Prince: Requiem per un Eroe del Basso

Prince raccontato dai suoi bassisti.

Nota introduttiva: da fan di Prince e fan della musica, questo lungo articolo che raccoglie le opinioni e le confessioni dei bassisti di Prince è uno dei più interessanti tra quelli pubblicati dopo il 21 aprile 2016. Forse il più interessante, perché ci permette di conoscere un pezzetto del musicista e dell’uomo che stava dietro ai successi, alle foto e (purtroppo) anche agli insuccessi. Abbiamo pensato di tradurlo per ampliare la platea che potesse leggerlo. Grazie a Bassplayer per il testo e a Getty Images per le foto.

Eventuali dimostranze: scrivimi@italianjam.net

Qui il link all’articolo originale in inglese

20 febbraio 2018

Alla morte di Prince Rogers Nelson, in aprile, il mondo ha perso uno dei più grandi artisti a tutto tondo che abbia mai conosciuto.

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Da sinistra, Levi Seacer Jr, Mark Brown e Miko Weaver

Come un bravissimo polistrumentista -un brillante autore di canzoni, un cantante straordinario, un affascinante performer, un talentuoso batterista, un innovativo programmatore, uno sbalorditivo chitarrista, un prolifico produttore e un eccezionale tastierista- Prince era senza eguali. Era un’affascinante combinazione che trascendeva le sue influenze, il raro artista che eccelleva anche negli affari e una sorgente illimitata di groove e idee.

Non dovrebbe sorprendere quindi che Prince fu anche uno dei più grandi maghi del basso elettrico degli ultimi 40 anni. Nel suo primo album, For You del 1978, Prince dimostrò di aver già assorbito le innovazioni di Stanley Clarke, Louis Johnson e Jaco Pastorius; in breve tempo aveva sviluppato uno stile caretteristico che doveva molto al suo eroe, Larry Graham, mentre era anche in debito con gli straordinari bassisti con i quali era cresciuto, specialmente Sonny Thompson. (Prince sapeva anche quando omettere il basso per massimizzare il risultato, come fece con gemme quali “Something in the Water (Does Not Compute), ” “Kiss” e “When Doves Cry.”) Durante la sua carriera mentre è passato dall’essere un esigente leader di band a un brillante uomo solo in studio, Prince nella sua musica ha dato valore al ruolo del basso, tirando fuori il meglio dagli ottimi musicisti che ingaggiò e continuando a dare impressionanti risultati nelle basse frequenze sia dal vivo che in studio.

Per onorare i suoi contributi al nostro strumento, abbiamo raccolto una tavola rotonda virtuale di bassisti che suonarono con Prince durante la sua esistenza. Diversi, inclusi Thompson, André Cymone, Brownmark, Levi Seacer Jr., Rhonda Smith, Ida Nielsen, Andrew Gouché e Josh Dunham (così come il batterista John Blackwell e il tecnico di basso e chitarra Takumi) andarono in tour con lui per anni. Alcuni, come Tal Wilkenfeld e MonoNeon, trascorsero brevi, intensi periodi a Paisley Park, mentre altri, come Alex AI, suonarono con Prince ma non andarono mai nel suo studio. Tutti, comunque, furono toccati dalla sua magia e ispirati dalla sua presenza. Queste sono le loro storie.

André Cymone (lavorò con Prince dal 1979 al 1981) Lo incontrai il primo giorno di scuola superiore. Io suonavo il sassofono, ma sapevo anche come suonare il basso. Prince mi disse che suonava la tastiera, e siamo andati subito d’accordo, così mi portò a casa sua dove iniziammo a suonare. Quando ci incontrammo la prima volta non lo sapevamo, ma i nostri padri avevano suonato insieme -suo padre suonava le tastiere e mio padre suonava il basso. Decidemmo di fondare una band e ci chiamammo i Grand Central.

