Italian Songbook Vol.2 di Morgan

26 gennaio 2012
Malgrado la mia passione per la musica sia infinita, non sono un grande frequentatore di concerti. Con certezza, però, credo che uno dei migliori mai ascoltato fu quello di Morgan allo Zythum di Milano del 27 febbraio 2010. Morgan possiede una capacità di analisi non comune. Ascolta, spezza le note in tanti campioni che poi rimette assieme secondo il suo gusto. Lavora freneticamente. Sul palco fuma e beve. Sembra scendere da una Time Machine proveniente dagli anni settanta.
In questi giorni è uscito il suo nuovo lavoro Italian Songbook Vol.2. in cui, nuovamente, Morgan preferisce dare largo spazio ai brani di altri. Il risultato è un lavoro complicato. Al primo ascolto si è sballottati tra diverse armonie e progressioni che arrivano dagli anni sessanta, settanta e ottanta 90 100 1000, per giungere attraverso il mix di Morgan stesso ai giorni nostri. Al secondo ascolto si è (s)travolti: Morgan sembra cercare solo e soltanto un gioco di stile. Più le cose sono cattive e difficili, più lui gode. Mescolando malinconia e depressione. Suicidi. Giochi infantili da film horror.

Per dimostrare cosa?

Nell’inferno ricostruito da Morgan, dopo l’anacronistica e techno Il Gioco Del Cavallo a Dondolo si sbuca nel purgatorio del brano Abbracciami. Qui Morgan somma parola su parole, ma cambiando l’ordine dei fattori il risultato cambia. Il brano di Morgan se ne va su diversi livelli. Ogni ascolto, l’arrangiamento ha un tratto diverso e si gode. Sembra un corno quello che guida all’interno di questi 4 minuti e 35 secondi di armonie non scritte. Il futuro è il passato, riveduto e corretto, non ce l’hanno mai detto. Morgan lo sa però.
Ma subito dopo si ritorna nei giochi che Morgan registra solo (forse) per portare alla fine del cd l’ascoltatore, che non vede l’ora di tornare almeno tra le braccia di Marianne. Sembra invece superflua la presenza di Parla Più Piano e di Io Che Non Vivo, sia in italiano che in inglese: un salto nel passato della musica italiana che vogliamo dimenticare. Neppure la Ventura lo potrebbe apprezzare.
Per fortuna, Morgan si ricorda di avere incrociato qualche musicista nel suo periodo Xfactoriano e da lì si porta i bravissimi Cluster che nella super depressa – ma affascinante – Si Può Morire (ossessiva compulsiva) meritano un Grammy. Morgan sa di musica, sa di vino e sa com’è il giro del fumo. Bravo! Se vuoi farci star male, buttati tra le braccia dei ragazzi genovesi.
C’è da dire, che il cd è suonato da dio, registrato perfettamente, con lui che arrangia pazzamente tutto; riempie gli spazi, non lascia nulla al caso. Mix e mischia e fischia. Ma c’è quel qualcosa nel Morgan autore, che mi sfugge: lui cerca, ricerca, stracerca qualcosa, ma io finisco di ascoltare il suo cd (che ho acquistato e non scaricato) senza capire bene da che parte sono partito e dove sono alla fine.
Ho grande simpatia per Morgan, è mio coetaneo, è cresciuto dalle mie parti, su tante cose la penso come lui (vederlo mi ricorda decine di amici che ho perso di vista), ma questa volta non riesco ad essere generoso. Morgan deve mollare Castoldi e lasciare che Marco si riprenda la voglia di scrivere qualcosa di suo.
Dalla testa ai piedi.
Echissenefrega della Sony.
Grazie a tutti quelli che arrivano qui da http://ilfumarcomorgan.forumfree.it/
Grazie a Taccuino di una Marziana che ha riportato la mia recensione qui.

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