?) puntata di Che Tempo Che Fa di ieri sera, prima canta una delle canzoni – onestamente un po’ bruttina – del suo nuovo album Decadancing poi saluta e ringrazia il mondo della discografia, dichiarando: “Comincerò a viaggiare” *. Anche lui alla vigilia di un nuovo cd. Non ne sentiremo la mancanza.

Prima o poi arriverà qualcuno che dirà “non faccio più dischi”, senza essere alla vigilia di una uscita; va bene tutta la storia degli addii, le lacrime di Fazio e i fan dei Pooh a strapparsi i capelli, ma un po’ di rispetto per chi compra i dischi uno dovrebbe averlo: anche nel fare marketing bisogna avere stile.