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Andre Cymone nel 1980

Un ragazzino del nostro quartiere aveva montato le corde basse su una vecchia chitarra Teisco Del Rey e mi permetteva di usarla per le prove della band. Alla fine mia mamma vide quanto facessi sul serio così mi comprò un basso dal catalogo Sears, e successivamente la band fece una colletta e comprai un Fender Jazz. Per i primi anni cercammo tutti di padroneggiare i nostri strumenti, ma poi Prince disse, Posso suonare il tuo basso? E io chiesi se potevo suonare la sua chitarra. Mi mostrò un paio di cose alla chitarra e io gli mostrai qualcosa.

Sonny Thompson (1990-2009) Prince e André avevano i Grand Central, io avevo la mia band chiamata i Family, e Terry Lewis aveva i Flyte Time. Grand Central suonava Gran Funk Railroad, Graham Central Station e una vasta gamma di cose. A noi piacevano i Parliament-Funkadelic e gli Sly & the Family Stone. Flyte Time era la band di quando si faceva festa.

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Sonny Thompson a sinistra, con Mayte e Morris Hayes (1995).

Cymone Sonny Thompson era uno dei nostri idoli. Ricordo che me ne stavo al lato del palco guardando i Family, ed erano incredibili. Era quello che volevamo essere.

Thompson Prince, André e io siamo cresciuti insieme, ma non ho capito che Prince suonasse il basso sinché un giorno non venne da me. Eravamo nel seminterrato, dove avevo allestito l’attrezzatura, e stavamo suonando. Era preciso alla batteria! Quando prese il basso, cercò di abbinarlo e dissi, “Aspetta, lascia che ti mostri qualcosa, amico.” Gli ho insegnato molto sul basso, sulla chitarra e a usare il falsetto.

Brownmark (1981-1986) Ero in una band chiamata Fantasy, e quando i Family si sciolsero, il loro cantante, Randy Barber, passò ai Fantasy. Sonny T. si presentava ai nostri concerti e lo invitavamo a salire. Quando sedeva al suo basso uscivo tra il pubblico e ascoltavo la band. Il tipo era mostruoso!

Takumi (1997-2006) La più grande influenza che ebbe Prince al basso fu Sonny T.; lo ripeteva sempre. E ovviamente Larry Graham che era come una figura paterna.

Brownmark Prince veniva a vedermi suonare in giro per la città. Un giorno chiamò e mi chiese di fare un provino per la sua band. Tra me pensai, Sonny è il bassista più bravo in città -perché chiami me? Penso che fosse perché Sonny era più grande, faceva già le sue cose, ma io aveva appena compiuto 19 anni ed ero malleabile. Durante le prove Prince mi faceva lavorare sodo. La paura di non essere all’altezza mi portò a suonare a un livello completamente differente. Un sacco di volte gli davo il mio basso e dicevo, “Mostrami come lo faresti,” e lo faceva.

Josh Dunham (2005-10) Una volta chiesi a Prince di mostrarmi qualcosa al basso, e mi disse, “No,” e se ne andò (ride). Ma alle prove venne e disse, “Fammi vedere il basso,” e questo fu il suo modo di condividere le sue idee e il modo di suonare.

Rhonda Smith (1996-2009) E facevi meglio ad arrivarci alla svelta perché dal momento che gli usciva di bocca si era già portato all’idea successiva.

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Rhonda Smith in concerto nel 2013.

Dunham Quando sta suonando ti conviene afferrare!

Brownmark Prince ci ha insegnato a suonare davvero duramente perché nella sua musica quell’aggressività viene fuori. I nostri stili erano molto simili e quando andai con lui assorbii ciò che sapeva riguardo al basso.

John Blackwell (2000-13) Prince era uno dei bassisti più funky di sempre, e Brownmark era l’unico che poteva imitare tutto ciò che faceva Prince. In brani come “Pop Life,” non posso distinguere se sia Brown o Prince.

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John Blackwell nel 2013

Brownmark Compresi lo stile di Prince così bene che si adattò come un guanto. E dopo che registravamo lui andava e cambiava le cose, perciò molte volte non sapevo se fossi io o fosse lui.

Smith Quando ho ascoltato la prima volta il timbro del suo basso, aveva più frequenze medie di quelle a cui ero abituata. Ovviamente era accattivante e ne ero intimorita.

