non parlare perché mi fa male

riascoltare i brani del 1997 (qui la playlist) è stato uno spasso e un’emozione. allora ero (più o meno) a metà del guado tra i 20 e i 30 anni. non so per gli altri com’è (stato) quel periodo, ma per me fu difficile. credi di avere un metodo per vivere una vita, ma ti scopri senza alcuno strumento. confuso. spesso in apnea, ho perso gran parte del mio tempo.

tornando alla playlist, devo ammettere una certa predilezione per tre artisti: will smith, jewel e i no doubt. l’album di will smith fu uno dei pochi (insieme ai jamiroquai) a rimanere per anni nel mio caricatore di 6 cd che allora avevo in auto. jewel la vidi in concerto a zelig (il locale di viale monza). diverso il discorso di don’t speak, il brano strappalacrime dei no doubt, che fu un colpo di fulmine. la melodia, il video e la voce di gwen sono impossibili da dimenticare. in seguito (1999?), come in un sottile filo (il)logico, i no doubt avrebbero collaborato con Prince, tipo una jam session. e allora, pensai, avevo ragione io.

tornando a don’t speak, il video è abbastanza chiaro. la storia d’amore è quella tra la cantante e il bassista. stupidamente avevo sempre pensato che fosse stato lei a chiudere la storia con lui, ma, guarda guarda, la canzone parla dell’addio di lui a lei. e l’autrice del brano è proprio la bionda cantante dei no doubt (con il fratello eric). lei racconta in questo articolo:

(prima di rompere con kanal) ero molto passiva, tutto ciò che mi interessava era essere innamorata del mio ragazzo. non avevo alcuna creatività (…) ma dopo la fine della nostra storia ho iniziato a scrivere queste canzoni.

leggendo il testo, ritrovo parole sincere, semplici. la verità è che raccontare nelle canzoni ciò che ci succede, ciò che proviamo e che viviamo ha un valore immenso. maggiore di qualsiasi costruzione o imposizione.

tu e io
stavamo sempre insieme
tutti i giorni insieme sempre
provo davverodi avere perso il mio migliore amico
non ci posso credere
che questo poteva finire
sembra che tu lo stai lasciando andare
e se è reale
beh, non lo voglio sapere

non parlare
so cosa stai dicendo
ti prego smetti di spiegare
non parlare perché mi fa male
non parlare
so ciò a cui stai pensando
non ho bisogno delle tue ragioni
non parlare perché mi fa male

1997

a cercare e trovare vecchie cassette; l’antico, ma tanto comodo, nastro analogico sta tornando di moda. beh, ciò che non muore si rivede. oppure, torna sempre quel che se ne va. ed io che faccio parte della generazione x (nati tra il 1963 e il 1980) non voglio fare differenze. che comunque, volevo ringraziare wikipedia:

una generazione di adolescenti che “dormono insieme prima del matrimonio, non credono in Dio, disprezzano la Regina e non rispettano i genitori”

ben detto: sono tutte cose che io ho fatto (o che faccio). tieniti a distanza, però, perché non si sa come va a finire. infatti, tutto è iniziato con l’assenza di tutto, per poi scoprire che uno ha la disponibilità di tante cose, ma non ha il metodo per studiarle, per impararle, per renderle proprie. e come si fa? arrivano gli anni 90 e diventi grande. hai tutti gli strumenti, ma non sai come usarli. nessuno ti ha mai insegnato, ti lasciano con in mano quello che sai, che non è nulla. e ognuno si volta dall’altra parte. perché fate così? allora si cerca la propria intimità e la propria soddisfazione. e fai finta che vada bene anche a te, ma sai che non è quello di cui hai bisogno. sono gli anni 90. nel 1997 io ascoltavo (anche) questa musica.

  1. Mark Snow – X-Files Theme (HQ) MTV
  2. Meredith Brooks – Bitch
  3. No Doubt – Don’t Speak
  4. Will Smith – Just Cruisin’
  5. Patti LaBelle – Flame
  6. Lisa Stansfield – The Real Thing
  7. Jewel – You Were Meant For Me
  8. Will Smith – Men In Black
  9. Spice Girls – Who Do You Think You Are
  10. Toni Braxton – Come On Over Here
  11. Natalie Imbruglia – Torn
  12. Mariah Carey – Honey
  13. Us3 – Come On Everybody (Get Down)
  14. Will Smith – Miami

così, te lo volevo dire. vorrei che questo diventasse un luogo dove lasciare qualcosa a chi verrà dopo di me. perché la fine è vicina. non c’è molto altro tempo. e vorrei che fosse chiaro che gli errori che ho fatto io, o che hanno fatto gli altri con me, non dovreste farli anche voi.

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