Dunham Prince era determinato a ottenere quel giusto timbro. Un giorno mi chiese, “Perché stai usando le manopole del basso sull’amplificatore e sul basso? Non te ne serve solo una?” Allora iniziai ad azzerare il basso sull’amplificatore e a controllare il mio timbro dalla chitarra basso. Sentivo tutte le note basse, ma non rimbombava, specialmente quando suonavamo in grandi stadi. Aveva molto senso.

Smith Il basso è una parte importante del suono di Prince, e lo è perché il 98% delle volte è Prince che suona il basso. Per suonare con lui devi essere in grado di imitare il suo stile. E preferiva che i bassisti usassero bassi a quattro corde.

Dunham Quando iniziai con lui avevo il mio Zamar 5 corde, ma voleva che suonassi un 4 corde. Rimasi il più a lungo possibile con il mio basso, ma poi capii che aveva ragione. Non puoi ottenere quel suono con nient’altro.

Andrew Gouché (2011-14) Ho provato a convincerlo a suonare il mio basso, ma non voleva toccarlo perché era un 6 corde. Quando mi unii alla band scherzò, “Perché devi avere tutte quelle corde? Il basso di Larry ha solo quattro corde.” E io gli dissi, “Beh, anche questo basso ha quelle quattro corde.” Ma quando lo colpii con quel basso Si bemolle in “Purple Rain” -accordai la mia 6° corda abbassata di un tono -si voltò e mi guardò tipo, “Ooooh, dannazione!” Lo amò.

Levi Seacer Jr (1987-91) La chitarra è il mio strumento principale, ma Prince mi ha insegnato come essere un bassista. All’inizio per me fu dura perché ero abituato agli assoli di chitarra, ma dovetti calmarmi -ero parte delle fondamenta della casa. Un mucchio di musicisti vogliono essere Stanley Clarke o Marcus Miller, ma questa cosa non trovava spazio nella nostra band. A meno che Prince non ti desse un assolo.

Josh Dunham e Gouché Era molto preciso riguardo ciò che voleva, specie rispetto ai suoi brani di successo, ma ognuno ha avuto un’opportunità per brillare. Si girava, ti indicava e diceva, “Vai!”

Seacer Durante le prove il bassista era accanto al charleston, e la coppia doveva stare un po’ più dietro al batterista, così ottieni quel tocco funky. Il chirarrista era un po’ in mezzo a quei due e il tastierista era in alto, aggiungendo colori. Prince era pignolo sul fatto che gli strumenti restassero nella loro area. E non gli dispiaceva ricominciare una parte sinché non la si sentisse correttamente.

Smith Chiamo “dirty funk” la tecnica del basso di Prince perché c’è trascuratezza nel modo in cui suonava ed è questo che gli dava il suo sound. E’ più carnoso, più sporco e più pieno. E’ una sensazione.

Tal Wilkenfeld (2009-10) A un certo punto Prince ha suonato il mio Sadowsky 4 corde, e suonava come uno strumento completamente differente. Si rafforzò la mia convinzione che il tono risiede nelle tue dita. Fui ispirato dal suo suono unico e potente.

Ida Nielsen (2010-16) Ciò che per me risalta nelle sue linee di basso è il ritmo e lo spazio. Non gli piacevano le note fantasma, così dovevi suonare tutto quanto super pulito, la qual cosa creava quel suono forte e compatto.

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Prince e Ida Nielsen

Gouché Odiava le note fantasma. Ero abituato a battere le corde per tenere il tempo, quasi come mettendo enfasi tra la seconda e quarta battuta in ciò che sto suonando, ma con lui ho dovuto imparare come non farlo.

Smith Parte dello stile di Prince è la magia di ciò che non c’è, del non riempire con linee di basso, note di polso, strappi o qualsiasi altra cosa, ogni spazio possibile.

Nielsen E non ho mai sentito nessuno che con un plettro potesse essere tanto funky come Prince.

Smith Come bassista usava il plettro molto bene. Quando la prima volta lo incontrai mi chiese se potessi suonare con uno.

Nielsen Ciò che chiamo la cifra stilistica di Prince è una linea di basso davvero compatta senza molte cose tranne un singolo strappo una volta ogni tanto, che arriva sempre nel punto esatto e che è super funky.

Seacer E’ uno stile di basso molto distintivo di Minneapolis, una cosa che chiamiamo “brontolio”. Tieni molto il ritmo e colpisci una nota ogni tanto. Se ascolti ciò che Prince suonava in “A Love Bizarre,” ci sono pochissime note, ma il funk è nel rombo della corda.

Gouché Il suo stile di basso era davvero legato alla grancassa, al rullante e al charleston. Ogni cosa colpiva su ciò che per lui era sempre importante.

Thompson Più che ogni altra cosa lo stile di Minneapolis riguarda la posizione della nota. Dinamiche e ritmo, e suonare compatto, sono le cose più importanti.

Smith Con canzoni come “777-9311” o “Let’s Work,” è molto importante rispettare le linee di basso e imparare come sono prima di abbellirle.

Dunham Suonavo tutto quello che voleva, ed era disponibile che aggiungessi qualcosa, se funzionava.

Alex AI Molto presto nella mia carriera lavorai con Sheila E, il che è stato un onore e Prince a volte si aggirava ai nostri concerti. Se stavi suonando qualcosa che lui aveva prodotto e specialmente se ci aveva suonato il basso, era meglio per te se conoscevi le tue parti -fine della storia. Prince ti prendeva lo strumento e ti mostrava la parte, e allo stesso tempo era sia intenso che illuminante.

Gouché La prima volta che richiese “Let’s Work,” sono arrivato a quattro battute prima che fermasse la band e mi dicesse, “Ascolta -se suoni la mia musica quantomeno imparala!” (Ride) Questo mi ha fatto lavorare più duramente, perché ho sempre voluto dare alla musica degli altri lo stesso rispetto che vorrei che si desse alla mia musica.

Smith La prima volta che l’ho incontrato non conoscevo bene il suo stile. Fortunatamente aveva abbastanza fiducia che potessi imparare qualsiasi cosa mi mostrasse. Era un grande insegnante.

Wilkenfeld Quando registravamo mi dava la libertà di esprimere la mia voce nelle sue canzoni, piuttosto che spiegarmi come o cosa voleva che suonassi. Su diversi brani creava una cornice per la mia parte di basso al fine di integrare ciò che stava facendo, quasi come una voce secondaria. Mi indicava e diceva, “Assolo di basso!” o, “Suona una melodia al basso!” Mi sentivo onorato e privilegiato per il fatto che non mi cercasse per essere una sua copia.

MonoNeon (2015-16) Prince mi ha permesso di essere me stesso. Vedeva i miei colori, vedeva il mio calzino sul basso, ascoltava il modo in cui suonavo e mi ha semplicemente accettato nel suo mondo. Mi ha dato una possibilità senza compromessi.

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MonoNeon in concerto nel 2019.

Nielsen A volte mi lasciava solo fare le mie cose e altre volte doveva essere esattamente come su disco. Se c’era una nuova canzone o un nuovo arrangiamento, o mi cantava la mia parte o mi prendeva il basso e me la mostrava.

Gouché Il primo giorno che arrivai a Paisley Park dissi, “Fammi solo sapere qualunque cosa vuoi che faccia.” Le sue esatte parole furono, “Fa le tue cose e se voglio qualcosa di specifico te lo dirò.” E fece così.

Smith La prima volta che facemmo “777-9311” suonò la parte di basso per mostrarmi come doveva essere fatta. Avevo già sentito ciò che aveva fatto sull’originale ma quando lo suonò, lo sapevo per certo, questa è una delle parti di basso di Prince che preferisco.

Thompson Amo “Alphabet Street.” Quella parte di basso è una bomba! Ci sono così tante canzoni dove il basso è a sangue freddo, come “America,” “She’s Always in My Hair,” e “Let’s Work.”

Dunham “Let’s Work!”

Seacer Quando stavamo organizzando il Lovesexy Tour, durante le prove stavo suonando “Alphabet Street” e Prince disse, “Ne hai fatto il 70%. Vai in studio, recupera la multitraccia e ascoltala sul serio.” Quando ascoltai soltanto il basso e la batteria pensai, “Oh mio dio!”

Nielsen Ci sono così tante fantastiche parti di basso di Prince, ma la mia preferita è decisamente “Alphabet Street.” Ha così tante meravigliose successioni di note che è quasi un assolo, ma non disturba il fluire della canzone. E’ incredibilmente funky!

MonoNeon Ho sempre amato la parte di basso di “D.M.S.R.”

Blackwell Una delle mie parti preferite da suonare con Prince era “The Everlasting Now,” da Rainbow Children. E “Ballad of Dorothy Parker” da Sign O the Times, “Let’s Work,” “Head” da Dirty Mind e “What Do U Want Me 2 Do” da Musicology.

Browmark Amo “Lady Cab Driver.” Si trattava solo di essere spensierati e di sentire quel ritmo.

Nielsen Non usavamo mai il metronomo perché Prince preferiva la sensibilità umana. I dischi che facemmo con 3rdEyeGirl erano tutti dal vivo e nella stessa stanza, sicché non potemmo sovraincidere. Questo ci teneva sicuramente sulle spine.

Wilkenfeld E’ stata la prima persona con cui registrai un nastro e non amava sovraincidere. Occasionalmente eri fortunato ad avere una possibilità. Questa esperienza mi ha insegnato a impegnarmi in qualsiasi cosa sto suonando in un dato momento.

MonoNeon La cosa che ho imparato da Prince solo guardandolo lavorare è come avere fiducia nelle proprie idee e ad andare avanti senza vergogna. Nel complesso suonando con Prince ho imparato come cogliere l’attimo, l’adesso, quando suono il basso.

Brownmark Prince mi ha insegnato a guardare fuori dagli schemi. Diceva, “Non guardare ciò che fanno gli altri, Mark. Tu come lo faresti? Fallo tuo!” Così è quello che iniziai a fare e gli piaceva.

Wilkenfeld Mi fece sedere e mi parlò per tre ore sul perché non dovevo firmare per una casa discografica che mi ricercava. Non voleva che la mia musica fosse compromessa o altro, ma che fosse guidata dalla creatività.

Alex AI Prince e io parlavamo sempre di affari. Voleva che sapessi che non dovevo limitarmi a suonare il basso sui dischi di altri. Credeva nelle mie capacità oltre al basso, la qual cosa per me significò molto. Musicalmente era il nostro John Lennon, il nostro Mozart, però era originale. Era un inesauribile pozzo di informazioni musicali.

Gouché Ho lavorato con chiunque e lui è il più forte con cui mi sia mai trovato. Quando ho visto la sua richiesta di eccellenza e la sua etica del lavoro, è stato allora che divenni un ammiratore. Non accettava niente meno che la perfezione, 24 ore su 24.

Cymone Avevamo l’atteggiamento del non fare prigionieri rispetto al modo con cui ci accostavamo a suonare, esibirci e a essere musicisti. Eravamo feroci. Questa è una cosa che mi mancherà -qualcuno che sapevo che condivideva questa mentalità.

Nielsen Dava sempre il 100% di se stesso. Amava così tanto fare musica, e lo potevi assolutamente sentire! Una canzone come “Purple Rain,” che doveva suonare così tante volte era sempre profondamente sentita e magica. E anche per noi musicisti.

Dunham Ogni volta che faceva un assolo, era come ascoltarlo per la prima volta. Era nuovo. Mi ha insegnato che non ci sono limiti.

Nielsen Tutto è possibile. Spingeva tutti noi oltre ciò che credavamo essere le nostre abilità. E mi ha insegnato come suonare la chitarra!

Gouché Prince voleva proprio gettarti nel fuoco. Ida non suonava la chitarra prima di entrare nella band, ma la osservavo divenire molto abile.

Seacer Voleva che tutti fossero creativi e facessero il meglio che potessero. Sto cercando di far continuare ad avanzare la musica, perché questo è ciò che Prince avrebbe voluto.

Alex AI L’ultima volta che parlai con lui fu molto intenso. Riguardava il lasciare alle spalle i risultati musicali e di affari del passato per procedere e abbracciare il futuro della musica -come suonerà e come possiamo contribuire ad essa. Sono eternamente grato per come mi ha ispirato rispetto al basso e per ciò che ho imparato sul consiglio di amministrazione del business musicale. E’ stato il mio definitivo mentore. Mi mancherà profondamente.

Nielsen Ho imparato così tanto da lui. Era un genio e un musicista così incredibilmente dotato. E mi sento così fortunata ad essere stata in prima fila e ad averlo visto al lavoro. Farò del mio meglio per onorarlo mantenendo alto il livello.

Thompson L’utlima volta che lo vidi, al Bunker di Minneapolis, gli dissi, “Amico, ti voglio bene sino alla fine del tempo.” Lui disse, “Ti voglio bene anch’io ,Sonny.” Questa è l’ultima cosa che sono riuscito a dirgli. Quando ho saputo che era morto non sono riuscito a fare niente per due settimane. E’ ancora molto difficile. Ma devo andare avanti.

Smith Essere membro della New Power Generation era come entrare nelle Forze Speciali anziché andare nell’Esercito regolare in Marina o nei Marines.

Prince era un perfezionista in un mondo dove la perfezione non esiste. Era un fantastico amico e sono davvero fortunata ad aver lavorato con lui. Avrò sempre il cuore spezzato per la sua perdita.

IL TESORO DI PRINCE

André Cymone fu il primo bassista di Prince e il suo basso Fender Jazz degli anni ’70 è finito su molti dei primi demo e album di Prince. Il basso Chuck Orr dello stesso periodo ha pure avuto una vita altrettanto attiva. Per il primo spettacolo da solista di Prince, nel 1979, Cymone suonò il basso che fungerà più tardi ad ispirare la “cloud guitar” di Prince, fabbricata dal liutaio Dave Rusan. Prince possedeva anche un Guild Pilot e un Alembic Spoiler come quello preferito dal bassista Brownmark nei Revolution.

Durante la fine degli anni ’80 suonò un caratteristico basso prodotto dal luitaio tedesco Jerry Auerswald. Quando nel novembre del 1999 apparse sulla copertina di BP sfoggiò un personalizzato Lakland nero con la paletta a forma di pugno. Takumi, il tecnico di Prince dal 1997 al 2006, ricorda che Prince usava anche un Ibanez Ergodyne dorato oltre ai bassi Fender Jazz viola e rossi, entrambi con finiture viola.

“Prince iniziò a usare i bassi Jazz dal 2000, ma in studio ha sempre avuto il suo Warwick Thumb ‘Eye’ bianco. Questo era il suo preferito,” dice Takumi. La sua collezione includeva anche una chitarra basso acustica Warwick Alien senza tasti e un Warwick Thumb 5 senza tasti usato raramente e la maggior parte dei suoi bassi avevano corde DR a scartamento normale. Sebbene Prince possedesse molti amplificatori suonava sia chiatarra che basso con il suo Mesa/Boogie Heartbreaker 2×12 combo. Prince metteva anche i piedi su alcuni effetti per basso EBS dopo essere stato presentato ai prodotti della compagnia da Rhonda Smith.

Evan Bovee, che fu tecnico per Prince nel 2014-15, rammenta che Prince amava un basso nero Fender American Standard Jazz 2002. Aveva anche un Ritter Roya nero e platino personalizzato simile al 4 corde di Josh Dunham. “Era innamorato di quel basso,” ricorda Dunham. Nei suoi ultimi anni su palco Prince suonava principalmente i bassi di Ida Nielsen, che includevano un Sandberg California VM4 Masterpiece, un Danelectron Longhorn e un Fender Jazz degli anni ’70. “Si prendeva sempre un momento nello spettacolo per avvicinarsi e fare scambio con Ida,” dice Bovee. “Si può dire che amava suonare ogni strumento -non per mostrare soltanto le sue abilità, ma proprio perché amava fare musica.”

“Era un magnifico bassista,” dice Takumi. “La gente non gliene dà merito perché non sono riusciti a vederlo suonare così tanto, ma ora che non c’è più sono sicuro che lo vedrete suonare meravigliosamente il basso su molti più video su YouTube.”

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